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QUIRINALE 2 Febbraio Feb 2015 1113 02 febbraio 2015

Sergio Mattarella, i rapporti con la Chiesa

Vicino a cardinali e vescovi. Fu amico di papa Montini. E ha l'appoggio della Cei. Mattarella raccoglie consensi in Vaticano. L'ala "conservatrice" però non si fida.

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Città del Vaticano: veduta di piazza San Pietro.

Amico di lunga data di arcivescovi e cardinali.
Uno di questi, poi divenuto Papa Paolo VI, frequentava casa sua quando lui era ancora un bambino.
Chi conosce bene Sergio Mattarella, dai tempi in cui sognava solo di fare il professore, racconta di un uomo che ha sempre percorso la strada di un cattolicesimo operante, aperto al sociale e alle esigenze della gente.
Le sue prime parole da capo dello Stato ne sono la conferma: «Il mio pensiero va soprattutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini».
IL LEGAME MATTARELLA-ORLANDO. Parole nelle quali tanti riconoscono l’uomo che, nella Sicilia infettata dalla mafia, ha lavorato negli Anni 80 e 90 per promuovere quella “primavera palermitana” che voleva essere anzitutto un no senza sconti alla malavita, la fine di una stagione dolorosa di collusioni fra politica e Cosa Nostra.
Una primavera che portò al governo della città Leoluca Orlando - oggi di nuovo sindaco di Palermo - che di Mattarella fu amico, collega e compagno di battaglie, e che fu tra i collaboratori di Piersanti Mattarella, fratello maggiore del neopresidente nonché governatore della Sicilia ucciso dalla mafia 35 anni fa.
L'EREDITÀ DEL FRATELLO UCCISO. Era il 6 gennaio del 1980 e Piersanti morì assassinato tra le braccia di Sergio, mentre con la famiglia si recava a messa.
Lui che, schivo e riservato, non aveva mai avuto una vera e propria vocazione politica, ma su sollecitazione di Ciriaco De Mita e dello stesso Orlando scelse di raccogliere l’eredità del fratello e in politica entrò nelle file della Democrazia Cristiana.
Come Piersanti e come il padre, Bernardo Mattarella, più volte ministro tra gli Anni 50 e 60.
RESPONSABILE DELL'AZIONE CATTOLICA. Un ingresso in politica per il rinnovamento delle istituzioni, che per certi versi rappresentava la naturale prosecuzione dell’impegno per il sociale a cui Sergio Mattarella si dedicò fin da ragazzo.
Nelle file dell’Azione Cattolica, della quale fu responsabile per il Lazio negli Anni 60, e poi come membro della Fuci, quella Federazione Universitaria Cattolica Italiana che fu luogo di formazione intellettuale e politica di generazioni di giovani e che negli Anni 40 vide come presidenti nazionali anche Aldo Moro e Giulio Andreotti.
CHIAMATO DA DE MITA PER 'FARE PULIZIA'. Nel febbraio del 1984, il passaggio conclusivo del suo intervento al XVI congresso della Dc, al PalaEur di Roma, esplicita il suo approccio al sociale e alla cosa pubblica: «Non voglio essere né illusorio, né fuori dalla realtà, tanti hanno in questi giorni ricordato saggi greci, antichi filosofi: io vorrei più modestamente richiamare la preghiera di Francesco che non chiedeva tanto di essere aiutato quanto di aiutare, che non chiedeva tanto di ricevere quanto di dare, che non chiedeva tanto di essere compreso quanto di comprendere».
In seguito il segretario Dc De Mita lo designò Commissario del partito in Sicilia, per fare pulizia di tutte le commistioni con la mafia che avevano imbrattato il volto della Balena bianca e tradito gli ideali sui quali era nata.

Il rapporto col gesuita Pintacuda: prima modello, poi accusatore

Papa Paolo VI in un'immagine d'archivio.

