Sergio Mattarella 150129164003
ESERCITO 30 Gennaio Gen 2015 1741 30 gennaio 2015

Mattarella, l'uomo che riformò intelligence e forze armate

Non soltanto legge elettorale e impegno anti-mafia. Il candidato del Pd progettò la riorganizzazione dei servizi. Controllo al governo e agenti non punibili.

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Bosnia: l'ex ministro della Difesa, Sergio Mattarella passa in rassegna soldati dell'esercito italiano (4 gennaio 2001).

La riforma elettorale del 1993 che aprì la strada al bipolarismo e porta la sua firma è forse l'eredità politica più nota di Sergio Mattarella.
Ma il giudice palermitano - 73 anni, candidato alla presidenza della Repubblica dal Partito democratico - che nelle cronache di questi giorni viene ricordato principalmente per la sua fede democristiana e demitiana, per il no alla legge Mammì che fece infuriare Berlusconi, per la sensibilità costituzionale e l'impegno anti-mafia, è stato anche una figura chiave nel processo di riorganizzazione delle forze armate e dell'intelligence italiane.
«UNA SVOLTA EPOCALE». Durante il suo mandato da ministro della Difesa, prima nel governo D'Alema II e poi nell'esecutivo guidato da Giuliano Amato, fu abolita la leva obbligatoria e fu riformato l'esercito: «Una svolta epocale», la definì lui, necessaria in un «quadro storico e geostrategico» mutato.
«I MILITARI DIFENDONO LA PACE». «Rappresenta il dividendo della pace dopo 50 anni di politica e di difesa coerenti», dichiarò subito dopo l'approvazione della Riforma, ottobre 2000.
«Le forze armate sono chiamate sempre più spesso a interventi in difesa della pace e dei diritti umani. Queste missioni richiedono la disponibilità di uno strumento militare più moderno ed efficiente, dotato di grande professionalità e proiettabilità esterna».

Una riforma dei servizi segreti che Prodi completò nel 2007

Roma: l'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema e Sergio Mattarella alla Camera (1999).

Il candidato in pectore alla successione a Giorgio Napolitano fu anche autore, nel 1999, di un progetto di riorganizzazione dei servizi segreti che viene considerato dagli addetti ai lavori molto innovativo e che ha ispirato la riforma del 2007 varata dal governo Prodi.
Nel 1999 Mattarella fu nominato vice premier da Massimo D'Alema che a lui affidò anche la responsabilità dei servizi, incarico poi passato nelle mani di Marco Minniti quando il giudice parlemitano lasciò Palazzo Chigi per andare alla Difesa.
IL CONTROLLO AL PREMIER. Il disegno di legge di riforma delle agenzie di intelligence, firmato da D'Alema e Mattarella (qui il testo), raccoglieva la indicazioni fornite dalla “Commissione Jucci”, che aveva lavorato a lungo sul tema, e puntava a rafforzare il ruolo di controllo politico dei servizi da parte della presidenza del Consiglio, in coordinamento con il Digis, dipartimento governativo delle informazioni per la sicurezza, sottraendo potere al Viminale e alla Difesa.
I direttori delle due agenzie (il vecchio Sismi, servizio segreto militare, sarebbe diventato Aise e il Sisde si trasformò in Aisi) sarebbero stati nominati, nei propositi di Mattarella, non più dai due ministri, ma dal premier, che avrebbe potuto avvalersi di una autorità o di un sottosegretario con delega si servizi.
NON PUNIBILITÀ DEGLI AGENTI. Il testo riformava anche le garanzie costituzionali degli 007, stabilendo che, una volta autorizzati dall'autorità politica, ovvero dalla presidenza del Consiglio, a portare a termine determinate operazioni, non avrebbero potuto essere puniti se, per ragioni di servizio, avessero infranto la legge.

Bianco, ex Coparis: «Riforma lungimirante»

Roma: l'ex ministro della Difesa, Sergio Mattarella con l'ex ministro delle Pari opportunità Katia Bellillo (2000).

Così ne scriveva Enzo Bianco, ex presidente del Copasir, in un intervento pubblicato sulla rivista Gnosis nel marzo del 2007: «Appaiono meritevoli di menzione le ragioni ispiratrici di tale ddl (di Mattarella, ndr) governativo di riforma dei Servizi, in quanto da esse già traspare nitidamente - siamo, si noti, nel 1999, in epoca anteriore all'attentato dell'11 settembre 2001 - la consapevolezza dell'obsolescenza della disciplina risalente al 1977».
«NUOVE ESIGENZE». E ancora: «Ebbene, il governo notava in sede di relazione illustrativa come la riforma dell'ordinamento degli organismi informativi apparisse necessaria alla luce dei mutamenti intervenuti nel contesto internazionale, mutamenti consistenti nella fine della Guerra fredda e della contrapposizione fra blocchi e nell'emergere di nuove esigenze di tutela, meno legate alle dinamiche tradizionali dello 'spionaggio militare' e del 'controspionaggio' e più incentrate sul contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo, interno e internazionale».

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