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OLTREMANICA 2 Febbraio Feb 2015 1452 02 febbraio 2015

Gran Bretagna, i Verdi guadagnano consensi

Abolizione della monarchia. Reddito minimo. E revisione del reato di terrorismo. Così il Green Party sfida l'Ukip. E punta al terzo posto nelle elezioni di maggio. 

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Natalie Bennett, leader del Green Party.

Tra i due litiganti il terzo gode. Almeno lo sperano i Verdi in vista delle elezioni inglesi del 7 maggio.
A meno di 100 giorni dall'apertura delle urne il partito dei Green conta già più membri dei Lib Dems: oltre 13 mila cittadini si sono iscritti in una sola settimana, in tutto sono quasi 50 mila, riporta la stampa inglese.
I sondaggi danno i Verdi all'11%, quindi già avanti ai Lib Dems, e per il terzo posto tra le forze politiche del Paese si profila una lotta con l'Ukip.
Se verde è il colore della speranza, di questo passo, la possibilità di sorpassarli e fare pressing sui Laburisti e i Conservatori non sembra più così irrealizzabile.
BENNETT: «VENDIAMO BUCKINGHAM PALACE». Ci crede la leader del partito, Natalie Bennett, che ha iniziato una campagna elettorale a tappeto, sia mediatica sia sul campo, non priva di sparate. In un'intervista sul The Times, spiegando uno dei pilastri del proprio programma, ovvero la creazione di nuovi alloggi a prezzi accessibili, Bennett ha ipotizzato la vendita di Buckingham Palace per trovare le risorse da reinvestire nella costruzione di case popolari.
E «una di queste si potrebbe dare anche alla Regina», ha ironizzato, «in caso avesse finito i soldi».

Contro monarchia, pellicce e foie gras: il green power spopola tra i vip

Il leader dell'Ukip, Nigel Farage.

Per ora di risorse il partito dei Verdi sembra averne raccolte abbastanza, almeno per la campagna elettorale. La stilista e attivista inglese Vivienne Westwood ha donato ai Verdi 300 mila sterline: «Non è tanto rispetto a quello di cui i partiti politici hanno bisogno, ma un po 'di olio alle loro ruote per partire», ha spiegato al magazine New Statesman.
Westwood non è l'unica vip a pensare che i Verdi siano «cool». In un'intervista a Radio Times anche l'attrice Lily Cole ha dichiarato che voterà per Bennett e compagnia. Tanti sono i cittadini attratti dal green power, insoddisfatti della politica britannica e desiderosi di un cambiamento. Il bacino di voti sul quale i Verdi puntano maggiormente è quello della sinistra radicale delusa.
DEPENALIZZAZIONE DI DROGHE E PROSTITUZIONE. «La gente ha davvero voglia di qualcosa di diverso e in noi c'è un elemento di novità e freschezza», ha continuato Bennett.
Resta però da vedere quanto le nuove idee messe sul tavolo piacciono agli inglesi: tra i punti del programma c'è la depenalizzazione delle droghe e della prostituzione, ma soprattutto dell'appartenenza a organizzazioni terroristiche. Una proposta quest'ultima che dopo gli attacchi di Parigi rischia di azzoppare il partito.
In linea con la sua anima verde propone anche il divieto dell'uso di animali da circo, del foie gras e delle pellicce.
PRELIEVO PROPORZIONALE AL DANNO CAUSATO. I Verdi vogliono abolire la monarchia e gran parte dell'esercito. E più che nella decrescita felice credono nella globalizzazione infelice, che insieme con il commercio internazionale basato sulla logica del ribasso sta portando a un inevitabile impoverimento dei cittadini.
Per questo una delle proposte è quella di investire maggiormente nel commercio interno, l'obiettivo è l'autosufficienza nazionale basata sulle piccole imprese. L'Iva sarebbe sostituita da un prelievo calcolato in proporzione al danno ambientale e sociale causato da un prodotto.
«L'età della crescita forsennata è finita. Ora abbiamo bisogno di guardare non ai profitti, ma a una migliore qualità della vita».

Togliere ai ricchi per dare ai poveri: la lotta contro Amazon

Amazon è il colosso internazionale dell'e-commerce con sede negli Usa.

Uno dei cavalli di battaglia che Bennett ha intenzione di cavalcare da qui a maggio è la lotta contro le multinazionali che non pagano le tasse in Inghilterra.
La prima della lista è Amazon, accusata non solo di sfruttare i propri dipendenti, ma anche di usare per il proprio profitto i servizi e le infrastrutture messi in piedi con i soldi dei cittadini (alcuni esempi sono le strade su cui i furgoni di Amazon passano per consegnare i loro prodotti o il servizio sanitario nazionale di cui anche i lavoratori della multinazionale usufruiscono).
Insomma togliere ai ricchi per dare ai poveri, attraverso norme fiscali di successione più rigorose - per evitare che la ricchezza sia trasmessa senza costi - e l'introduzione di una tassa sul patrimonio per chiunque possieda più di 3 milioni di sterline. Infine un ritocco delle aliquote di imposta: i Verdi vorrebbero applicare quella massima del 50% a tutti coloro che guadagnano più di 100 mila sterline.
REDDITO MINIMO DI 71 STERLINE A SETTIMANA. Una serie di misure draconiane che permetterebbero ai Verdi di finanziare politiche sociali quali l'aumento del salario minimo di 10 sterline.
Ma la mossa più radicale di Bennett sarebbe dare a tutti un reddito minimo di base di 71 sterline alla settimana, senza distinzione tra ricchi o poveri, lavoratori o disoccupati.
Solo i bambini prenderebbero meno, per i pensionati e i disabili invece ci dovrebbe essere un aumento. Una misura che costerebbe alle casse dello Stato circa 280 miliardi di sterline. E che la stessa sinistra radicale sinora non è riuscita a portare sul tavolo del governo.
COME L'ANGURIA: VERDE FUORI E ROSSO DENTRO. Ma i Verdi, che a Londra vengono chiamati il partito del watermelon (verde fuori e rosso dentro, come l'anguria), per vincere le elezioni sono pronti a rivolgersi a qualsiasi elettore, non solo ambientalisti e sostenitori della sinistra.
Conservatori, laburisti, lib dem e soprattutto anti-Ukip. «Perché Farage e il suo partito devono avere così tanta attenzione per dire cose così stupide e razziste?», è lo sfogo di Bennett.
Per quanto la leader abbia dichiarato di aspettarsi che il partito guadagni solo sei seggi, un buon risultato permetterebbe ai Green di avere un peso politico maggiore di quello attuale. E un potere negoziale importante, sia con un governo di coalizione sia con uno guidato da un solo partito a maggioranza limitata.

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