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VERSO IL VOTO 29 Gennaio Gen 2015 0900 29 gennaio 2015

Quirinale, Mattarella: chi è il candidato di Renzi

Più volte ministro. Dal 2011 giudice costituzionale. E nemico del Cav sulla legge Mammì. Il profilo del possibile successore di Napolitano.

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Sergio Mattarella: dal 2011 ricopre la carica di giudice costituzionale.

Sergio Mattarella è il candidato più papabile per il Quirinale. Almeno è lui quello su cui il premier Matteo Renzi ha deciso di investire, anche se non ha ricevuto il via libera da Silvio Berlusconi. Tanto che è possibile possa servire più di una votazione per scegliere il successore di Giorgio Napolitano, quando alla quarta chiamata non serviranno più 673 voti (maggioranza dei due terzi) ma ne basteranno 505 (maggioranza assoluta).
PADRE DEL MATTARELLUM. Nato a Palermo il 23 luglio 1941, Mattarella è conosciuto per essere stato il padre della legge elettorale cui ha dato il nome: il Mattarellum come è stato ribattezzato dai giornalisti negli Anni 90.
Deputato dal 1983 al 2008 per la Democrazia cristiana, il Partito popolare italiano e la Margherita, Mattarella ha ricoperto più volte il ruolo di ministro e dal 2011 è stato scelto dal parlamento come giudice costituzionale.
È POCO CONOSCIUTO. Tuttavia, Mattarella non è un nome così conosciuto in parlamento. Si dice, infatti, che a Montecitorio colui che potrebbe diventare il 12esimo capo dello Stato è noto a pochi. Anche perché sono almeno sette anni che è assente dalle Aule. Lui, poi, a differenza del premier, non ama la ribalta: evita le telecamere, parla a bassa voce ed è molto prudente.
Nonostante i vestiti grigi, però, il giudice costituzionale è descritto come un uomo 'con la schiena dritta', e capace di discutere con gli avversari, diventando anche irremovibile per difendere una regola.
SCONTRO CON BERLUSCONI. Indimenticabile, infatti, l'episodio del 26 luglio 1990 quando fece irritare sulla legge Mammì proprio Berlusconi che ora si rifiuta di votarlo per il Quirinale: Mattarella si dimise da ministro contestando la scelta del governo di porre la fiducia sulla legge che sanava definitivamente le tre reti televisive del Cavaliere.
«Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia, in linea di principio, inammissibile», si giustificò il futuro candidato al Colle del Pd.
PIÙ VOLTE MINISTRO. Entrato in politica per seguire le orme del padre Bernardo - deputato democristiano e più volte ministro tra gli Anni 50 e 60 - e il fratello Piersanti - quest'ultimo ucciso dalla mafia nel 1980 dopo essere arrivato alla presidenza della Regione Sicilia - il candidato del Partito democratico per il Colle, che avrebbe voluto diventare professore di Diritto pubblico, è stato in diverse occasioni al governo.
Nel 1987 venne scelto come ministro per i Rapporti con il parlamento sotto la presidenza di Giovanni Goria e Ciriaco De Mita; poi divenne ministro della Pubblica istruzione con Giulio Andreotti nel 1989.
DAL 2011 ALLA CORTE COSTITUZIONALE. Quasi 10 anni dopo - nel 1998 - ricoprì il ruolo di vicepresidente del Consiglio con Massimo D'Alema premier, mentre l'ultimo incarico nell'esecutivo risale al 2001 quando finì l'esperienza come ministro della Difesa iniziata nel 1999.
Poi a ottobre 2011 è arrivata l'elezione alla Corte costituzionale dopo che nel 2008 Mattarella aveva deciso di non ricandidarsi più in parlamento, non prima di aver contribuito a fondare il Pd.

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