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MEDIA E POLITICA 31 Gennaio Gen 2015 1000 31 gennaio 2015

Quirinale, l'esercito di esperti che ama l'intrigo

Accreditati 450 cronisti, 40 fotografi, 31 testate alla Camera. Rumor, inciuci, news presunte. Da Mentana Stachanov a Volo cacciato, l'invasione dei commentatori.

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Roma: l'Aula della Camera durante la seconda votazione per eleggere il presidente della Repubblica (30 gennaio 2015).

Per i giornalisti politici - ma a onor del vero non solo loro - è più o meno come il Natale.
Perché l’elezione del presidente della Repubblica dà a tutti l’occasione di parlare, e parlare ancora.
A ogni giro il numero dei quirinalisti aumenta vertiginosamente, superando quasi quello degli esperti di calcio.
Se fino a qualche giorno fa, per capirci, gli italiani erano tutti allenatori, ora sembrano aver riposto i giornali sportivi e sfoderato la Costituzione con la stessa nonchalance.
RITO COLLETTIVO PUBBLICO. Il motivo è semplice: l’elezione del capo di Stato avviene con un rito collettivo che si consuma a Montecitorio, dove le due Camere si riuniscono in seduta comune, e il voto, così come lo spoglio, possono essere seguiti in diretta.
Molto diverso da quanto avviene, per esempio, per la formazione di un governo, dove il premier e la lista dei suoi ministri si decidono al chiuso, nelle stanze della politica.
RUMOR, NOTIZIE E INCIUCI. Per la prima carica della Repubblica il voto è alla luce del sole. Certo, le decisioni no, ma ugualmente il Transatlantico - il corridoio di palazzo Montecitorio appena fuori dall’Aula, dove i politici sono soliti intrattenersi tra loro e con i giornalisti - è foriero di notizie e inciuci.
E il rito della votazione, delle dichiarazioni, dello spoglio delle schede si ripete una, due, tre, quattro volte. Che equivalgono a parecchie ore di trasmissione.
IN TUTTO 657 ADDETTI. Le richieste all’ufficio di Montecitorio che si occupa di gestire gli accrediti dei giornalisti sono da record: 450 giornalisti accreditati, 40 fotografi, 140 operatori in rappresentanza di 31 testate italiane, alle quali si aggiungono 10 testate estere e 27 operatori, per una cifra di 657 addetti all’informazione, un numero mai visto prima.
Solo la Camera ha speso 25 mila euro per consentire una copertura giornalistica adeguata all'evento.

Fabio Volo infiltrato e cacciato malamente

Roma: Fabio Volo alla Camera per seguire da vicino le operazioni di voto del presidente della Repubblica (30 gennaio 2015).

Tra la folla di giornalisti, venerdì 30 gennaio ha fatto capolino anche lo scrittore e presentatore Fabio Volo.
Non essendo iscritto all’Ordine, l’artista che voleva seguire l'elezione del presidente della Repubblica per la trasmissione Che tempo che fa si era accreditato come tecnico tivù, ricevendo un tesserino che non dà accesso al Transatlantico.
INFLESSIBILE MASERA. Una volta dentro, si è intrufolato nel corridoio prendendo in prestito il tesserino di un giornalista. Dopo un po’ è stato scoperto e cacciato: «Il regolamento vale per tutti», ha spiegato la responsabile della comunicazione della Camera, Anna Masera.
E dire che Fabio Fazio, poco prima, aveva twittato: «Grande @Fabiovoloo!!! A Montecitorio per #chefuoritempochefa! Domani sera ci racconterà tutto, se non lo arrestano...», messaggio cui la stessa Masera aveva risposto implacabile: «Mia risposta a richiesta accredito, in cui ho spiegato regolamento Montecitorio da rispettare, non era chiara?».

