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INTERVISTA 26 Gennaio Gen 2015 1538 26 gennaio 2015

Grecia, Piedrafita: Tsipras con Anel? È stato un errore

Poteva cambiare l'Ue assieme ai moderati. Invece Syriza ha scelto la destra. L'analista Piedrafita: «Un salto nel vuoto. Troppi estremismi. Mercati a rischio».

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da Bruxelles

Il volto dell'Europa è cambiato. E almeno in questi giorni ha quello di Alexis Tsipras.
A 40 anni è il più giovane leader della storia della Grecia e il primo che porta al potere un partito di estrema sinistra, Syriza.
Ora dovrà guidare un Paese nel caos, dal 2010 nelle mani dei creditori stranieri e sottoposto a una serie di misure di austerity che hanno messo in ginocchio la maggior parte della popolazione.
E contro le quali Tsipras ha deciso di opporsi perché «l'austerità non fa parte dei Trattati di fondazione dell'Ue».
Con il voto del 25 gennaio, la Grecia ha deciso quindi di sfidare la Troika, il programma di salvataggio voluto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea (Bce) e il Fondo monetario internazionale (Fmi).
«INFLUENZERÀ L'EUROPA». Il risultato apre quindi una nuova era nella politica greca «e influenzerà il resto d'Europa, costringendola a riflettere sulle politiche decise finora per uscire dalla crisi», dice a Lettera43.it Sonia Piedrafita, analista politica del think tank Ceps di Bruxelles diretto da Daniel Gros.
Se però sinora il successo di Syriza «era visto con una certa positività, perché si sperava che una volta arrivato al governo non avrebbe preso posizioni tanto radicali, ma avrebbe comunque fatto accordi con le istituzioni europee e le altre organizzazioni internazionali», a urne chiuse, osserva Piedrafita, «la situazione è già nettamente cambiata».

Sonia Piedrafita, analista politica del think tank Ceps di Bruxelles.

