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VERSO IL COLLE 30 Gennaio Gen 2015 1914 30 gennaio 2015

Quirinale, gli amici di Mattarella: «Era perplesso sulla sua candidatura»

L'ex collaboratrice Terranova ne rivela i dubbi: «Ma ha unito il Pd, unirà l'Italia».

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Sergio Mattarella.

L'uomo scelto da Matteo Renzi per cucire le spaccature nel Pd e mettere d'accordo tutta la sinistra sul sul nome del post Napolitano, anche a costo di incrinare il patto del Nazareno, fino a poche settimane fa non era affatto convinto della sua candidatura al Colle.
Sergio Mattarella, che a meno di colpi di scena dovrebbe essere eletto prossimo presidente della Repubblica nella quarta votazione in parlamento in programma sabato 1 febbraio, aveva confidato le sue perplessità agli amici più intimi.
Quelli che conosce da 50 anni e che sente ogniqualvolta lascia Roma per rifugiarsi nel suo appartamento a Palermo, in via Libertà: il «gruppo del bilancio».
DUBBI SULLA CANDIDATURA RACCONTATI DALL'AMICA TERRANOVA. In una di queste telefonate, fatta a Giuseppina Terranova, 83 anni, poco prima di Natale, «il professore» (il nome con cui gli amici chiamano Mattarella) aveva manifestato le sue perplessità circa le voci su una sua ipotetica candidatura al Quirinale: «La prego, non lo dica».
Terranova, l'anima del gruppo, tradisce un pizzco di emozione quando ne parla.
Negli Anni 70, e fino al delitto, era a fianco di Piersanti Mattarella, fratello di Sergio: lui assessore al Bilancio della Regione siciliana, lei direttore della ragioneria. E con loro un gruppo ristretto di persone, alcune delle quali hanno poi animato la cosiddetta «Primavera di Palermo», con in testa Leoluca Orlando. Fuori dal palazzo c'era l'impegno nel partito, la Dc. «Lavoravo con Piersanti ma ero amica di famiglia dei Mattarella, sono cresciuta con loro, dai tempi in cui abitavano in via Segesta, col papà Bernardo che era ministro, e a casa loro c'era sempre tanta gente», ha ricordato la donna. Tempi di passione politica e civile.
DALL'OMICIDIO DI PIERSANTI ALLA PRIMAVERA DI PALERMO. «Ogni sabato ci riunivamo con Piersanti e Sergio», ha raccontato la donna, in una intervista rilasciata all'Ansa. «Decidevamo quali Comuni della Sicilia il giorno dopo saremmo andati a visitare per capire quali problemi finanziari attraversassero». «Partivamo con due auto, con noi venivano spesso Rino La Placa e Leoluca Orlando», ha ricordato. Un gruppo affiatato e impegnato. Poi l'assassinio di Piersanti, mentre era presidente della Regione, il 6 gennaio del 1980. «Ero a casa loro per la veglia», ha raccontato Giuseppina. «La salma di Piersanti era nella stanza principale. Dissi a Sergio: 'Troppo presto ce lo hanno tolto'». «E lui rispose: 'Vediamo cosa possiamo e dobbiamo fare'». «Sergio si occupò subito del partito», ha ricostruito l'amica e collaboratrice, «con lo scopo di portare la legalità». Il clima era difficile, mai però in Sergio ho intravisto il segno della sconfitta e dello sconforto. Nei suoi confronti sempre il massimo rispetto. Se lo meritava e se lo merita. E' una persona corretta, pacata, leale, mai una parola fuori contesto.
«Non urla mai, riesce sempre a trovare una soluzione. Ascolta tutti».
L'AMICA E COLLABORATRICE: «HA UNITO IL PD, UNIRÀ IL PAESE». Nel «gruppo del bilancio» l'attesa è spasmodica, tanta l'emozione all'idea che «il professore» salga al Quirinale. «È l'uomo giusto al momento giusto», si è detta certa Giuseppina. «Non è semplice accettare la proposta di guidare il Paese, lui lo ha fatto dall'alto della sua integrità morale. Ha un taglio morale unico, poche persone sono come lui. È riuscito a riunire il Pd, farà altrettanto col Paese. Avere un uomo così, è una fortuna per l'Italia intera».

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