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RETROSCENA 27 Gennaio Gen 2015 2140 27 gennaio 2015

M5s, c'è l'ombra di Pizzarotti dietro lo strappo

Sarebbe lui il leader dei fuoriusciti. «Quei 10 erano tutti all'Open Day di Parma». Ma il sindaco manca ancora di appeal. Contromossa M5s: Prodi per il Quirinale?

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Ora che lo strappo è stato consumato, per il nutrito gruppo di fuoriusciti dal Movimento 5 stelle si apre la fase più difficile, quello della costruzione di un futuro politico.
Perché non basta marcare le distanze da un modello che non sentivano nelle proprie corde, occorre un progetto su cui lavorare e impegnarsi, anche per smentire le accuse degli ex compagni di partito di puntare solo ai soldi dello stipendio da parlamentare o, peggio ancora, di essersi venduti all'odiato potere politico in cambio di chissà quali favori o prebende.
RIZZETTO È IL PUNTO DI RIFERIMENTO. Sono andati via perché non potevano più sopportare che i valori fondanti del M5s fossero stati traditi, o messi in congelatore, hanno invece spiegato i dimissionari, come il 25% preso alle elezioni politiche del 2013, «per interessi personali», ha detto Gessica Rostellato.
E ora, a quello che viene indicato da tutti come una sorta di punto di riferimento di questa nuova ondata di fuoriusciti, Walter Rizzetto, si chiede di tracciare una rotta per il gruppo.
FUORIUSCITI NEL GRUPPO MISTO. Al momento, però, l'unica cosa che il deputato friulano ha chiesto è che la nuova pattuglia di ex pentastellati, che entrerà come componente nel Misto (non ci sono i 20 membri di assemblea per formare un gruppo), venga riconosciuta con il nome emblematico di Alternativa libera.
Ma alternativa a cosa? O meglio, a chi? La risposta la suggerisce, forse indirettamente, una dei cinque del Direttorio voluto da Beppe Grillo, Carla Ruocco, che dal suo profilo Facebook pubblico tuona: «Nella mia vita non ho mai tradito. Sono andata incontro a decisioni personali difficilissime, a periodi atroci, a lunghi momenti di solitudine. Ma neppure per un attimo ho rimpianto le mie scelte di onestà e di coerenza e sincerità verso una causa, verso un sogno, verso un compagno, verso la gente».

Un deputato: «Aspettavano solo il momento giusto»

Federico Pizzarotti.

Già da qualche giorno nei chiacchiericci di Transatlantico si vociferava di una nuova ondata di dimissioni. E tra i fedelissimi del comico genovese si sentiva ripetere sempre lo stesso nome, Federico Pizzarotti. Sarebbe lui, infatti, il leader di questi dissidenti. «Quei 10 erano tutti all'Open Day di Parma», ricorda un deputato cosiddetto talebano, ricordando la manifestazione organizzata il 7 dicembre scorso dal sindaco emiliano. «Aspettavano solo il momento giusto per far pesare la loro uscita con Renzie (mi raccomando, lo scriva con la e finale). E quale occasione migliore se non quella dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica?».
«FINIRANNO PEGGIO DI FLI». La teoria, sebbene regga nella ricostruzione storica, ha ancora dei punti deboli nel suo sviluppo. Perché Pizzarotti, nell'immaginario collettivo di chi segue le vicende politiche, e sopratutto quelle Movimento 5 stelle, è considerato come l'alternativa al duo Grillo-Casaleggio, ma il suo peso specifico nel Paese non sembra essere ancora così determinante da creare una sorta di costola pentastellata dall'animo dialogante.
«Non hanno i consensi, finiranno peggio di Fli», dicono gli ex compagni paragonando la possibile creatura pizzarottiana all'epilogo del partito fondato da Gianfranco Fini nel 2011.
LA CONTROMOSSA DEL M5S. Dalla base del M5s intanto si muove qualcosa. Secondo indiscrezioni di stampa, infatti, mercoledì 28 l'assemblea congiunta dei parlamentari grillini dovrebbe scegliere una rosa di quattro nomi da sottoporre alla votazione degli iscritti sul blog, tra i quali molto probabilmente comparirà anche quello di Romano Prodi.
L'ex premier, infatti, è il più gettonato nelle poche mail di risposta ricevute dai capi politici del Movimento alla loro missiva indirizzata qualche giorno fa a deputati e senatori del Pd, in cui chiedevano di indicare un nome per il Colle, visto che il loro segretario nazionale non ne aveva voluti fare.
URLA E SPUTI CONTRO RIZZETTO. Agli osservatori più attenti è sembrata una sorta di contromossa a quella dei fuoriusciti, che hanno accettato di incontrare Renzi al Nazareno, al termine delle mini-consultazioni volute dal capo del governo per decidere le linee guida per la scelta del successore di Napolitano.
Anche se all'incontro non ha potuto prendere parte proprio Rizzetto, contestato con urla e sputi da parte di un gruppo di attivisti Cinque stelle che lo aspettavano nei pressi della sede nazionale del Pd. Prima gli hanno gridato «vergogna, non eri nessuno. Ora ti devi dimettere» ma poi la situazione è degenerata, tanto che la polizia ha dovuto scortare il deputato lontano da Sant'Andrea delle Fratte.

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