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ELEZIONI 25 Gennaio Gen 2015 0800 25 gennaio 2015

Grecia, guida alle elezioni

Syriza verso la vittoria. Tsipras vuole rinegoziare il debito. Il rischio? Perdere i fondi di Ue e Bce. Urne aperte fino alle 19. I risultati in diretta.

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La sera del 25 gennaio la Grecia cambia. E forse, sostiene Alexis Tsipras, cambia anche l'Europa.
I cittadini ellenici sono chiamati al voto per la terza volta dallo scoppio della crisi del debito del 2010. Questa volta però in gioco c'è una svolta netta nelle politiche di austerity seguite finora dai governi che si sono susseguiti alla guida del Paese.
IL PREZZO DEL SALVATAGGIO. Per ripagare il salvataggio da 240 miliardi concesso da Ue e Bce e Fmi (di cui una quota di oltre 20 miliardi pagata anche dall'Italia), Atene ha dovuto seguire una tabella di riforme, privatizzazioni e soprattutto di tagli che hanno investito più la spesa sociale degli sprechi.
I conti, agli occhi degli esperti della Commissione di Bruxelles, sono tornati a essere sostenibili. Ma in quattro anni il Paese è sprofondato in un abisso sociale: la disoccupazione è ancora al 25% (al 50% tra i giovani), il welfare è stato ridotto di una quota pari a oltre il 10% del Pil, circa 150 mila persone sono state licenziate per assicurare risparmi nel settore pubblico e chi ha mantenuto un lavoro si è visto decurtare salario come la pensione.
LA SCOMMESSA SU TSIPRAS. Di fronte a una agenda politica apparentemente immodificabile, le speranze dei greci si sono riversate su Syriza, la formazione di sinistra guidata da Alexis Tsipras che promette lo stop all'austerity e l'inizio di una nuova fase di investimenti per portare il Paese alla ripresa reale.
Il primo ministro Antonis Samaras, leader del centrodestra di Nea Demokratia, sostiene che una vittoria di Tsipras allontanerà Atene dall'uscita dalla crisi. Ma i sondaggi dicono che la maggioranza dei greci non la pensa come lui.

1. I sondaggi: Tsipras verso la vittoria, ma non potrà governare da solo

Alexis Tsipras, leader di Syriza (Imagoeconomica).

Il sistema elettorale greco è proporzionale, con una soglia di sbarramento del 3%. Ma prevede un premio di maggioranza di 50 parlamentari per il partito che prende anche un solo voto in più degli altri.
Per avere la maggioranza assoluta, cioè 150 seggi sui 300 del parlamento greco, una formazione politica dovrebbe ottenere tra il 36% e il 40% dei consensi.
Una volta ufficializzati i risultati del voto, il leader del partito che ha ottenuto più consensi viene incaricato di formare un governo. Se l'incaricato non riuscisse (Tsipras rinunciò già una volta nel 2012), l'incarico passerebbe al secondo partito.
SYRIZA VINCE MA NON SBANCA. Tutti i sondaggi danno Syriza in vantaggio. Secondo uno studio di Ig markets che prende in esame le ultime 13 ricerche d'opinione sul voto, la sinistra di Tsipras è destinata a un'ampia vittoria, con il 34,8%, una soglia tuttavia che non permetterebbe al partito di governare da solo. Dietro a Syriza, si piazzano i conservatori di Nea Demokratia del premier Samaras.
A questo punto, per governare Tsipras dovrebbe cercare un accordo con un'altra forza politica. Disponibile a un'alleanza è il partito socialista greco, Pasok, ridotto a brandelli dalla crisi economica e politica che ha investito il Paese e dato tra il 4 e il 10%.
INCOGNITA ALBA DORATA. Ma più probabilmente l'ago della bilancia sarà Potami (Il Fiume), la nuova formazione di centrosinistra fondata dall'ex giornalista Stavros Theodorakis, che potrebbe conquistare attorno al 6% delle preferenze.
Il nuovo parlamento greco rischia di rivedere anche l'ingresso dei parlamentari di Alba Dorata: nonostante i suoi leader siano in carcere e l'organizzazione sia stata equiparata da diverse inchieste a una rete criminale, il partito neonazista è dato attorno al 6,2%, poco meno dell'ultima tornata elettorale del 2012.

