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GIUSTIZIA 2 Febbraio Feb 2015 1225 02 febbraio 2015

Berlusconi, concessa la liberazione anticipata

Via libera del giudice di Sorveglianza. Sconto di pena di 45 giorni per il Cav.

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Silvio Berlusconi.

Il giudice di Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti, ha concesso la liberazione anticipata di 45 giorni a Silvio Berlusconi, nell'ambito dell'affidamento in prova ai servizi sociali di un anno che il leader di Forza Italia sta scontando per la condanna definitiva per il caso Mediaset.
ACCOLTA L'ISTANZA. Accolta, dunque, l'istanza presentata lo scorso 7 gennaio da Berlusconi di uno sconto di un mese e mezzo: ora l'ufficio esecuzione della procura, che aveva dato parere negativo alla richiesta, deve notificare un nuovo atto con cui si comunica al leader di Fi che, per via della liberazione anticipata, il fine pena secondo il ricalcolo sarà il prossimo 8 marzo.
SERVIZI SOCIALI CONCLUSI L'8 MARZO. Poi il tribunale di sorveglianza fisserà un'udienza per dichiarare l'estinzione del reato. Berlusconi avrebbe dovuto concludere l'affidamento in prova ai servizi sociali, con tanto di attività di volontariato nel centro di anziani alle porte di Milano, il prossimo 23 aprile. Detraendo da questa data i 45 giorni di liberazione anticipata concessa, finirà il suo iter proprio il prossimo 8 marzo.
La decisione non avrà effetti sulla decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore.
RIMANE INCANDIDABILE. In base alla legge Severino rimarrà incandidabile per sei anni e cioè fino al novembre 2019, anche se, si fa notare in ambienti giudiziari, può sempre giocare la carta della 'riabilitazione', prevista dalla stessa norma siglata dall'ex guardasigilli, che, se concessa, potrà consentirgli di anticipare di circa un anno il suo rientro in politica.
Inoltre rimane ancora da definire il ricorso alla Corte di Giustizia europea per l'annullamento della sentenza passata in giudicato per la quale gli sono stati inflitti quattro anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, per la frode fiscale commessa con la compravendita dei diritti tivù.
BUON COMPORTAMENTO A LUGLIO. A convincere il giudice Crosti a dare il consenso alla liberazione anticipata richiesta è stato, tra l'altro, il comportamento tenuto a luglio dall'ex premier, quando era stato convocato per una reprimenda e una diffida formale in seguito all'attacco alle toghe durante la sua testimonianza del 19 giugno al processo di Napoli a carico di Valter Lavitola ed anche per le frasi pronunciate nel corso di un'intervista andata in onda in precedenza nel corso della trasmissione Piazzapulita.
Ma l'essersi presentato puntuale al colloquio con il giudice, l'aver dimostrato la disponibilità ad ascoltare per poi porgere le sue formali scuse, è stato valutato come un segnale di resipiscenza e di comprensione del significato della percorso di reinserimento intrapreso. Scuse, per altro, ritenute un gesto «non scontato» che assieme all'atteggiamento tenuto quel giorno dell'ex presidente del Consiglio è apparso indicativo di «una rivisitazione critica della condotta» e di «un recupero del valore intrinseco della misura» alternativa alla detenzione che ha poi portato avanti.

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