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RETROSCENA 28 Gennaio Gen 2015 2019 28 gennaio 2015

Quirinale, Renzi vota Mattarella

Il Pd lancia l'ex ministro (il profilo). Sel e ribelli dem soddisfatti. Ma il premier si cautela. Se i franchi tiratori lo bruciano, pronta Finocchiaro. Scontro col Cav.

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Anna Finocchiaro (a sinistra) con il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

A poche ore dalla scelta del prossimo presidente della Repubblica il Pd ha fatto il suo nome: «Si inizia e si finisce con Sergio Mattarella», ha dichiarato il vicesegretario Lorenzo Guerini.
L'ex ministro, con il suo profilo dal sapore politico ma senza velleità di protagonismo, sembra dunque avere sopravanzato al fotofinish Anna Finocchiaro (leggi le ultime indiscrezioni).
Che pure piaceva per la sua figura autorevole, da anni al servizio delle istituzioni e in grado di ricompattare il Pd senza intaccare i rapporti con alleati di governo e Forza Italia.
E che resta in ogni caso la carta di riserva di Matteo Renzi, nel caso in cui Mattarella dovesse essere bruciato.
I VETI DI BERSANI E VENDOLA. Esclusi dunque i tecnici alla Pier Carlo Padoan e Ignazio Visco, gli ex leader di partito (e sfidanti del Cav) come Walter Veltroni e Piero Fassino e le personalità troppo “ingombranti” come Giuliano Amato e Romano Prodi.
A sorpresa, però, non sono soltanto i veti posti da Silvio Berlusconi ad aver fatto asciugare la lista degli eleggibili, ma anche quelli arrivati negli incontri tenuti da Matteo Renzi martedì 27 con gli ex 5 Stelle e mercoledì 28 con Pier Luigi Bersani prima e Nichi Vendola poi.
IL PATTO DEL NAZARENO NEL MIRINO. All’ex segretario del Pd, che inizialmente ha tenuto il punto su Prodi, il nome di Mattarella va bene. Il leader di Sel, da parte sua, aveva garantito appoggio sia all'ex ministro sia a Finocchiaro, purché alla fine non uscisse una terza opzione frutto del Patto del Nazareno.
Eventualità della quale ha chiesto in serata rassicurazioni anche allo stesso Guerini, in un intenso colloquio avvenuto in un Transatlantico semivuoto, cui ha preso parte anche il coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni.

Un berlusconiano: «Ci sono conferme su Mattarella»

Sergio Mattarella.

Sempre mercoledì 28 Renzi ha avuto un lungo colloquio, di circa due ore, con Berlusconi. Il leader di Forza Italia, come spiega il sito del Messaggero, ha raccontato di non aver parlato di nomi con il presidente del Consiglio, ma a precisa domanda sulla candidatura di Mattarella al Quirinale, ha risposto con un secco «No. Lui no!». Versione poi non ripetuta in serata, durante la riunione dei grandi elettori azzurri, ai quali ha detto di non aver parlato di un solo nome con il premier, ma di averne esclusi molti.
«Quando il Capo sembra deciso su una posizione, di solito il giorno dopo fa l’esatto contrario», racconta sorridendo un berlusconiano della prima ora, «a noi non è arrivato l’ordine diretto, ma il tam tam conferma comunque Mattarella».
FINOCCHIARO RESTA IN CORSA. Nelle file della minoranza interna al Pd, invece, la speranza è che si confermi anche col nome dell’ex ministro democristiano la regola non scritta che “chi entra Papa esce Cardinale”. Non tanto per la persona, che comunque gode di buona stima nella gauche italiana, quanto per la possibilità di veder salire al Colle Finocchiaro, considerata una della “ditta” molto più di Mattarella. «La voteremmo tutti, ma proprio tutti», confida una fonte a Lettera43.it. «Anna riscuote consensi anche in Forza Italia, e non è invisa nemmeno alle altre forze politiche, Movimento 5 stelle compreso. Inoltre tra i nostri personalissimi sondaggi interni scalda i cuori molto più di quanto non riesca a farlo Mattarella…».
La storia però insegna a non vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato. E quando in ballo c’è una delle cariche più alte delle nostre istituzioni, la prudenza non è davvero mai troppa. Come dimostra l’incontro avvenuto verso le 20 di mercoledì 28 gennaio, in un corridoio poco trafficato della Camera, tra Raffaele Fitto e Gianni Cuperlo.
L'INCONTRO FITTO-CUPERLO. Il giovane leader dei no-Patto del Nazareno interni a Forza Italia si è fermato a parlare per circa 10 minuti con l’ex presidente del Pd, lontano dagli occhi indiscreti dei colleghi e dei cronisti.
Magari avranno parlato del freddo che tiene sotto scacco Roma in questi giorni, ma a meno di 24 ore dall’inizio delle votazioni per la scelta del successore di Napolitano, l’ipotesi appare quantomeno fantasiosa. Soprattutto se nelle chiacchiere da Transatlantico l’incubo (per il premier) di Amato non è stato scacciato del tutto. Ma da giovedì 29 le chiacchiere lasceranno il posto ai fatti: alle prime tre votazioni scheda bianca la trionferà, mentre dalla quarta in poi ogni momento sarà quello giusto per eleggere il nuovo capo dello Stato. Ovviamente, franchi tiratori permettendo.

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