2. Il programma di Syriza: Alexis scommette sui poveri

«Change Greece, Change Europe», lo slogan di Syriza sui cartelli dell'ultimo comizio (Ansa).

La forza di Tsipras sta nell'essere divenuto il simbolo di un'Europa diversa da quella che finora si è affermata nei Paesi della crisi.
Solitamente un'Europa di grandi coalizioni e programmi di austerity concordati con la Commissione.
Syriza, nata nel 2004 come alleanza tra piccole formazioni radicali, è diventato partito nel 2012, ma finora non ha mai ricoperto ruoli di governo e non si è quindi nemmeno sporcata le mani con la crisi.
BLOCCO DEI MUTUI E TASSE AI RICCHI. Il suo programma annunciato a settembre è stato pensato sul 10% dei cittadini più poveri del Paese. In concreto promette di: aumentare il reddito minimo a 750 euro al mese, reintrodurre la tredicesima per i pensionati, imporre una moratoria sui mutui delle famiglie in difficoltà ponendo un tetto ai pagamenti degli interessi attorno al 30% del reddito disponibile. Propone modalità più semplici di ristrutturazione dei debiti con le banche private, il riallacciamento dell'energia elettrica alle 300 mila famiglie meno abbienti del Paese e l'offerta di assistenza sanitaria a chi non ce l'ha, cioè i disoccupati senza assicurazione. Infine prevede un piano per dare case ai senzatetto.
TSIPRAS VUOLE RINEGOZIARE I DEBITI. Il programma si finanzierebbe con un'aliquota fiscale del 75% sui redditi più alti, superiori ai 500 mila euro l'anno.
Ma è soprattutto ai conti pubblici che guarda il leader progressista. Tsipras non punta a rompere con l'Ue, ma a rinegoziare i debiti di Atene e sospendere temporaneamente il pagamento degli interessi (22 miliardi per il 2015) dovuti ai creditori della Troika. Syriza chiede una conferenza internazionale su Atene, sul modello, ironia della sorte, di quella organizzata per la Germania dopo la Seconda guerra mondiale.
«L'AUSTERITY NON È NEI TRATTATI». Per ottenere aperture dagli alleati europei, il leader della sinistra ellenica si è schierato a favore di un aumento del piano di investimenti della Commissione Ue e anche del famoso scorporo degli investimenti dal conteggio del debito, su cui tanto ha puntato anche il governo italiano di Matteo Renzi.
Dopo essere stato duramente attaccato dalle colonne del Financial Times, Tsipras ha assicurato che la Grecia manterrà gli impegni sulle regole di bilancio e il deficit, e tutti «gli obblighi che derivano dalla partecipazione della Grecia alle istituzioni europee». «Ma l'austerità», ha aggiunto, «non fa parte dei trattati di fondazione dell'Ue».

3. Le opposizioni: Samaras guida il fronte anti-Tsipras

Il primo ministro greco Antonis Samaras con l'ex premier italiano Mario Monti (Imagoeconomica).

