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IPSE DIXIT 28 Gennaio Gen 2015 1642 28 gennaio 2015

Quirinarie del M5s, Bersani e Prodi sfottuti e candidati

Non erano «peggio di Craxi» e «deficienti»? Pier e Romano nella rosa dei grillini per il Colle. Eppure Beppe li ha odiati. Tutti gli insulti ai due dem riabilitati.

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La lista dei quirinabili del M5s.

Nella loro lista per il Quirinale ci sono un «padre puttaniere della politica», «una faccia da culo», un «Gargamella».
Ma anche un «Prozac» e un «Valium», uno «spernacchiato», un «deficiente» e un «Nerone».
Già, perché a sorpresa, tra i papabili al Colle del Movimento 5 stelle sono comparsi pure Pier Luigi Bersani e Romano Prodi.
RODOTÀ GRANDE ASSENTE. Riabilitati dai «cittadini» insieme con i 'soliti' Nino Di Matteo, Gustavo Zagrebelsky e Salvatore Settis.
Grande assente, tra parentesi, Stefano Rodotà. Lui sì, probabilmente, ha scontato la fatwa di Grillo che lo definì «un ottuagenario miracolato dalla Rete».
DIBBA MACHIAVELLICO. Schizofrenia pentastellata o acuta strategia politica?
A leggere la cronaca delle ultime ore, almeno su Bersani, non ci sarebbero dubbi: la scelta è a dir poco machiavellica. L'ex segretario del Partito democratico, infatti, è il coniglio uscito dal cilindro di Alessandro Di Battista per rompere il famigerato patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Ma nel direttorio 5 stelle c'è anche chi, come Carlo Sibilia, ha tirato fuori, seppur senza successo, il nome di Sergio Cofferati.
PRODI E LA MACCHIA DELL'EURO. Anche su Prodi è mancata l'unanimità.
È pur sempre «la persona che ci ha fatto entrare nell'euro», hanno sottolineato molti parlamentari. Alla fine però l'ex premier l'ha spuntata come nel 2013 quando guadagnò ben 1.394 voti tra gli iscritti (e nell'euro ci aveva già fatto entrare).
Chissà cosa ne pensa Grillo dell'inserimento nella rosa di Bersani-Gargamella e Valium-Prodi. Visto che in passato ha attaccato i due senza peli sulla lingua.
GRILLO PERÒ RIABILITÒ PIGI. Salvo, va detto per dovere di cronaca, redimere Bersani il 6 gennaio 2014.
«Oggi tutti, soprattutto i falsi amici, fanno gli auguri di una pronta guarigione a Bersani», scrisse il leader 5 stelle sul suo blog all'indomani del malore che colpì il piddino.
«È un coro sospetto di personaggi che, in molti casi, devono a lui carriera e successo politico. Bersani ha avuto un pregio, quello di apparire umano, un grande pregio in un mondo di politici artefatti e costruiti a tavolino come dei pupazzi in vendita ai grandi magazzini della politica. In fin dei conti, la sua volontà di smacchiare il giaguaro si è avverata. Credo che abbia sempre saputo che i suoi veri nemici non erano i 5 stelle, ma alcuni dei suoi compagni di partito e personaggi delle istituzioni. Bersani, ti aspettiamo, non fare scherzi».

Ma nel 2013 Bersani era «peggio di Craxi»

Pier Luigi Bersani intervistato a In Mezz'Ora.