DOMANDA. Nonostante il successo elettorale, Syriza non ha ottenuto la maggioranza assoluta e dovrà quindi cercare un alleato: una vittoria di Pirro?
RISPOSTA. Il problema è proprio questo. Cercherà di fare una coalizione con i Greci indipendenti (Anel), un partito estremista, di destra, anti-europeo, anti-austerità e più euroscettico di Syriza. E questo non ha mandato un segnale positivo ai mercati, che iniziano a mostrare crescenti preoccupazioni.
D. Una scelta sbagliata?
R.
Sì, se Syriza voleva provare a modificare le politiche dell'Ue trovando un accordo con le istituzioni comunitarie, forse avrebbe avuto più successo alleandosi con un partito un po' più moderato.
D. Per esempio?
R.
Il partito di centrosinistra To Potami (il Fiume), europeista, poteva essere il giusto compromesso. Una scelta che anche dai mercati sarebbe stata letta come un segno di maggiore moderazione.
D. Invece con Anel cosa può succedere?
R.
Sarà vista come l'esatto contrario. E sarà tutto ancora più incerto di prima. L'unica certezza è che Syriza starà al governo.
D. Ma Tsipras nel suo discorso dopo il voto ha detto che «il governo greco è pronto a collaborare per una vera nuova soluzione, per far ritornare la Grecia e l’Europa alla stabilità».
R.
Sì, anche prima delle elezioni aveva fatto un discorso molto moderato cercando di rassicurare tutti i greci pro europei e che vogliono rimanere nell'euro. E questo aveva fatto pensare alla possibilità che una volta arrivato al governo avrebbe cercato di negoziare una soluzione con l'Ue. Ma con i Greci indipendenti tutto va nella direzione contraria.
D. La vittoria di Syriza, quindi, è un salto nel vuoto?
R.
No, più che altro nell'incertezza. Syriza ha fatto molte promesse anche sulle questioni nazionali. Ma mi pare difficile possano essere realizzate.
D. La prima è quella sul debito, che il Ppe europeo ha già tacciato come parole al vento.
R.
Se Tsipras riuscisse a posticipare il pagamento del debito, non starebbe facendo niente di nuovo rispetto al precedente governo.
D. Ma infatti Tsipras non dice di rinegoziarlo.
R.
Sì, ma la ristrutturazione del debito, intesa da Syriza come non pagarne una parte, è impossibile.
D. Perché?
R.
Il debito è con i governi di altri Stati, come Spagna, Francia, Italia. Quindi che cosa fa Tsipras, decide di non restituire i soldi a dei Paesi che hanno già le loro difficoltà finanziarie da affrontare?
D. Il modello è la cancellazione del debito come accadde a quello della Germania dopo la Seconda guerra mondiale
R.
Sì, ma allora non esisteva un'unione monetaria: c'era stata una guerra, la situazione economica era completamente differente. Non pagare oggi il debito avrebbe ripercussioni finanziarie di dimensioni considerabili non solo in Grecia, ma in tutta l'Eurozona. Quindi non penso che la proposta sia molto realista.
D. Eppure c'è chi vede nella vittoria di Syriza la possibilità di «far trionfare l'Europa della crescita, dell'occupazione e della solidarietà», ha detto il francese Philip Cordery, segretario generale del partito socialista europeo.
R.
Poteva essere una possibilità, ma dal momento in cui Syriza sta valutando la possibilità di formare un governo di coalizione con l'estrema destra, che è molto simile al Front national di Marine Le Pen, la parte francese del partito socialista non può più usare questa vittoria a suo beneficio.
D. E gli italiani del Partito democratico?
R.
Idem. Ci sarebbe potuta essere un'intesa su alcuni punti come la crescita, la disciplina fiscale, le politiche sociali. Ma dopo l'alleanza con Anel tutto è sospeso.
D. In Spagna i socialisti erano già esclusi, ma c'è Podemos.
R.
Forse non avranno neanche l'appoggio di Podemos perché, dopo aver esultato per la vittoria di Syriza, appena hanno capito che c'era la possibilità di formare un governo con Anel hanno iniziato a prendere le distanze e dire che Syriza è una caso differente dal loro.
D. Insomma 'Je suis Syriza' non funziona?
R.
No, le cose cambiano, anzi sono già cambiate. I governi socialisti di Francia e Italia avrebbero avuto con un governo Syriza un po' moderato una valvola di sfogo per i loro problemi.
D. Invece è andata male?
R.
Sì: se il nuovo governo greco sarà più radicale da questa vittoria non avranno benefici, ma solo problemi.
D. Senza considerare che in Grecia i neonazisti di Alba dorata hanno raggiunto il terzo posto.
R.
La cosa più importante di queste elezioni è proprio questa: hanno dimostrato che a livello nazionale la politica si sta polarizzando, sta arrivando agli estremi.
D. E il riflesso nell'Ue qual è?
R.
Che anche la politica a livello europeo si sta radicalizzando in due fazioni: debitori e creditori. E questo è un problema molto profondo, difficile da risolvere.
D. Quali sono i rischi immediati?
R.
Che un futuro piano di salvataggio per la Grecia fallisca, perché i cittadini degli Stati membri creditori non vogliono più mandare altri soldi a un Paese che decide di non pagare i debiti contratti dal governo precedente.
D. L'idea di formare una «coalizione europea forte» proposta dal presidente dell'S&D Gianni Pittella è quindi difficile da realizzare?
R.
Penso che Pittella parlasse di una coalizione in maniera allegorica, nel senso che se hai tanti governi di sinistra nel Consiglio Ue è più facile essere flessibili con le regole adottate sinora in termini di disciplina fiscale.
D. Su questo Tsipras potrebbe essere ancora un alleato europeo valido?
R.
Sì, ma ora più che avere un altro governo di sinistra il problema potrebbe essere avere un governo più radicale. E questo non va a beneficio dei governi socialisti.
D. Il risultato catastrofico del partito socialista greco Pasok è solo la punta dell'iceberg?
R.
In Europa con la crisi i principali partiti hanno sofferto tanto, e quelli che prima erano marginali ne hanno beneficiato basando il loro programma sull'opposizione alla politica tradizionale ritenuta responsabile della crisi. In Spagna e Grecia questi partiti più radicali sono di sinistra e quindi quelli che stanno soffrendo di più sono i partiti socialisti, perché è a loro che hanno portato via i voti. In Francia invece c'è il Front national ed è la destra tradizionale a perdere.
D. Qual è il pericolo comune?
R.
Avere una società radicalizzata e polarizzata non è mai positivo in termini democratici, nel senso che i cittadini sono sempre più scontenti e appoggiano partiti con posizioni più critiche rispetto a come l'Ue funzionava.
D. C'è da avere paura?
R.
Leggere questo cambiamento con paura è una scelta soggettiva. Se sarà positivo o negativo, bisogna ancora vederlo.

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