Tsipras, la svolta, contro Samaras, la stabilità. Il programma di Nea Demokratia prevede l'abolizione dell'imposta sulla casa e anche la riduzione delle tasse sulle imprese di nove punti percentuali. Samaras ha promesso anche nuovi posti di lavoro e lo stop ai tagli (finora molto pesanti) a stipendi e pensioni.
Ma l'opposizione tra i due partiti si è giocata più che sulle proposte sull'adesione di principio all'austerity. «Solo continuando con le nostre politiche c'è la garanzia che entreremo a far parte del programma» della Bce per l'acquisto di titoli, ha spiegato il premier, «mentre le posizioni dell'opposizione ci terranno fuori».
CAMPAGNA ELETTORALE INFUOCATA. La campagna elettorale è stata infuocata. Samaras dal palco di un comizio a Salonicco ha accusato Syriza di «voler allontanare dalla Grecia gli investitori stranieri» e ha paragonato il suo programma alle nazionalizzazioni di Venezuela e Corea del Nord.
A Syriza si rimprovera un programma ideologico, la mancanza di esperienza di governo, una classe dirigente fatta di una galassia di esponenti di piccoli partiti radicali e soprattutto la lontananza dagli ambienti dei mercati internazionali.
L'INVASIONE DI CAMPO DI JUNCKER. Se Tsipras ha come alleati gli indignados di Podemos e i partiti della sinistra europea, Samaras ha sostenitori a Bruxelles e a Londra capaci di agitare da posizioni autorevoli lo spauracchio della crisi economica.
Lo stesso presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker con una vera e propria invasione di campo ha dichiarato di «preferire i volti noti» e di sperare che i greci votino «in modo responsabile».
Syriza, ha scritto il Ft, è «una collezione dissonante di marxisti dogmatici, fan di Che Guevara duri a morire, fuoriusciti dal Pasok e così via». Mentre proprio Evangelos Venizelos, il leader dei socialisti a cui Syriza ha dragato tanti consensi, ha chiamato Tsipras «Harry Potter», salvo poi porgli la mano per un'alleanza.

4. Le incognite: assistenza della Troika e declassamento

Il Partenone sull'Acropoli di Atene (Imagoeconomica).

Le maggiori incognite, però, vengono dall'economia. La Grecia sulla carta ha riagguantato la crescita: il Pil infatti è aumentato dello 0,7% nel 2014 e dovrebbe accelerare a +2,9% nel 2015. Ma l'economia reale, il lavoro, la vita quotidiana dei cittadini greci hanno altri numeri e raccontano un'altra storia.
Un ragazzo su due non ha un'occupazione, i senza lavoro sono il 26% della popolazione: praticamente 3 milioni di persone.
SERVONO 7 MILIARDI. Le casse pubbliche hanno bisogno ancora di 7 miliardi per evitare il fallimento. Il programma di finanziamento della Troika è scaduto ufficialmente a fine dicembre. Ma il governo ha chiesto e ottenuto la sua estensione fino alla fine di febbraio e l'apertura di una eventuale nuova linea di credito.
Nel caso in cui Tsipras diventasse premier, il nuovo esecutivo partirebbe dunque con una tagliola virtuale sulla testa.
PROGRAMMA DI ACQUISTO CONDIZIONATO. Inoltre anche se il quantitative easing annunciato della Banca centrale europea potrebbe aiutare la sinistra greca, il programma di acquisto dei bond di Atene è legato a due condizioni: che la Grecia rimanga nel programma di assistenza della Troika e soprattutto che il suo debito sovrano non venga declassato. Secondo molti i negoziati con Bruxelles sono stati avviati ben prima della data delle elezioni.
RISCHI SU BANCHE E DEBITO. Tuttavia, la paura del voto ha già fatto sentire i primi effetti. Il problema più urgente è la liquidità delle banche private elleniche. Nelle settimane precedenti alle elezioni, è iniziata infatti la corsa allo sportello. Secondo fonti Ue, citate da Reuters, i correntisti greci ritirano i loro depositi con un ritmo di 60 milioni di euro al giorno.
Il rischo di un contagio agli altri Paesi Ue è stato largamente sterilizzato. Oggi il 90% del debito greco è in mano allo Stato, mentre il 10% - pari a circa 35 miliardi - è in fondi privati che potrebbero speculare sul risultato politico.
Ma altri dati risultano ancora più pericolosi per Tsipras. Le ultime aste di titoli ellenici sono andate a vuoto. E l'agenzia Fitch ha rivisto l'outlook sul debito greco da positivo a negativo. Se le agenzie finanziarie rispondessero male al voto, la Bce potrebbe non aprire i rubinetti. Il leader di Syriza, tuttavia, sembra deciso a voler cacciare lo spauracchio. «La paura». ha dichiarato dal palco del suo ultimo comizio, «è finita».

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