Una aggiustatura che sa di umanità.
Perché in precedenza non è che il genovese avesse usato i guanti di velluto.
Il 27 marzo 2013, dopo le prime consultazioni in streaming condotte per il Pd da Bersani e Letta, Grillo definì Bersani, Berlusconi, D'Alema, Cicchitto, Monti «padri puttanieri» della politica.
Il Pd, sempre secondo Grillo, aveva cercato di comprare i pentastellati come in un «mercato delle vacche».
«MPS? FUORI DALLA STORIA». Poche settimane prima era scoppiato lo scandalo Monte Paschi. Occasione ghiotta per il comico. «Facce da culo, fuori dalla storia, e quando si aprirà voragine Mps del Pd non resterà nemmeno il ricordo», disse.
Altra stilettata contro i tentativi di accordo portati avanti da Bersani e i suoi: «Sono il solito modo puttanesco di fare politica».
E ancora: «Per attuarlo però ci devono essere persone disposte a vendersi. E il M5s, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita».
RIFIUTATO COME PREMIER, E ORA... A rincarare la dose ci pensò pure Dario Fo che nel marzo 2013 sentenziò: «Ho parlato con Casaleggio e credo che i grillini non accetteranno mai Bersani».
Forse non lo avrebbero accettato come premier, ma un pensiero sul Colle ora lo stanno facendo.
Sempre cavalcando lo scandalo Mps, durante lo tsunami tour in Sicilia, il 31 gennaio 2013 Grillo invitò Bersani alle dimissioni perché «peggio di Craxi. In confronto a te, Bettino rubava caramelle».
SNOBBATE LE QUIRINARIE. E non è finita qui. A ridosso del voto che portò alla rielezione di Giorgio Napolitano Grillo accusò il segretario Pd di aver ignorato i nomi usciti dalle Quirinarie, preferendo trattare con Berlusconi (tema caro al leader M5s affetto da 'inciuciofobia').
«Finora», scrisse il 27 aprile 2013 sul blog, «questo signore ci ha chiesto solo il voto per un governo Bersani per farsi cazzi suoi. Berlusconi vuole un garante per i suoi processi. D’Alema, il principe dell’inciucio, e Amato, l’ex tesoriere di Craxi sono candidati ideali. Dal suo punto di vista è un legittimo obiettivo, per Bersani è il suicidio della Repubblica di cui lui e solo lui sarà il responsabile».
Il post continuava: «Bersani ha ignorato i nomi proposti dal M5s per un semplice motivo. Gargamella ha già deciso. Ha fatto le Berlusconarie. I votanti erano due: lui e lo psiconano durante un colloquio intimo».

Prodi «spernacchiato», «Prozac» e «Alzheimer»

L'ex premier Romano Prodi.

Anche Romano Prodi non è passato indenne sotto le forche grilline, sebbene rientri anche quest'anno nei quirinabili a 5 stelle.
Nel 2005 Grillo lo definì «spernacchiato», ironizzando sulla chiusura del suo blog. Lo stesso anno per il Professore venne coniato il soprannome «Prozac» perché aveva protestato contro la riforma della legge elettorale proposta dal centrodestra.
«Prodi e Segni hanno preso una posizione netta, sarà la paura o il Prozac?».
L'«ANTIDEMOCRATICO». Solo una pausa. Dopo due anni, nel 2007, eccolo tornare all'attacco sul bavaglio all'informazione (decisamente altri tempi, l'informazione era da difendere).
«Prodi e Levi si riparano dietro a parlamento e Autorità per le comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico». Alla fine Prodi è rimasto «antidemocratico» e lui è rimasto in patria.
TRA «INESISTENTE» E «DEFICIENTE». Non solo pericoloso, Prodi era anche un premier fallimentare, anzi «inesistente» (20 ottobre 2007). Di più, «deficiente».
«Oggi questa banda di deficienti, e non è un insulto, consegna il Paese al baratro berlusconiano. Per noi sarà dura, per loro è finita», scrisse sul blog il 27 gennaio 2007.
Vennero poi i «Valium» e l'«Alzheimer». Senza dimenticare il «Nerone» per la decisione di bruciare 7 milioni di ecoballe.
Grillo forse avrà mandato giù un paio di bocconi amari a leggere la lista che i suoi - o quello che è rimasto dei suoi - hanno stilato. Oppure, ed è la seconda ipotesi, ha avallato il tutto nella speranza che verba volant, anche sul blog.

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