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CONTROCORRENTE 27 Gennaio Gen 2015 0600 27 gennaio 2015

Colle, Renzi pensa a un candidato che non piace ai partiti

L'idea del premier: un nome inviso ai grandi elettori. Come Napolitano nel 2006. Mini consultazioni al via senza il M5s. Fassino, Veltroni e Finocchiaro in pole.

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Matteo Renzi.

Per vincere la delicatissima partita del Colle, Matteo Renzi ha solo due possibilità: indicare un nome che vada bene a tutti, oppure che li scontenti tutti.
Siccome la prima ipotesi sembra improbabile, al giovane premier allora non resta che provare a far ingoiare ai suoi fedelissimi, alla minoranza del Partito democratico, alle anime di Forza Italia e agli alleati di governo (Nuovo centrodestra, Area popolare e Scelta civica) una figura che abbia caratteristiche invise a tutti i grandi elettori.
COME NAPOLITANO 2006. Con il sistema del 'mal comune mezzo gaudio' fu eletto, per esempio, Giorgio Napolitano nel 2006.
L'ex presidente della Repubblica non godeva di grandi estimatori a sinistra per il suo passato migliorista, e nemmeno a destra riscuoteva troppe simpatie per la sua militanza nel Pci.
Ma il bene supremo del Paese e la situazione di sostanziale equilibrio tra le forze politiche determinata dal pareggio alle elezioni politiche convinsero i leader dell'epoca a puntare su un uomo politico di lungo corso, mai salito ai vertici di partito, che avesse contiguità con destra e sinistra.
Tradotto dal politichese, andava bene a tutti perché tutti, alla fine, trovarono di che mugugnare sul nome di Napolitano.
VIA ALLE CONSULTAZIONI. E da giovedì 29 gennaio potrebbe essere ancora questo il criterio principale con cui sarà scelto ed eletto il 12esimo capo dello Stato della storia repubblicana.
Intanto, dopo aver tenuto a rapporto i gruppi parlamentari dem di Camera e Senato, martedì 27 il premier ha intenzione di incontrare le delegazioni degli altri partiti nella sede nazionale del Pd.
Fitta la prima parte di mini-consultazioni in programma, con un tour de force da mezz'ora l'uno dalle 9.30 alle 14.30.
Poi una lunga pausa fino alle 19, quando a varcare la soglia del Nazareno saranno i rappresentanti di Forza Italia prima, e un'ora dopo quelli di Sinistra ecologia e libertà.
Come già annunciato da giorni, non vuole prendere parte ai bilaterali il Movimento 5 stelle. Aspetta un candidato ufficiale in parlamento.

Il segreto è custodito dai fedelissimi del 'Giglio magico'

Matteo Renzi e Graziano Delrio.

A Renzi il compito di dare le carte, fare i nomi, mettere in campo una strategia e alla fine fare una sintesi di tutti i desiderata delle forze politiche.
Stando ovviamente bene attento a non far scoprire i suoi. Ma quali siano i suoi desideri, questo il leader dem non lo ha mai rivelato pubblicamente.
A custodire il segreto è il 'Giglio magico' strettissimo, di cui fanno parte al massimo quattro persone: il fidatissimo braccio destro Luca Lotti, il braccio sinistro Maria Elena Boschi, la mente Graziano Delrio e l'amico e tesoriere Francesco Bonifazi.
INDIZI O DEPISTAGGI? Il quartetto mantiene il più stretto riserbo, e nemmeno sotto tortura si farebbe scappare anche il più piccolo degli indizi.
Ma qualcosa dal bunker di Palazzo Chigi comunque è trapelato, sebbene il dubbio che si tratti di chiacchiere, o peggio ancora di depistaggi, non può essere escluso.
A ogni modo, la rosa di papabili per il Quirinale che più spesso si sente pronunciare nei Palazzi della politica si è ormai ristretta a tre soli nomi, due uomini e una donna.
FASSINO CUORE COMUNISTA. Il primo è quello del sindaco di Torino, Piero Fassino, cuore comunista con una mente più socialdemocratica; renziano per vocazione, non creerebbe problemi a Berlusconi e Alfano e avrebbe buone entrature in Europa e nelle cancellerie di diversi Paesi occidentali.
VELTRONI PIACE A USA E UE. Il secondo è quello di Walter Veltroni, primo segretario del Pd, avversario plurisconfitto dal Cav ogni volta che si sono affrontati, pedigree comunista ma animo da democrat statunitense, apprezzato in Usa e in Ue, con buoni rapporti anche in Asia. E cosa più importante, renziano abbastanza convinto.
FINOCCHIARO NON INDIGESTA. Il terzo infine è quello di Anna Finocchiaro. Il curriculum della presidente della commissione Affari costituzionali parla da solo, al centrodestra non sarebbe indigesta, a livello internazionale avrebbe qualche piccola carenza, ma colmabile in pochi mesi. E ha stabilito un patto di non belligeranza con Renzi da quando è a Palazzo Chigi, di cui ha beneficiato soprattutto la giovane ministra Boschi.

Ma i rumor sconsigliano di puntare su una donna

Anna Finocchiaro (a sinistra) con il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Oltre il terzetto, e fino alla quarta votazione, nel toto-Quirinale restano ovviamente in gioco anche gli outsider.
Da Ignazio Visco a Sergio Mattarella, da Franco Bassanini a Roberta Pinotti, senza dimenticare Pietro Grasso, Laura Boldrini, Antonio Martino e gli intramontabili Giuliano Amato, Romano Prodi, Dario Franceschini e Paolo Gentiloni.
'Radiotransatlantico' sconsiglia però di puntare sul nome di una donna, dopo le indiscrezioni trapelate lunedì 26 al termine dell'incontro tra Renzi e i gruppi del Pd di Camera e Senato.
Il premier, conversando con alcuni deputati, avrebbe infatti escluso che ci possa essere lo spazio per trattare su una esponente femminile, ma che comunque ne parlerà ai suoi interlocutori durante le consultazioni.
PASSO FALSO FATALE. Insomma, il cerchio si stringe sempre di più per il giovane leader democratico, il cui futuro dipende anche da chi sarà il prossimo inquilino del Colle.
E sbagliare la partita sul presidente della Repubblica sarebbe un regalo troppo ghiotto per quelli che sperano di far fallire il patto del Nazareno e liberarsi di un avversario scomodo come Renzi.

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