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LA MODA CHE CAMBIA 1 Febbraio Feb 2015 1556 01 febbraio 2015

Mattarella, capelli alla Karajan e stile snob

Il nuovo capo dello Stato è austero e rigido. Molto diverso da Giorgio Napolitano.

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Sergio Mattarella.

Racconta il viceministro allo sviluppo economico Carlo Calenda che nel giugno del 2014, quando vennero allestiti i festeggiamenti per i 60 anni di Pitti, a Firenze, fu ventilata l’ipotesi di portare i maggiorenti della moda italiana in visita da Giorgio Napolitano al Quirinale. Sarebbe stata la migliore risposta alla festa che il premier inglese David Cameron aveva organizzato a Downing street per gli ospiti di una precedente fashion week londinese, e una risposta di tale portata (storica, architettonica, artistica) da tramortire lo sfidante inglese.
IDEA PITTI AL QUIRINALE. Napolitano, divertito, aveva detto di sì, tanto che i rispettivi cerimoniali si erano messi in moto per predisporre un treno per trasportare buyer e stilisti a Roma e la mattina successiva accompagnarli a Firenze per l’apertura della kermesse. Ma il premier Matteo Renzi decise di aprire direttamente la fiera dalla sua città e, per non sovrapporre le due figure istituzionali su uno stesso evento, l’idea del Quirinale venne accantonata, in attesa di altre occasioni o, come si ventilava nei giorni scorsi, di un nuovo inquilino.
Ecco. Si ha l’impressione che convincere Sergio Mattarella a intrattenere i modaioli al Quirinale non sarà facile. Sarà anche un’impressione sbagliata, eppure mi figuro già una decina di stilisti e buyer, certo molto creativi e di grande successo ma anche parecchio sopra le righe e dall’eloquio non troppo forbito, raggelarsi di fronte al sorrisetto trattenuto del professor Mattarella, come scolari indisciplinati e un po’ somari spediti in presidenza per la reprimenda ufficiale.
NAPOLITANO, UN PRESIDENTE ALLA MANO. Con Napolitano non sarebbe accaduto. Il presidente emerito, nonostante il carico pesantissimo della sua storia personale e politica e il suo innegabile carisma, non avrebbe messo a disagio o intimorito nessuno, e non è un caso che Luciana Littizzetto si rivolgesse a lui nei suoi monologhi come a 'napisan', dal nome di un prodotto paramedicale per la cura dei bambini e del benessere.
Vi sembreranno, quelli che sto per elencare, dettagli superficiali, irrilevanti, ma non lo sono affatto: fanno parte di quel codice non scritto e non detto, frutto di quella 'storia' condivisa, di secoli di segni e segnali di cui riconosciamo il significato e ai quale rispondiamo e ci uniformiamo spontaneamente.
L’aura personale di Napolitano si giova infatti di qualche dettaglio vestimentario che naturalmente avvicina le persone: la camicia dal colletto mediamente piccolo, chiusa su una cravatta sottile, molto usata, che associamo al riserbo e alla modestia; il cappello modello Borsalino, calcato sul capo con nonchalance e un pizzico di civetteria a proteggere la calvizie, come fanno i nonni a cui si rivolgono, talvolta spazientiti, i giovani quando ne vedono uno al volante.
Nel caso specifico, il nonno col cappello ci ha levato le castagne dal fuoco per nove anni, acquisendo fama di rettitudine morale ovunque nel mondo e regalandocene pure un po’ quando il Paese sembrava non averne punto, ma chiunque, incontrandolo, prova naturalmente il desiderio di abbracciarlo.

Capelli da artista e giacca da professore

Matteo Renzi e Sergio Mattarella.

Di Sergio Mattarella, la fama di inflessibilità austera che lo circonda sembra totalmente smentita dal taglio dei capelli. Una nuvola bianca, curata. Sono i capelli di Beethoven, di Karajan, di Strehler: tre artisti, tre uomini molto consci del proprio potere intellettuale e del magnetismo che ne derivava. La giacca: appena ampia sulle spalle, comoda sul giromanica. La giacca del professore che incontrate nel corridoio della facoltà mentre cammina leggermente curvo, con le falde che ne seguono il movimento, leggermente svolazzanti. La giacca del pensiero fisso altrove; la giacca del politico che dichiara (anche così) di non ritenere il proprio abbigliamento un argomento di interesse.
ELEGANTE IN MODO DISCRETO. Non ha comprato la prima giacca che gli è passata fra le mani e nemmeno è uno sciattone, perché la stoffa e la fattura denunciano a una prima occhiata una buona mano e un costo; di certo, però, il proprietario di quella giacca non ne ha provate 15, prima di sceglierla; in apparenza, anzi, l’ha acquistata già confezionata. In realtà, quasi sempre, quel genere di giacche, le stesse di Andreotti, per dire, esce dalle mani di un sarto.
Quindi, la camicia e la cravatta: le punte leggermente allungate della borghesia riflessiva (le trovate anche nei politici francesi di sinistra; non le trovate fra i banchieri di ogni latitudine, invece, che preferiscono il collo tagliato o il genere Oxford della vanità apparente), accompagnate a una cravatta annodata perfettamente. Il nodo mai allentato del rispetto di sé e per gli altri. Il nodo largo dell’allegro cafone (togliete il caso di Gianni Agnelli, lo faceva apposta) e quello misero delle origini contadine, più che un nodo un cappio, gli sono ignote.
SORRISO VAGO, OCCHI AZZURRI E DISTANTI. Ma è il vago sorriso che gli aleggia sempre sulle labbra a definirlo, e il riflesso degli occhi azzurri, acutissimi e distanti dietro gli occhiali dalla montatura rétro, Anni 70. Chiunque di noi conosce quel genere di espressione e l’uomo che la possiede, e sa che può intimorire l’interlocutore fino a paralizzarlo, ma anche sollevarlo e rasserenarlo, quasi un sospiro di sollievo, quando si sciolga in un sorriso.
Dicono che, con i suoi studenti, il presidente Mattarella sia sempre stato affabile e caloroso, come non è mai stato con gli avversari politici ai quali riserba invece il pacato disprezzo così ben descritto da Tomasi di Lampedusa per il suo principe di Salina. Non ha mai alzato la voce, per indole ma soprattutto per educazione. La forza dei taciturni, resa invincibile dalla cultura e dall’educazione. Sì, decisamente non vedo il treno dei venditori di vestiti dirigersi garrulo verso il Quirinale.

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