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EDITORIALE 31 Gennaio Gen 2015 1333 31 gennaio 2015

Nove riflessioni su Mattarella e dintorni

Perché l'elezione del nuovo capo dello Stato porterà Renzi a governare per altri 20 anni.

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Habemus presidente, come era ovvio che fosse viste le premesse delle ultime ore con la svolta centrista, e come aveva pronosticato sin da subito Matteo Renzi, sicuro che al quarto scrutinio, quello a maggioranza semplice, il nome sarebbe uscito.
NULLA SARÀ COME PRIMA. Niente, a questo punto, sarà più come prima. Con l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, la scena politica è destinata a cambiare: ci sono protagonisti che ne escono rafforzati, altri che verranno relegati al ruolo di comprimari, altri ancora per cui il viale del tramonto è una strada senza ritorno. Vediamo di elencare qualche conseguenza.

Matteo Renzi e Sergio Mattarella.

1. IL VINCITORE È RENZI. La corsa al Quirinale ha un unico grande vincitore, ed è Matteo Renzi. Il modo in cui in questi giorni si è via via incartato con disarmante facilità i potenziali antagonisti, dentro e fuori il suo partito, dimostra ancora una volta le sue qualità di stratega.
L’obiezione che all’acume tattico non corrisponda una analoga capacità di sostanziare il suo afflato riformista in questo caso è la consolazione dei perdenti. Allo stesso modo chi ne denuncia la spregiudicatezza, quello “stai sereno” tante volte ripetuto e disatteso ad amici-nemici, commette l’errore di scambiare morale e politica.

2. NASCE LA TERZA REPUBBLICA. Ne consegue che dalla partita per il Colle il renzismo perde ogni connotazione di stagione effimera, e diventa una dominante di lungo periodo della politica italiana. Un periodo che inizia con l’Italicum, ovvero la legge elettorale che fa da premessa alla nascita della Terza Repubblica, e che consentirà al premier e al Pd di poter contare su maggioranze bulgare.
Quindi, fatto salvo eventi imprevedibili, di governare per lungo tempo.

3. FINISCE IL PRESIDENZIALISMO ANOMALO. Con Mattarella la fase del presidenzialismo anomalo, quella che ha portato Giorgio Napolitano a passare da arbitro garante delle istituzioni repubblicane a giocatore, è destinata a concludersi.
Anche se, come alcuni pensano, il neo inquilino del Colle non si limiterà al ruolo asettico di notaio dei desiderata dell’esecutivo, con Renzi la politica ha ripreso il sopravvento dopo la vacatio seguita all’uscita di scena di Silvio Berlusconi, quella che portò alle larghe intese e a due governi “presidenziali” come furono quelli guidati da Mario Monti ed Enrico Letta.

4. LA MINORANZA PD È RIDIMENSIONATA. La scelta di Mattarella, nome condiviso da tutto il Pd, ha come riflesso l’indebolimento dell’opposizione interna, sulla cui capacità di incidere per altro già si poteva dubitare visto come si è mossa al banco di prova del Jobs Act e della riforma elettorale.
Nella fattispecie poi, il fatto che il suo interlocutore naturale, ovvero il partito di Nichi Vendola, abbia deciso sin da subito di convergere sul nome del giudice della Corte Costituzionale, le ha fatto mancare la sponda necessaria per mettere in difficoltà il premier.

5. SI CONFERMA L'IRRILEVANZA DEL M5S. Nell’elezione del presidente della Repubblica il Movimento 5 stelle conferma la propria irrilevanza politica, insieme a una preoccupante incapacità strategica, che rende il pur consistente bacino di consenso di cui ancora dispongono una morta gora.
L’aver poi indicato nel novero dei candidati il nome di Pier Luigi Bersani, ovvero l’ex segretario del Pd cui all’indomani delle elezioni 2013 chiusero la porta in faccia al suo tentativo di coinvolgerli nella maggioranza di governo, denota un preoccupante stato confusionale e una attitudine di brevissimo respiro. La diaspora del movimento, che ha già sin qui perso una trentina di parlamentari, sembra dunque destinata a continuare. Anche se la totale convergenza dei voti pentastellati sul candidato Imposimato potrebbe per il momento rallentarla.

6) IL CENTRODESTRA CONTINUA LA SUA IMPLOSIONE. Le vicende di questi giorni confermano ulteriormente lo sbandamento del centrodestra e la sua incapacità di trovare una leadership che sostituisca quella oramai appannata di Silvio Berlusconi.
È una galassia che, con la crisi del capo, ha subito una irreversibile implosione.
Ridotta dal punto di vista del consenso elettorale a minimi termini, non riesce ad affrancarsi dalla devastante contraddizione di una azione politica che non riesce a prescindere dagli interessi privati del Cavaliere.
Inutile anche pensare che l’opposizione interna capeggiata da Raffaele Fitto possa portare a una inversione di tendenza. Fitto, ovvero il Civati di Forza Italia, ha fatto sin qui solo da mosca cocchiera. Patetico anche il tentativo di riportare Alfano all’ovile, promettendo di restituirgli quel quid che il Cavaliere, dopo le prove iniziali del suo delfino, si era subito ripreso.

7. LA LEGA SUBISCE UNA BATTUTA D'ARRESTO. Anche la Lega di Matteo Salvini, forse per la prima volta dopo una marcia trionfale che l’ha portata a raggiungere, se non a superare, il peso si Forza Italia, segna una battuta d’arresto.
L’indicazione di Vittorio Feltri come successore di Napolitano, in tandem con quel cespuglietto della politica che sono i Fratelli d’Italia, è sembrata una di quelle boutade mediatiche in cui il segretario del Carroccio eccelle, scambiando con la realtà l’universo dei palinsesti tivù. Qualcuno della vecchia guardia sopravvissuta alla crisi del bossismo sarebbe bene glielo rammentasse.

8. IL PATTO DEL NAZARENO RESTA OPERATIVO. Si fa una gran strologare sui destini del Patto del Nazareno, se il modo in cui si è risolta la partita del Quirinale lo renda di fatto superato. Forse, viste anche le vicende di queste ore, quell’accordo di cui non si sono mai conosciuti fino in fondo i termini è stato largamente sopravvalutato.
Per Renzi è stato sicuramente un taxi su cui salire per arrivare prima, con la disponibilità dei voti berlusconiani, a disegnare il quadro delle riforme. Per l’uomo di Arcore è stato soprattutto un salvacondotto patrimoniale, nonché un tentativo – sinora disatteso- per recuperare l’agibilità politica perduta e tanto agognata.
Sul primo aspetto, quello che riguarda la tutela e il destino futuro delle sua aziende, il Patto resta più che mai operante.

9. UN'ELEZIONE IN UN CONTESTO ECONOMICO FAVOREVOLE. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, il premier non può che ringraziare la buona sorte. L’elezione di Mattarella è avvenuta in un contesto che per la prima volta, dopo otto lunghi anni di recessione, mostra segnali di ripresa.
E ciò avviene più per fattori esogeni, dal drastico calo del prezzo del petrolio al rafforzamento del dollaro, che non per meriti propri.
Cosa che per altro non incide sul risultato finale: governare con i fondamentali dell’economia in miglioramento rende la strada decisamente più agevole. A patto che questo non sia l’alibi per rinunciare o rallentare l’azione di risanamento dei conti pubblici. Sulla quale, a onor del vero, Renzi sinora non ha dato buona prova di sé.

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