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RETROSCENA 26 Gennaio Gen 2015 1137 26 gennaio 2015

Grecia: Tsipras e Merkel, prove di intesa

Pubblicamente si punzecchiano. Ma dietro le quinte lavorano a un accordo. Stampa tedesca sicura: «Non sarà scontro». Berlino apre sugli aiuti ad Atene.

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da Berlino

C'è un Alexis Tsipras sorridente anche a Berlino.
Il suo volto è appeso da qualche settimana sulla facciata della sede della Linke, il partito della sinistra radicale tedesca alleato di Syriza al parlamento europeo. Così sospeso in aria, il nuovo leader greco guarda bonariamente i passanti che camminano infagottati sulla Rosa Luxemburg Platz, a due passi dalla torre della tivù di Alexanderplatz.
Ha uno sguardo tranquillo, sprezzante del clima grigio che avvolge la capitale reale dell'Europa dell'austerity e sembrerebbe promettere una ventata di mite tepore mediterraneo anche ai tedeschi che passano di sotto.
IL WSJ PARLA DI «DOPPIO COLPO» AD ANGELA. In realtà, a leggere i giornali tedeschi del giorno dopo, si ritrova più gente sorridente di quanto fosse lecito aspettarsi. Effetto sberla? Dalla lontana America, il Wall Street Journal titola il suo articolo d'analisi con un eloquente «doppio colpo alla leadership tedesca», sommando la vittoria anti-Troika di Tsipras alle misure anti-austerity prese da Mario Draghi tre giorni prima: un doppio gancio che avrebbe messo al tappeto Angela Merkel.
Le cose stanno probabilmente in maniera meno folkloristica: non è un mistero che il governo tedesco abbia steso già da settimane una fitta rete di mediatori verso i responsabili di Syriza, così come hanno fatto i funzionari della Bce e dell'Ue.
IL DIALOGO DIETRO LE SCHERMAGLIE. Il risultato elettorale era dato abbondantemente per scontato a Berlino e solo chi è a digiuno degli arcana imperii della politica, cioè di quel complesso di norme non scritte ma eterne che regola la vita dei pubblici poteri, poteva immaginare che dietro le schermaglie propagandistiche non ci fosse il filo rosso del dialogo.
A mantenere le posizioni di facciata bastano le dichiarazioni all'unisono sul mantenimento dei patti dei peones della Grosse Koalition da un lato e gli strali di Tsipras dal palco contro le rigidità di Merkel e Schäuble dall'altro.

Germania e Grecia stanno già lavorando a un compromesso

Dietro le quinte, governo tedesco e futuro governo greco si parlano da tempo: il che non significa che non ci siano problemi e rischi che la trattativa sfugga di mano, anzi.
Ma le due parti conoscono a fondo le opinioni reciproche e si tenterà di trovare un compromesso.
E sul terreno del compromesso Angela Merkel, che media da sempre fra l'intransigenza degli imprenditori di casa e della Bundesbank e la vocazione europeista del mondo politico, ha quasi sempre buone carte da giocare.
LA STAMPA DÀ UNA CHANCE A TSIPRAS. Lo si è visto ancora ultimamente nel modo in cui Berlino ha abbozzato alle decisioni della Banca centrale europea, pur non condividendole.
Ed è comunque assai probabile che il governo tedesco si sfili dalla prima linea del confronto, lasciando le bocce (se non il pallino) in mano a Bce e Commissione europea.
Non è un caso, dunque, che la stampa tedesca, di qualità eppure solitamente generosa nell'interpretare gli interessi nazionali, abbia offerto all'indomani del voto di Atene commenti più pacati, lasciando agli strali della popolare Bild il compito di solleticare la pancia arrabbiata e spaventata della Germania.
«ATENE NON ARRIVERÀ ALLO SCONTRO». Lo Spiegel ha osservato come «Tsipras si sia guadagnato la chance di provare a rimettere in moto il suo Paese» e che la vittoria di Syriza «rappresenti di fatto la resa dei conti con la vecchia élite politica greca».
Nea Dimokratia e Pasok, i due partiti storici che hanno alternativamente governato la Grecia portandola al tracollo finanziario, sono stati sconfitti e «politici e pubblicisti tedeschi dovrebbero spiegare il paradosso secondo il quale, solo un'alleanza tra di loro avrebbe potuto portare Atene fuori dalla crisi».
Un punto di sorprendente convergenza con la conservatrice Welt, che nel suo commento principale ha scritto: «Le promesse fatte da Tsipras in campagna elettorale, dal taglio del debito all'abbandono delle politiche di risparmio, sono pericolose per la stabilità dell'Eurozona, ma nessuno crede che il nuovo governo greco andrà allo scontro con i creditori internazionali».
«LA NECESSITÀ RENDE RIFORMISTI». Semmai è possibile sperare in un nuovo paradosso, l'uomo che ha ottenuto un così vasto consenso popolare può essere l'unico in grado di implementare le riforme che servono al Paese per rilanciarsi: «Quel che può trasformare Tsipras in un insospettato riformista è la semplice necessità».
Più attendista la Frankfurter Allgemeine Zeitung che, pur evitando toni catastrofici, ha ricordato come le simulazioni del governo tedesco abbiano dimostrato che «l'Eurozona sia oggi in grado di affrontare con danni limitati un'eventuale uscita della Grecia dall'euro» e che «anche il nuovo premier greco, per attuare parte delle sue politiche, non potrà sfuggire alla dipendenza dal credito internazionale, sia esso dell'Ue o dei mercati». Una strettoia: «Tsipras si è guadagnato la scelta fra il compromesso con la Troika e una bancarotta di Stato che trascinerebbe il suo Paese in un abisso più profondo».

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