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STRATEGIE 2 Febbraio Feb 2015 1811 02 febbraio 2015

Russia, si rafforza l'asse con Cina e India

Pechino è il primo partner commerciale. New Delhi il nuovo sbocco energetico. Isolato dall'Occidente, Putin guarda a Est. E sull'Ucraina dice: «Basta violenze».

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Il presidente russo Vladimir Putin con il suo omologo cinese Xi Jinping.

Il processo era in corso già da tempo, la crisi ucraina non ha fatto che accelerarlo: la virata della Russia verso Est è ormai più di una semplice ipotesi.
Il ritorno delle tensioni con l’Occidente ha spinto il Cremlino a guardare con maggiore intensità alle alleanze strategiche ed economiche con vecchi e nuovi partner a Oriente.
E il summit del 2 febbraio con Cina e India, ove ce ne fosse bisogno, è la conferma.
MOSCA, IL BARICENTRO SI SPOSTA A EST. La Russia è il Paese più vasto del mondo e la finestra sull’Europa è molto più piccola di quella sull’Asia. Dal Caucaso all’Oceano Pacifico passando per il Pamir, i confini russi si estendono per oltre 15 mila chilometri, 6.800 dei quali a contatto con il Kazakistan e 3.600 con la Cina.
Non è difficile quindi spiegare perché sia le maggiori repubbliche centroasiatiche ex sovietiche sia Pechino e gli altri maggiori attori che gravitano nella regione euroasiatica, dalla Turchia all’Iran arrivando sino all’India, stiano acquisendo peso sempre maggiore nelle strategie russe.
RAPPORTI AD ALTO POTENZIALE. Da questo punto di vista l’isolamento di Mosca è una questione di prospettiva e si nota solamente sul versante occidentale, peraltro anch’esso frammentato. Russia, Cina e India, tre quinti dei Brics, non costituiscono una realtà omogena, ma i rapporti reciproci sono ad alto potenziale in un’area dove si vuole rafforzare l’idea di un mondo multipolare, sostituendola a quella unipolare con gli Stati Uniti nel ruolo dei protagonisti assoluti.
Tra Mosca, Pechino e New Delhi non si tratta di amore a prima vista, ma di relazioni basate su interessi convergenti. Al di là della stretta attualità e del summit di Pechino nel formato trilaterale Ric (Russia, India, Cina), non certo nuovo ma partito già nel 1996, è chiaro che le sinergie tra i maggiori attori sulla scacchiera asiatica sono in aumento.

Russia-Cina-India: l'asse orientale degli affari

Il presidente russo Vladimir Putin con il premier indiano Narendra Modi.

L’asse portante è quello tra le due autocrazie al cui vertice stanno Vladimir Putin e Xi Jinping, a cui si associa la più popolosa democrazia del mondo guidata ora dal presidente Pranab Mukherjee e dal premier Narendra Modi.
Non solo: intorno al triangolo russo-indo-cinese girano un po’ tutti gli altri Paesi che nella regione non vogliono perdere il treno.
E così ci sono i cinque Stan dell’ex Urss, piccoli e grandi e più legati a Mosca (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), e pure la Corea del Nord, appesa direttamente a Pechino.
SCO, CI SONO ANCHE PAKISTAN E IRAN. I rapporti tra la Russia e le vecchie repubbliche sovietiche sono regolati in parte attraverso la più formale Csi (Comunità degli Stati Indipendenti) e la più pragmatica Unione Euroasiatica, di cui fanno parte per ora Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan.
Quelli tra Mosca e Pechino sono essenzialmente su base bilaterale, anche se entrambi i Paesi sono il traino per la Sco, l’Organizzazione di Shanghai, una piattaforma un po’ ibrida (si va dalla cooperazione economica a quella militare passando per gli scambi culturali) che raccoglie, oltre a diversi Stan, anche l’India, il Pakistan e l’Iran come Stati osservatori.
PECHINO, PRIMO PARTNER COMMERCIALE. Putin, in una posizione non proprio comoda tra l’isolamento occidentale e l’economia interna in grave difficoltà, ha scelto da tempo di allargare gli orizzonti, guardando sempre meno a Ovest e più verso il Sol levante.
Un processo che la crisi ucraina ha reso solo più evidente: già dal 2010 la Cina è il primo partner commerciale di Mosca e negli ultimi tre lustri il volume d’affari è più che decuplicato, passando da 8 miliardi di dollari nel 2000 a 87,5 nel 2012. Nel 2013 è stato di oltre 66 miliardi di dollari, nei primi sei mesi del 2014 di 43. L’obiettivo è quello di arrivare a 200 entro il 2020.
NEW DELHI, AFFARI NEL SETTORE ENERGETICO. Con l’India gli scambi sono molto meno significativi, ma la tendenza è quella di allacciarsi in maniera più stretta, partendo dalla sete energetica di New Delhi che Mosca è capace di soddisfare: alla fine del 2014 sono stati siglati contratti miliardari per forniture di gas, petrolio e tecnologia nucleare. Pipeline tra Russia e India non ce ne sono ancora, ma la diversificazione che Mosca insegue passa anche da questo versante.
L’Aquila russa a due teste, insomma, continua a guardare in entrambe le direzioni. Ma se sulla crisi ucraina non verrà raggiunto un compromesso, nei prossimi anni sarà quella asiatica a determinare dove volerà il Cremlino.

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