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POLITICA 31 Gennaio Gen 2015 1451 31 gennaio 2015

Elezione Mattarella: chi vince e chi perde

Trionfa il premier. E anche Napolitano. Berlusconi ammaccato, ma con il Nazareno già risorto. E il M5s sempre ininfluente. Il bilancio di un'elezione.

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Roma: l'Aula della Camera durante la terza votazione per l'elezione del presidente della Repubblica (30 gennaio 2015).

Sergio Mattarella è stato eletto dodicesimo presidente della Repubblica con 665 voti.
Appena otto voti in meno dalla maggioranza qualificata dei due terzi che sarebbe stata necessaria nei primi tre scrutini.
E il progetto di Matteo Renzi - «Si parte con Mattarella, si arriva con Mattarella» - è filato liscio. Il premier incassa un presidente di poche parole, ma fermissimi valori, che viene dalla tradizione democristiana progressista come lui.
Si ritrova un governo sempre più monocolore Pd, con il partner di governo Angelino Alfano indebolito dal travaglio del suo partito. E che ha dimostrato l'ennesima oscillazione tra la poltrona dell'esecutivo e il richiamo della sirena di Silvio Berlusconi. Con un centrodestra completamente spaccato - «È morto oggi», ha detto Matteo Salvini - e il Movimento 5 Stelle fuori dai giochi.

Renzi e Napolitano attendono lo spoglio dei voti per l'elezione di Mattarella (@nomfup).

IL TRIONFO DI RENZI E NAPOLITANO. Il primo ministro è il grande trionfatore di questa elezione presidenziale. Un'elezione che l'Italia non poteva permettersi di mancare, soprattutto sotto i riflettori dei partner europei. E anche per questo il secondo vincitore è paradossalmente il presidente uscente, Giorgio Napolitano, con cui Renzi si è confrontato sulla scelta del candidato, con cui ha atteso lo spoglio e ha discusso - si suppone delle riforme - anche a elezione ottenuta. A 'Re Giorgio', secondo le indiscrezioni, si deve anche la retromarcia del centro di Alfano e il sì definitivo a Mattarella. Un attivismo facile da capire. Napolitano ha visto in un voto così ampio a favore del nuovo inquilino del Colle anche la fine della crisi politica che ha segnato il suo bis del 2013: «C'è stato un salto di qualità politico», ha dichiarato a caldo.

Il voto di Pier Luigi Bersani (Ansa).


SINISTRA PD, VITTORIA A TRAINO. La sinistra Pd - da Bersani a Civati a Fassina - può cantare vittoria per un presidente nato da un'apparente crepa del Patto del Nazareno (Renzi peraltro non ha mai detto che comprendesse il Colle). Ma ancora una volta non sono stati loro a guidare il gioco. Inoltre è difficile che dopo un tale capolavoro Renzi molli su altri fronti che dividono il partito.
Massimo D'Alema ha ottenuto l'ennesimo riconoscimento di aver scelto uomini capaci: Mattarella fu il suo vicepremier ed è solo l'ultimo di una lunga lista di personalità ben conosciute dall'ex leader Ds pronte a collaborare con Renzi.
VENDOLA INCASSA IL SUO CANDIDATO. Nichi Vendola ha invece vinto la sua partita, anche se è destinato a rimanere all'opposizione (perdente) delle politiche di governo. Come ha spiegato Massimo Cacciari, Mattarella era il candidato che Vendola avrebbe voluto proporre fin dall'inizio. Proposta tenuta riservata, per non bruciare la candidatura.

Denis Verdini e Paolo Romani alla Camera (Ansa).

PER FITTO UNA VITTORIA DI PIRRO. Forza Italia è uscita spaccata e sconfitta dal confronto con Renzi. L'ala fittiana può cantare vittoria, almeno a livello di immagine. E rivendicare di aver visto giusto su Renzi. Ma la loro richiesta - «Basta Nazarenate» - non sembra destinata a essere esaudita.
BERLUSCONI E IL NAZARENO RISORTO. Anche perché non è affatto chiaro se il Berlusconi arrabbiato dei giorni passati sia così genuino. Il Patto del Nazareno morto per tre giorni sembra infatti già risorto nelle parole di Giovanni Toti: «Un fallo di reazione sulle riforme sarebbe ingiustificabile», ha spiegato. E se il Mattinale di Renato Brunetta parla di «Mattarenzi» e minaccia: «Niente sarà come prima», è difficile che il leader di Forza Italia rinunci a contare qualcosa nella partita politica.
SOCCORSO AZZURRO A MATTARELLA. Alla fine i conti non tornano: gli elettori di Fi sono 142, ma le schede bianche finite nell'urna sono state solo 105. E con questi numeri il partito dell'ex Cav rischia di essere dilaniato da nuovi tumulti interni. E l'ipotesi che gli azzurri siano andati incontro a Renzi per lanciare un messaggio non è repentina. Resta da capire se sia stato proprio Berlusconi a sacrificare il partito sull'altare degli accordi con il premier o al contrario se i suoi gli hanno dato un sonoro schiaffo politico.
In ogni caso il leader del centrodestra dovrebbe stare in guardia, perché nonostante i silenzi, Mattarella rischia di essere il presidente della Repubblica più simile al tanto odiato Oscar Luigi Scalfaro.

L'applauso dai banchi del Partito democratico (Ansa).

ALFANO SCHIACCIATO. Ma peggio dell'ex Cavaliere (non del centrodestra), sta certamente Angelino Alfano. Che ha rischiato di essere il primo ministro dell'Interno a non votare un presidente della Repubblica. Per di più siciliano e democristiano come lui. E ha creato spaccature profonde dentro il centro, soprattutto in quegli esponenti - Beatrice Lorenzin in testa - ormai organici al renzismo. Risultato: una pessima figura e la portavoce di Ncd Barbara Saltamartini che ha presentato le dimissioni a poche ore dal trionfo di Mattarella (leggi l'intervista).
Fratelli d'Italia è rimasta a guardare, mentre la Lega - per bocca di Matteo Salvini - può continuare a rivendicare per sé la leadership della destra: «Oggi», ha detto Salvini, «il centrodestra è morto».
LA SCONFITTA DEL M5s. Il M5s invece si è tenuto per l'ennesima volta fuori dai giochi. Dopo aver candidato anche Pier Luigi Bersani, ripetutamente insultato ai tempi della campagna elettorale del 2013, al momento clou della partita politica, si è ritrovato ininfluente. Gli ex M5s hanno votato Rodotà. Una pattuglia di sei fuoriusciti - Campanella, Orellana & Co. - hanno votato Mattarella. Ma anche senatori del Movimento hanno riconosciuto lo sbaglio politico. Il senatore Michele Giarrusso ha spiegato che è mancato il tempo per inserire Mattarella nelle Quirinarie. E Serenella Fucksia ha ammesso: «Abbiamo sbagliato, Mattarella doveva essere nelle Quirinarie».
Un intervento di Aldo Giannuli sul blog dice che per il Movimento è una «discreta vittoria». Convinto lui, non convinti tutti.

Il blog di Grillo parla di 'discreta vittoria'.

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