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POLITICA 29 Gennaio Gen 2015 1047 29 gennaio 2015

Quirinale, dopo Mattarella spunta Finocchiaro

Renzi spinge sull'ex Dc. Ma Fi può strappare. E i ribelli dem accordarsi col M5s su Bersani o Prodi. Così il premier si tutela con Anna. E incontra Cantone.

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La senatrice Pd Anna Finocchiaro.

Scheda bianca alle prime tre votazioni, a meno che in aula non ci siano davvero i numeri per chiudere la partita subito.
È questa la strategia scelta da Palazzo Chigi per l'elezione del nuovo capo dello Stato, che dalle 15 di giovedì 29 entra nel vivo con la prima chiama.
Il nome è sempre lo stesso, Sergio Mattarella, anche dopo il pasticcio combinato la sera di mercoledì 28, con il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, che ha annunciato il nome del candidato e Palazzo Chigi che si è affrettato a richiuderlo nel cassetto.
OBIETTIVO QUARTO SCRUTINIO. Il misunderstanding non sembra aver comunque creato danni gravi, tanto che l'ordine di scuderia per i pontieri del premier è di provare (ma senza stracciarsi le vesti) a tirar fuori i numeri per l'ex ministro Dc prima del quarto scrutinio, quando serviranno solo 505 voti (la metà dei grandi elettori più uno).
In questa fase è assolutamente vietato anche solo ascoltare soluzioni alternative, suggerimenti o proposte: chi voleva trattare doveva farlo per tempo e con modalità differenti, ora tutte le mani tese all'indirizzo della maggioranza sono viste come trappole.
Soprattutto se arrivano dai banchi del Movimento 5 stelle, i cui esponenti da più di una settimana provano a circuire Civati, Fassina, gli uomini di Bersani e quelli di Sel per provare a costruire una maggioranza alternativa su un candidato ostile agli accordi Renzi-Berlusconi.
Eventuali nuove trattative saranno possibili solo dalla quarta votazione in poi, se il nome del padre della legge elettorale a vocazione maggioritaria sarà stato bruciato dal fuoco amico.
FINOCCHIARO ULTIMA CARTA. Ma anche in quel caso il nome è già pronto, e sarebbe quello della presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, figura di assoluto richiamo per il 90% della minoranza del Pd (alla casella Civati i renziani mettono un punto interrogativo) e di Area popolare (Ncd-Udc), apprezzata anche in Forza Italia (sia dai fedelissimi quanto dai dissidenti), non invisa ai 5 Stelle dimissionari e «votabile» da una parte consistente del M5s e della Lega (in area Calderoli, ad esempio).
A meno di clamorosi ripensamenti, si schiererebbe contro invece Fratelli d'Italia.

La ricerca di un presidente non divisivo

Silvio Berlusconi e Giuliano Amato nel 1999.

Al momento, però, la priorità resta Mattarella, il candidato migliore per Renzi, che le sta tentando davvero tutte per far digerire anche a Berlusconi il nome del ministro che si dimise nel 1993, per protesta contro la legge Mammì, quella che di fatto diede il là alla costruzione del colosso che oggi è Mediaset.
Eppure, ironia della sorte, quella di Mattarella nella testa del giovane leader dem è comunque una candidatura nata e cresciuta piano piano, incontro dopo incontro, suggerimento dopo suggerimento. La maggioranza del Partito democratico, cui spettava dare le carte, cercava infatti la figura di un presidente non divisivo, con provata esperienza e conoscenza dei meccanismi dello Stato, non lontano dall'estrazione politica di centro-centrosinistra, dal curriculum credibile e spendibile a livello internazionale e con scarsa voglia di protagonismo.
IL NIET DEFINITIVO DI RENZI SU AMATO. L'identikit portava dritti ai nomi di Sergio Mattarella (gradito a Renzi e ai renziani) e Walter Veltroni, ma anche ad Anna Finocchiaro (fondamentale il suo apporto alle riforme in Senato) e Giuliano Amato, su cui il premier ha però posto un veto irremovibile, arrivando anche a minacciare di votare Pier Ferdinando Casini per ricacciare nell'armadio il fantasma del Dottor Sottile. Che, proprio perché inviso al leader, era in cima alla lista della minoranza dem, pronta a sostenere anche Romano Prodi (vedi Bersani e Civati), pur di far saltare definitivamente il Patto del Nazareno.
Per ragioni diametralmente opposte, invece, Amato sarebbe piaciuto - e tanto - a Silvio Berlusconi, che in cuor suo spera ancora di poter convincere in extremis Renzi a virare sullo storico vice di Bettino Craxi, gradito pure dai dissidenti interni capitanati da Raffaele Fitto (che Lettera43.it ha visto a colloquio con Gianni Cuperlo la sera di mercoledì 28 in un corridoio della Camera), i quali a loro volta speravano in un “golpe” dell'opposizione interna al segretario Pd, cui sarebbero arrivati in soccorso i suoi parlamentari pur di far saltare l'alleanza tra Silvio e Matteo.
I FITTIANI RIMANGONO NELL'OMBRA. Ma dai sondaggi fatti lontano da occhi indiscreti, la pattuglia fittiana non ha avuto feedback rassicuranti e ha preferito non fidarsi dei compagni della vecchia guardia. Oltretutto, lo sgarbo lo avrebbe fatto non solo al Cav, ma anche a un altro ex Dc come Mattarella. Francamente troppo, per il cuore scudocrociato dell'europarlamentare pugliese.
Tra equivoci, annunci, smentite, trattative e accordi saltati e poi ricuciti, il presidente del Consiglio rischia seriamente di portare a casa un successo insperato, e magari far eleggere il suo candidato ai primi colpi. Voci vicine a Forza Italia non escludono che, alla fine, gli Azzurri possano sostenere Mattarella. Mentre Renzi, per non lasciare nulla al caso, a poche ore dalle votazioni incontra Raffaele Cantone.
Perché quando si parla di Quirinale è sempre meglio andarci coi piedi di piombo. Soprattutto in questa legislatura, in cui è successo davvero tutto e il contrario di tutto, e in soli due anni.

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