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VERSO L'ELEZIONE 29 Gennaio Gen 2015 0655 29 gennaio 2015

Quirinale, Magalli: «Non mi ritiro, tanti mi voteranno»

A sostenerlo una senatrice Pd. Lui: «Sono come Reagan e Schwarzenegger».

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Il conduttore tivù Giancalo Magalli.

La candidatura di Giancarlo Magalli al Quirinale per il dopo Giorgio Napolitano era nata come uno scherzo. Ma alla vigilia del primo voto per il Colle, il conduttore televisivo s'è detto disponibile a fare il presidente della Repubblica nel caso fosse scelto. «Non mi ritiro», ha detto in un'intervista al Corriere della Sera, forte, a suo dire, dell'appoggio di molti, tra cui «una senatrice del Partito democratico» che gli ha confessato che alla prima votazione di giovedì 29 gennaio lo voterà.
SUCCESSO ALLE QUIRINARIE. D'altra parte Magalli ha già vinto le Quirinarie organizzate da Il Fatto Quotidiano, dove ha raccolto oltre 23 mila voti: «Le ho stravinte», ha spiegato il conduttore tivù che ha chiarito come sia stato «un messaggio preciso a quei due che si sono chiusi in una stanza di Palazzo Chigi a decidere da soli (il riferimento è a Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, ndr)».
Quindi sulla possibilità che il successore di Napolitano possa essere un socialista ha detto: «Mi sembra una roba da Prima Repubblica, ma per i giovani è Pleistocene, è il Big Bang», Ecco perché poi «sulla Rete hanno votato Magalli».

MAGALLI RESTA IN CAMPO. Poi il conduttore televisivo ha spiegato che «quelli de Il Fatto Quotidiano» gli hanno fatto i complimenti per il successo, ma «siccome il sondaggio voleva essere una roba seria», gli hanno chiesto di ritirarsi cedendo la vittoria al secondo classificato Stefano Rodotà: «Ci farebbe un mezzo piacere, mi hanno detto», ha continuato Magalli che però s'è rifiutato: «Ho detto no, mi spiace, proprio no; sarebbe come tradire la fiducia e soprattutto il messaggio che tanta gente ha affidato al mio nome e al mio faccione».
I GRILLINI LO SOSTENGONO. Insomma, il conduttore televisivo resta in campo e ora attende di capire quanti davvero vorranno votarlo in parlamento.
«Ho letto che i grillini pronti a scrivere 'Magalli' sulla scheda sarebbero già una settantina», ha argomentato nell'intervista al quotidiano di Via Solferino, sebbene lui stesso s'è detto molto realista: «Io comunque, sia chiaro, non ci credo e non ci spero. Mi faccio solo utilizzare dalla protesta, poi punto». Anche se la tentazione di salire al Colle nel caso fosse scelto è alta.
SULLE ORME DI REAGAN. Certo, ci vorrebbe il voto popolare per eleggere Magalli che, infatti, vorrebbe anche per l'Italia «l'elezione diretta del capo dello Stato» come avviene in altri Paesi come la Francia: «Piuttosto che vedere questi giochetti», ha spiegato, «forse sarebbe un filo più decente e giusto che anche agli italiani fosse data la possibilità di esprimersi».
Il sogno per Magalli è seguire le orme di altri personaggi che dallo spettacolo sono passati alla politica: «Negli Usa un ex attore come Ronald Reagan si rivelò un presidente nient'affatto male e anche Arnold Schwarzenegger si è dimostrato un eccellente governatore della California». Che tocchi anche all'Italia avere un uomo della tivù come presidente?

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