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CONFLITTO 29 Gennaio Gen 2015 0620 29 gennaio 2015

Alture del Golan, la terra contesa del Medio Oriente

Terra siriana. E occupata da Israele. Ricca d'acqua. E probabilmente di petrolio. In 1.000 km quadrati convergono le tensioni del fronte più caldo del Pianeta. 

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I tank israeliani sul Golan, lungo il confine con la Siria.

L'ombelico del Medio Oriente è un altopiano roccioso incastonato tra i confini di Siria, Libano e Israele.
Sulle alture del Golan, considerate dagli accordi internazionali territorio siriano ma parzialmente occupate dal 1967 da Tel Aviv, si spara.
Da 48 ore partono razzi da oltre la frontiera, da quella terra smembrata dalla guerra civile che è la Siria e dalla zona vicino alla frontiera con il Libano. Il 28 gennaio una pattuglia israeliana è stata colpita: due israeliani e sette militari feriti. L'esercito di Tel Aviv ha mandato i coloni a ripararsi nei rifugi e ha risposto al fuoco: ha colpito gli avamposti di Hezbollah in Libano e secondo al Jazeera ed El Pais ha ucciso anche un casco blu delle Nazioni Unite.
LA TERZA GUERRA IN 50 ANNI? Qui dove gli israeliani sono riusciti a coltivare vino e limoni e i turisti fasciati nelle tute invernali arrivano da Gerusalemme per villeggiare sul monte Hermon, unico comprensorio sciistico di Israele a soli 60 chilometri da Damasco, si prepara forse un'altra guerra. La terza in soli 50 anni.
La condanna del Golan è essere un territorio militarmente strategico, dove i soldati israeliani nei posti di guardia sparsi sulle alture possono controllare facilmente le frontiere, innervato dagli affluenti del Giordano e, chissà, anche ricco di pozzi di petrolio. Una terra fertile ma desertificata dai conflitti e ai cui margini si allungano le ombre di potenze avversarie e gruppi terroristici, un ombelico di tensioni regionali racchiuse in un fazzoletto di 1.000 chilometri quadrati.

Acqua, petrolio, terre coltivate: il tesoro dell'Altopiano

Il quartier generale della missione Undof, nella zona demilitarizzata sulle alture del Golan.

Guerre riuscite e processi di pace falliti. La storia del Golan si può riassumere in breve.
Dalla nascita di Israele, la Siria usò le alture per bombardare a intervalli regolari il nuovo Stato. Poi nel 1967, durante la guerra dei Sei giorni, Israele occupò la piccola fetta di terra. Damasco provò a riprendersela sette anni più tardi, durante il conflitto del Kippur, ma fallì. E Tel Aviv non la lascio più, nonostante i pronunciamenti e le condanne delle Nazioni Unite.
La restituzione del Golan alla Siria è sempre stata al centro dei tentativi di accordi di pace mediati dagli Stati Uniti alla fine degli Anni 90 o dalla Turchia nel 2008. Non se ne fece niente. Anzi, quando nel 2000 Israele si ritirò dal Libano meridionale (occupato nell'82), si appropriò anche delle fattorie di She'ba, una delle aree più fertili proprio alle pendici del Monte Hermon.
Nel 2009 Barack Obama promise una nuova trattativa. Ma poi arrivò la guerra siriana e il dossier fu travolto.
LA VENDETTA DI HEZBOLLAH E IRAN. Oggi a quattro anni di distanza, il presidente siriano Bashar al Assad è ancora al suo posto. E le forze di pace delle Nazioni Unite servono a poco. Il 18 gennaio un'operazione della difesa israeliana oltre confine ha ucciso una pattuglia di miliziani di Hezbollah - sei, compreso il figlio del leader dei terroristi sciiti -, un comandante delle Guardie della rivoluzione e cinque ufficiali iraniani. Si trovavano tutti in Siria a combattere la guerra di Assad.
Teheran e Hezbollah hanno gridato vendetta per aver «oltrepassato la linea rossa». E la vendetta è arrivata.
Ma il mosaico di tensioni si è arricchito persino di un nuovo pezzo. Il 15 gennaio infatti il segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah ha annunciato in tivù la riconciliazione con il gruppo terrorista di Hamas al governo nella Striscia di Gaza e di credo sunnita, tradizionalmenre legato ai Fratelli musulmani. Sono seguite le condoglianze per i morti dell'incursione israeliana e infine il 28 gennaio i complimenti per l'attacco a Israele. E di fronte al nuovo abbraccio tra i suoi nemici storici, il primo ministro Netanyahu ha usato poche minacciose parole: «Ricordatevi Gaza».
UN BACINO IDRICO IMMENSO. Ma il Golan è molto più della prigione della Striscia. Gli abitanti originari sono rimasti in pochi: 20 mila siriani (erano 130 mila prima dell'inizio dell'occupazione) della comunità drusa, un credo esoterico che unisce elementi dell'Islam e del Cristianesimo, concentrati in soli sei villaggi e destinati a pagare la colpa di vivere in una terra ambita. Tel Aviv difende 22 mila coloni israeliani che dal 1981, anno dell'effettiva annessione, hanno creato 30 insediamenti. Ma soprattutto difende un bacino idrico che da solo risponde a un terzo del fabbisogno di tutto lo Stato israeliano. E, novità dell'estate 2014, anche 10 siti che potrebbero nascondere riserve petrolifere e la cui esplorazione è affidata all'Afek Oil and Gas, ramo della Genie Energie, società petrolifera che ha come consulente l'ex vicepresidente americano Dick Cheney. Motivo in più per accrescere le mire sull'altopiano della guerra.

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