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CORSA AL COLLE 26 Gennaio Gen 2015 0951 26 gennaio 2015

Quirinale, Renzi: «Scheda bianca alle prime tre votazioni»

Il premier ai suoi: «Proporrò un nome secco». Padoan-Finocchiaro avanzano.

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La partita a scacchi per il colle è aperta. Per bocca di Matteo Renzi il Pd ha annunciato l'intenzione di scheda bianca nelle prime tre votazioni. Poi, la mattina di sabato 31 gennaio, al quarto e «decisivo» scrutinio, proverà a eleggere il suo candidato, nato da una condivisione anche con gli altri partiti. «Possiamo riscattare la figuraccia del 2013, che è stampata nel curriculum vitae di tutti», sono state le parole con cui il premier ha provarto a motivare e ricompattare i suoi. Ma se Stefano Fassina si è spinto a 'benedire' la ricerca di un accordo con FI, Pippo Civati con una lettera ha lanciato, in chiave 'Non Nazareno', la candidatura di Romano Prodi.
RENZI: «NOME SECCO, NO A UNA TERNA». In una partita ancora tutta da giocare, ricca di incognite e possibili intrecci, Renzi eserciterà fino in fondo il suo diritto a fare una proposta. «Farò un nome secco, non una terna», ha anticipato prima ai deputati, poi a senatori Pd che ha incontrato in mattinata. Dunque non una rosa di candidati tra cui far scegliere a Berlusconi e Alfano. Ma una proposta maturata dopo un confronto.
BERLUSCONI: SÌ ALLA SCHEDA BIANCA MA NO AI VETI. Ma se il Cav si è detto d'accordo sull'idea della scheda scheda bianca (e non dunque sul proporre il nome di Antonio Martino come ipotizzato da Fi nei giorni scorsi) ai primi tre scrutini per arrivare al momento chiave il 31, ad Arcore - dove l'ex capo del governo ha trascorso la giornata tra famiglia e incontri aziendale - non sembra invece essere piaciuta la proposta del «nome secco».
«Non poniamo nessun veto, ma non volgiamo neppure essere messi di fronte a veti», è la posizione espressa da Silvio Berlusconi a suoi.
Il Cav si prepara infatti ad entrare 'nel vivo' del negoziato per un «nome condiviso» per il Quirinale, con il Patto del Nazareno come punto fermo ma anche con la consapevolezza che, senza i voti di Fi e, complice anche il ritrovato asse con i centristi, difficilmente il Pd riuscirà ad eleggere il successore di Giorgio Napolitano al quarto scrutinio.
Il metodo caldeggiato da Renzi anche in Ncd non gode di buona stampa tanto che la portavoce Barbara Saltamartini si è schierata contro la proposta di un nome secco osservando: «Questo non è il congresso del Pd».
GRILLO CHIEDE I NOMI AI DEM MA PERDE ALTRI 10 PARLAMENTARI. A scavalcare il premier hanno invece provato Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che hanno a deputati e senatori Pd per chiedere loro di fare dei nomi da sottoporre on-line al voto degli iscritti al M5s. Ma, in quello che è un vero e proprio terremoto, perdono altri dieci parlamentari, che lasceranno il Movimento.
CONSULTAZIONI AL VIA. Il 26 gennaio è fissato un fitto calendario di consultazioni al Nazareno: è previsto che apra la delegazione centrista, che chiuda Fi e in mezzo tutti gli altri partiti, tranne M5s (un rifiuto «insensato», il loro, ha commentato Renzi).

Il premier ai parlamentari Pd: «Chi non condivide un nome lo dica apertamente»

Prima, però, viene il confronto e la condivisione dentro il Pd, ha confermatoo lo stesso Renzi incontrando i suoi parlamentari. Il premier è apparso conciliante ai deputati e senatori dem. Chi non condivide un nome «dovrà dirlo apertamente», ha detto. «Non scommetto sulla vostra fedeltà ma sulla vostra intelligenza», ha aggiunto: «Non faccio l'elogio del franco tiratore ma - vi stupirò - difendo il diritto di dissenso», un voto di coscienza, ha assicurato ai senatori.
CIVATI SPINGE PRODI COME «NON NAZARENO». Ma se Pippo Civati, assente all'incontro, gli ha fatto pervenire una lettera in cui candida Prodi come antidoto all'accordo con Berlusconi e ha messo in chiaro che nessuno si può permettere di porre «veti» né tantomeno di fare nomi «contro». La minoranza interna chiede a Renzi di fare un nome del Pd: un «politico» che sia «autonomo dal governo».
Alcune deputate invocano una donna. E il premier ha annuito: «È una anomalia che non ne sia mai stata eletta una. Verificheremo se c'è lo spazio per chiudere». Ma il percorso è pieno di incognite. Tant'è che il segretario ha ricordato che «anche Carlo Azeglio Ciampi ebbe 180 franchi tiratori e Francesco Cossiga 170». Ma poi ha ostentato ottimismo: il Pd può riscattare il fallimento del 2013.

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