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SPIRITO ASPRO 31 Gennaio Gen 2015 1100 31 gennaio 2015

Che Italia pigra e logora senza una donna al Quirinale

Il presidente col tailleur? Inconcepibile. Come le nozze gay o una gravidanza maschile.

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Emma Bonino, ex ministro degli Esteri.

In occasioni come queste è facile sentirsi come il felliniano zio Teo di Amarcord, lo sciroccato personaggio che si arrampica in cima a un albero e grida a distesa: «Voglio una donnaaaaa».
Voglio una donna al Quirinale, o meglio, la volevo, visto che anche questa volta non ci è andata.
Non come presidente della Repubblica, almeno: avendo avuto il privilegio di essere ricevuta sul Colle più alto, posso dire che è pieno così di donne, capi-servizio, segretarie, inservienti e impiegate a vario titolo.
Almeno l'8 marzo ce ne sono anche nella Guardia d'onore, che nell'occasione è affidata alle soldatesse dell'esercito anziché ai corazzieri, reggimento che resterà esclusivamente maschile finché non verrà abbassato il limite minimo d'altezza di un metro e 90 o finché le pochissime italiane di quella statura cominceranno ad arruolarsi nei corazzieri anziché preferire le più frivole carriere di cestiste, pallavoliste o indossatrici.
SOGNO ANCORA ACCANTONATO. Ma l'immagine della Guardia d'onore che scatta sull'attenti al passaggio di un'autorevole e sorridente signora anziché di un 70enne in grisaglia, o quella di un volto femminile incorniciato dalle bandiere italiana ed europea nel messaggio augurale di fine anno vanno accantonate per almeno un altro settennato, che si aggiunge ai due e rotti da quando per la prima volta si è parlato di un'ipotesi-donna per la massima carica dello Stato.
POLITICA, CHE PIGRIZIA MENTALE. E anche allora il nome più accreditato era quello di Emma Bonino, che oggi lotta contro un male incurabile - non il tumore, che la senatrice sta affrontando con la sua ben nota tempra e con terapie per fortuna sempre più efficaci, ma la pigrizia mentale di un mondo politico che, più che lo specchio del Paese, ne è la caricatura: ne presenta tutti i difetti degli italiani in forma esagerata e qualche pregio ma in forma così ridicolizzata da essere peggio di un difetto.
E di una sinistra che, anziché avanguardia e battistrada dell'evoluzione della società italiana e dell'affermazione di reali pari opportunità fra i generi, chiave del cambiamento e del progresso, ripropone schemi logori, deprimenti e, in ultima analisi, ingiusti.
NON C'ERA DONNA DI UGUALE LEVATURA? Andiamo, con tutta la stima per Sergio Mattarella (la desinenza 'a' del cognome è l'unica concessione all'altra metà del cielo in questa tornata presidenziale) non era poi impossibile scovare una donna quirinabile di uguale levatura politica e morale.
Del resto quando erano disponibili le politiche con i controfiocchi, le Iotti, le Anselmi e le altre appartenenti all'aristocrazia civile della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, nessuno si sognava di candidarle a capo dello Stato (salvo Cuore, che nel 1992 invocava Tina Anselmi sul Colle al posto di Francesco Cossiga: idea buona come titolo per un giornale di satira, per l'appunto).
RIBALTAMENTO DELL'ORDINE NATURALE. Il Paese non era pronto, si diceva - come se una presidente donna fosse un ribaltamento del (presunto) ordine naturale delle cose, al pari delle nozze gay o della gravidanza maschile.
Come se la Costituzione non fosse veramente al sicuro se a garantirla era una donna. Qualcuno pensava che gli italiani non avrebbero preso sul serio le leggi promulgate da un presidente con il tailleur e un filo di perle.
E poi l'inquilino del Colle ha il comando delle forze armate italiane, che ne sarebbe stato della sicurezza nazionale se fosse stata in mano a una donna? Avrebbe messo rossetti nei nostri cannoni?
Oggi abbiamo Roberta Pinotti come ministro della Difesa, prova vivente che le donne vengono da Venere, ma possono ambientarsi benino anche su Marte.
COLLE, UNA GALASSIA ANCORA LONTANA. Il pianeta Quirinale invece sembra ancora in una galassia lontana lontana: anche questa volta le ragazze sono state illuse di poter finalmente partecipare alla pari al gioco, per poi venire estromesse senza evidenti ragioni.
L'idea che al Quirinale ci voglia una donna perché più della metà della popolazione italiana è fatta di donne che hanno un disperato bisogno di sentirsi rappresentate, valorizzate, considerate, riconosciute, e magari ricompensate per il mazzo che si fanno negli studi, nel lavoro, nelle loro famiglie, in un Paese privo di servizi non sfiora nemmeno i probi e giudiziosi cervelli di quelli che dicono «non conta il genere, contano le qualità».
Il che si traduce: in quel posto ci deve andare un uomo. E in quell'altro posto, come sempre, se lo sono prese le donne.

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