Dalla Camera agli studi delle trasmissioni, nella tivù italiana sembra che dall’inizio delle votazioni non si sia parlato d’altro.
Il più stacanovista, come prevedibile, è stato Enrico Mentana, che ha iniziato lo speciale del TgLa7 - a ragione chiamato “Maratona Quirinale” con tanto di hashtag collegato - nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio.
NON MOLLA NEMMENO IL TG. Ed è praticamente rimasto quasi sempre in onda, non mollando nemmeno la conduzione del telegiornale serale.
Con lui la giornalista parlamentare Alessandra Sardoni, per la cui “liberazione” dalle grinfie dell’esigente direttore è nata anche una pagina Facebook: Liberate Alessandra Sardoni da Enrico Mentana, con hashtag #bringbackoursardoni.


Le lunghe ore di diretta hanno messo a dura prova anche il collaudatissimo Chicco che durante lo spoglio della prima votazione, durante la quale sono comparsi nove voti per Mauro Morelli - esponente di Sel - si è lasciato sfuggire un «Chi cazzo è Morelli?», convinto di avere il microfono spento.
LABATE CON LA TOSSE. Con lui a lungo è rimasto in studio Tommaso Labate, ex firma del Riformista e del fallimentare Pubblico, oggi collaboratore del Corriere della sera e presenzialista dei salotti televisivi.
Formazione comunista, oggi vicino alle posizioni renziane, Labate ha allietato la trasmissione con riflessioni politiche e tanti colpi di tosse, tanto da essere rimproverato da Mentana.
DAMILANO C'È SEMPRE. Presentissimo, ma dal cortile di Montecitorio, anche Marco Damilano, giornalista de l’Espresso e super esperto di Pd, nonché anche lui grande frequentatore di studi televisivi.
Ma al microfono della Sardoni si sono affacciati anche Claudio Tito, capo della politica a la Repubblica, per l'occasione emerso dalla redazione, e Marco Conti, firma de Il Messaggero.

Ferrara commenta ovunque e battibecca con Travaglio

Giuliano Ferrara e Marco Travaglio negli studi di Servizio pubblico (29 gennaio 2015).

Sky Tg24 per il suo speciale in diretta dagli studi sulla Salaria ha tirato fuori un’invidiabile batteria di politici e giornalisti.
A discettare di patto del Nazareno, strategie, nomi e possibili ritorni alle urne si sono alternati personaggi come Bruno Manfelotto, ex direttore de l’Espresso, rimasto nella testata come editorialista; Mario Sechi, ex guida de Il Tempo, oggi editorialista de Il Foglio, voce di Radio24 e consulente per la comunicazione digitale per la società Atomic Media.
«PETULANTE E NOIOSO». Non ha perso l’occasione anche l’ormai ex direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, che ha da pochi giorni passato il testimone a Claudio Cerasa: negli studi di Servizio Pubblico è stato protagonista di un vivace battibecco con Marco Travaglio, cui ha rivolto un poco cortese: «Stai zitto, sei petulante e noioso».
L’elezione del presidente della Repubblica, poi, non poteva certo non essere argomento di discussione del salotto di Bruno Vespa: nella puntata di Porta a Porta di venerdì non c’era un plastico del Quirinale, ma Debora Serracchiani, Maurizio Lupi, Giovanni Toti e Matteo Salvini.
FELTRI SÌ E VESPA NO? Il giorno prima invece era stato lo stesso conduttore a indossare le vesti di esperto quirinalista a Le Invasioni Barbariche, dove ha mostrato il suo rammarico perché nessuno aveva avanzato il suo nome come possibile candidato, mentre poi dalle urne di Montecitorio sono usciti nominativi di colleghi come Vittorio Feltri, Claudio Sabelli Fioretti, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, e Antonello Zitelli, giornalista di Tg8 Retesiciliacolor, che è riuscito ad accaparrarsi due voti.
Del resto, perché no: visto che la maggior parte dei giornalisti italiani sembra esser diventato improvvisamente esperto di Colle e presidenza della Repubblica, qualcuno potrebbe ritenersi addirittura in grado di ricoprire quel ruolo.

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