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ESECUTIVO 28 Gennaio Gen 2015 0605 28 gennaio 2015

Grecia-Ue, Tsipras sceglie il bastone e la carota

Il fustigatore dell'austerity Varoufakis da una parte. I mediatori Dragasakis e Stathakis dall'altra. Le carte del premier greco nella partita europea del debito.

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Giannis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Il falco e la colomba, ovvero Yanis Vaorufakis e Giorgios Stathakis, il primo nominato ministro delle Finanze, il secondo responsabile dello Sviluppo nel governo Tsipras.
E in mezzo alla compagine ristretta e tutta maschile del nuovo esecutivo greco - dieci poltrone nel nome del taglio ai costi della politica - il vicepremier Yoannis Dragasakis, l'unico con esperienza di governo e conoscitore degli ambienti europei, incaricato di portare avanti le trattative con la Commissione di Bruxelles.
TRE ECONOMISTI PER TSIPRAS. Alla Troika, il leader di Syriza contrappone un tridente di economisti. Uniti dall'obiettivo di rinegoziare il debito greco rimanendo nell'euro, ma divisi per inclinazione e capacità di mediazione.
Il primo che accusa il governo tedesco, la Bce e l'Ue di usare una «propaganda alla Goebbels» per nascondere la realtà economica e talmente poco avvezzo ai rituali da giurare con la camicia fuori dai pantaloni. Gli altri due protagonisti di una spola silenziosa con Bruxelles e Francoforte. Insomma, il pugno duro all'Ecofin per aprire una breccia tra i governi dell'Eurozona e il soft power per tenere aperta la mediazione con l'euroburocrazia.

Il falco, la colomba e il mediatore: da Varoufakis a Dragasakis

Yannis Dragasakis: vicepremier e negoziatore con la Troika.

Collo taurino, fisico atletico e carattere deciso, a 53 anni Varoufakis è uno dei critici più aspri dell'austerity in patria - «waterbording fiscale», l'ha definita comparandola alla tortura- e del sistema neoliberista fuori.
Docente di economia ad Austin, in Texas nel cuore dell'America repubblicana, ha dedicato la sua opera più conosciuta, Il Minotauro globale, all'impatto del modello economico statutinense sul resto del mondo: un 'mostro' capace di attirare le altre economie nel labirinto di squilibri commerciali incolmabili. Peggio ancora però hanno fatto i governanti europei, che hanno avuto come «priorità numero uno quella di spostare le perdite gigantesche delle banche private sulle spalle dei contribuenti più deboli».
STATHAKIS, IL SEDUTTORE DELLA CITY. Stathakis, che nella Creta del Minotauro insegna, ha 12 anni in più ed è figlio di una buona famiglia di armatori della quale ha rinunciato a seguire le orme per abbracciare l'economia marxista. Ma è anche rimasto l'uomo capace di far digerire Syriza alla classe media ellenica e di presentarne (a novembre) il programma economico nella fossa dei leoni della City di Londra: un tentativo di riattirare gli investitori fuggiti dalla terra greca.
L'uomo in prima linea per le trattative sarà però Dragasakis, voce 'moderata' e capace di Syriza: 67 anni, già esponente del partito comunista greco, Dragasakis ha alle spalle una lunga esperienza in parlamento e due anni sulla poltrona di viceministro dell'Economia. Da poche ore vicepremier, ha confermato nei giorni precedenti alle elezioni che il dialogo con le istituzioni europee è in realtà già avviato.
IL VICEPREMIER: «RISPETTARE MAASTRICHT». E se Varoufakis ha promesso di distruggere «le basi su cui hanno costruito, decennio dopo decennio, un sistema che succhia l’energia e il potere economico da ogni altro membro della società», gli altri due hanno usato toni più concilianti. Dragasakis ha puntato tutto sulla centralità degli accordi di Maastricht: «Se vogliamo rispettare l'obiettivo del rapporto debito - Pil al 60%, non vediamo alcun modo che esaminare la questione in una prospettiva di lungo termine». E Stathakis è andato nel dettaglio: «Vogliamo ridurre il rimborso degli interessi, in modo che passino dal 4,5 al 2% del Pil. E chiederemo una moratoria sul debito di qualche anno».
Tutti però sono d'accordo con l'uomo forte delle Finanze: bisogna spingere l'Europa a discutere del tabù dei tabù, cioè «la progettazione difettosa della zona euro». E avere a quel tavolo gli altri Paesi europei interessati dagli stessi problemi. Che la cancelliera Angela Merkel sia d'accordo o meno.

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