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PATTO ROTTO 29 Gennaio Gen 2015 2226 29 gennaio 2015

Mattarella, mossa perfetta di Renzi: Berlusconi fregato

Pace con Bersani, Pd compattato. Forza Italia e Ncd ininfluenti. In tasca 563 voti. Un capolavoro politico renziano. La telefonata a Silvio: «Avanti anche senza di te».

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Il premier Matteo Renzi e il giudice costituzionale Sergio Mattarella.

Sergio Mattarella sarà il 12esimo presidente della Repubblica.
Il patto del Nazareno cambierà forma, ma non sostanza. Il governo continuerà a lavorare serenamente. E da lunedì in poi il premier avrà diversi estimatori in più tra le file del Partito democratico e Sel.
La giornata di giovedì 29 gennaio sarà ricordata per il piccolo capolavoro di Matteo Renzi, che ora aspetta solo la quarta votazione di sabato 31 per occupare la casella del Quirinale.
E prenotare così la scena politica dei prossimi anni. Con un ruolo da protagonista, ovviamente.
BERSANI, AIUTO PREZIOSO. Al leader dem è riuscito praticamente tutto quello che aveva pianificato a tavolino con la sua squadra. E sul nome dell’ex ministro della Difesa ha rimesso insieme i pezzi sparsi della minoranza Pd, con l’aiuto prezioso di Pier Luigi Bersani (che ha fatto da garante con la Ditta).
Ha quindi offerto a Silvio Berlusconi l’assist per recuperare la componente fittiana al suo capezzale e ha reso ininfluente l’apporto del Nuovo centrodestra.
È stato soprattutto l’impasse con l'ex Cavaliere la mossa più sorprendente di tutta l’operazione.
SILVIO SI SENTE TRADITO. Alla riunione dei grandi elettori di Forza Italia, Berlusconi ha tuonato contro il premier, accusandolo di aver «tradito i patti» e confessando addirittura ai suoi di «non aver mai visto una cosa simile in tutta la mia esperienza politica», riferendosi alle capacità dell’ex sindaco di Firenze di rimangiarsi la parola.
Uno sfogo che ha scaldato i cuori di quella parte di dissidenti interni che si sentivano ormai lontani dal loro mentore, tanto che fedelissimi come Augusto Minzolini e Michaela Biancofiore - ha raccontato a Letter43.it un senatore presente all’incontro - sono subito saltati dalla sedia per abbracciarlo.

Ma ora Forza Italia e alfaniani non hanno più una strategia

Angelino Alfano e Matteo Renzi.

In pochi, però, hanno notato alcuni accorgimenti importanti del discorso del Cav.
Innanzitutto quello sulle riforme, che per l’ex premier sono da collocare su un piano diverso dal patto del Nazareno, che considera invece definitivamente rotto.
Ma soprattutto l’indicazione di andare avanti con la scheda bianca fino alla quarta votazione non ha destato alcun sospetto nella maggioranza dei partecipanti, che anzi ha inondato le agenzie di stampa con dichiarazioni entusiastiche sulla fine dell’asse Matteo-Silvio e l’inizio di una nuova era per Forza Italia.
«COME GLIELA FACCIAMO PAGARE?». «Nessuno si è fermato a riflettere su quello che ci ha chiesto il capo», ragionava in Transatlantico un berlusconiano di lungo corso.
«Se un mio alleato mi fa un torto e io so come fargliela pagare, io gliela faccio pagare. Berlusconi, invece, pur sapendo che Renzi vede con un incubo Giuliano Amato, ci ha chiesto di votare scheda bianca anche al quarto scrutinio, quando Matteo avrà i voti per eleggersi Mattarella da solo. Qualcosa non torna...».
ALMENO 10 DI NCD PER MATTARELLA. Una riflessione più o meno simile a quella di alcuni militanti di Ncd, subito dopo la riunione del loro gruppo alla presenza del leader Angelino Alfano.
Anche il ministro dell’Interno ha dato indicazione ai suoi di votare scheda bianca al quarto scrutinio, lasciando un po’ esterrefatti i fedelissimi, cui però ha confidato di aver concordato la strategia direttamente con il premier Renzi.
La tesi comunque non ha convinto tutti, tanto che dal Nuovo centrodestra sono previsti almeno 10 voti per Mattarella nel segreto del catafalco.

Renzi può permettersi il 10% di franchi tiratori dem

Roma: Pippo Civati durante la prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica nell'Aula della Camera (29 gennaio 2015).

Ultima nota di colore è il calcolo fatto (anche da Renzi) sui possibili franchi tiratori del Pd.
Il premier ha messo già in conto che possano essere il 10% del gruppo, che comunque non influirebbero sull’esito del quarto scrutinio.
Al momento, infatti, il giovane leader dem conta su circa 563 voti praticamente sicuri, di cui 443 dal Pd, 33 da Sel, 45 da Scelta civica, 25 circa dal gruppo Misto della Camera e 17 da quello delle Autonomie al Senato.
E CI SONO 25 EX GRILLINI. E non è escluso che la cifra possa crescere grazie ai consensi dei 25 fuoriusciti dal Movimento 5 stelle, di alcuni dei 15 senatori del Gal e dei 14 fedelissimi di Mario Mauro.
Insomma, un piccolo capolavoro, di cui il premier, però, non vuol nemmeno sentir parlare. Almeno per ora. Questione di tattica, certo, ma anche di scaramanzia.
Perché il 40enne Matteo da Rignano sull’Arno, seppur giovane, sa bene che la fortuna aiuta gli audaci. E senza fattore C non si va molto lontano.

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