Per comprendere a fondo la figura di Mattarella non si può prescindere dalla vicenda siciliana come dal suo vissuto di cattolico, dalla rete di rapporti nella quale viveva e che lo educò agli ideali che ben presto il giovane giurista avrebbe fatto propri.
In questa prospettiva, centrale fu la vicinanza alla figura di padre Ennio Pintacuda, gesuita del Comune di Prizzi, nel corleonese, che condusse una dura battaglia alla mafia e all’usura, vivendo per un certo tempo sotto scorta, e che negli Anni 70 animò l’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” di Palermo, diretto da padre Bartolomeo Sorge.
Un’opera condotta non senza critiche da parte delle alte gerarchie della Chiesa con le quali talvolta era in contrasto. Padre Pintacuda fu tra gli ispiratori di quella stagione politica che portò appunto alla “primavera palermitana”, sostenitore di Orlando, dal quale in seguito prese le distanze, e fondatore di movimenti politici come “Città per l'Uomo” e “La Rete”.
LA VICINANZA A PAPA MONTINI. Mattarella ne condivise per un certo tempo il pensiero e le battaglie, per poi allontanarsene. La cronaca racconta, tra l’altro, che Pintacuda lo accusò di aver stretto un accordo con Salvo Lima (che gli atti del processo Andreotti descrivono come affiliato a Cosa Nostra in Sicilia e persona di collegamento fra i boss e l’allora presidente del Consiglio) in occasione delle elezioni regionali del 1991 e che Mattarella si difese parlando di «bugie inaccettabili».
Mattarella fu poi molto vicino al cardinale Giovanni Battista Montini, che in seguito divenne Papa con il nome di Paolo VI, e che frequentava casa sua quando era bambino, come fecero anche Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira.
Quel Paolo VI che fu amico di lunga data anche di Moro e Andreotti, e che molto si impegnò per favorire la liberazione del presidente della Dc rapito dalle Brigate Rosse e molto soffrì per il suo assassinio.
AMICO DI SILVESTRINI E CELLI. Mattarella ha frequentato a lungo anche il cardinale Achille Silvestrini, diplomatico per la Santa Sede, oggi ultra 90enne prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, ed è legato da un rapporto di amicizia all’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.
Un sentimento di stima e devozione lo ha unito per anni al cardinale Salvatore Pappalardo, ormai scomparso, che fu Arcivescovo di Palermo e diede un contributo decisivo all’affermazione della “primavera” cittadina. Mentre lottava contro le complicità omertose fra Cosa Nostra e società civile e denunciava il ripetersi di eventi delittuosi che restavano impuniti, il porporato operava per favorire una riscossa morale della comunità palermitana, una sorta di conversione collettiva, un’assunzione di responsabilità anche da parte della comunità religiosa.
«DEVOZIONE INSUPERABILE PER PAPPALARDO». Nell’anniversario della sua morte, in un messaggio pubblicato sul sito dedicato a Don Vincenzo Noto (direttore della Caritas di Monreale scomparso nel 2013) a firma di Mattarella, si legge: «Nella mia vita ho conosciuto moltissimi vescovi e sacerdoti, ma il ricordo che mantengo e la devozione che nutro per il cardinale Pappalardo non è superabile».
Segue un passaggio dedicato al fratello: «Ciò che soprattutto vorrei esprimere è il ricordo che conservo del suo rapporto, paterno e intenso, con Piersanti Mattarella: un rapporto che si è sviluppato nel corso del tempo fino a divenire frequente, carico di affetto e di stima. (...) Due persone che non sono più tra noi, tra cui è intercorso un sentimento di stima e di affetto, che hanno contribuito a quella punteggiatura positiva che, tra tante sofferenze, segna la strada della speranza per la nostra terra».

L'Osservatore Romano: «Mattarella? Apprezzamento unanime nella Chiesa»

Sergio Mattarella.

Chissà se lungo questa strada anche Sergio Mattarella avrà un posto. È presto per dirlo, ma le aspettative su di lui sono alte. Basti guardare ai segni di apprezzamento rivolti al presidente dagli esponenti delle forze politiche, anche di quelle che non lo hanno votato, di governi e istituzioni internazionali, e di diversi esponenti della Chiesa e del mondo cattolico in generale. A pochi istanti dall’elezione, in un telegramma, papa Francesco ha invocato «la costante assistenza divina per una illuminata azione di promozione del bene comune, nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano», e ha espresso l’auspicio che Mattarella operi «al servizio della unità e della concordia del Paese».
LA CEI: «VIVA SODDISFAZIONE». «Questa elezione così rapida e a larghissima maggioranza è un segno di unità ed è dunque una buona notizia», ha commentato a Lettera43.it il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, secondo cui «su questa persona ci sarà apprezzamento unanime anche all’interno della Chiesa».
Una nota della Cei ha salutato «rispettosamente e con viva soddisfazione» il nuovo capo dello Stato, e l’arcivescovo di Palermo, il Cardinale Paolo Romeo, si è detto contento dell’elezione di un uomo credente e praticante: «Chi conosce Mattarella sa che siamo di fronte ad uno statista che ha contribuito ad aprire cammini e a cercare intese».
MA L'ALA 'CONSERVATRICE' NON SI FIDA. Va detto, tuttavia, che nel mondo cattolico il giudizio sul nuovo capo dello Stato non è affatto unanime. Una corrente di pensiero che potremmo definire 'conservatrice', centrata sulla difesa del dogma e dei “principi non negoziabili”, ha mostrato scetticismo di fronte a un presidente espressione di quella «sinistra cattolica» che avrebbe contribuito al secolarismo, sposando l’idea di una completa laicità della politica nella quale prevale su tutto la mediazione e dove anche il primato del Vangelo deve fare i conti con la Costituzione.
Una corrente che a Mattarella rimprovera di non aver preso posizione pubblicamente, in anni recenti, di fronte alle iniziative politico-legislative considerate un attacco alla vita e alla famiglia tradizionale. Una corrente che dunque teme di trovarsi di fronte a un presidente «sedicente cattolico», mediatore nel senso deteriore del termine, timido nella difesa dei suddetti principi, in altre parole incoerente.
SULLE ORME DI PAPA FRANCESCO? I fatti diranno se il timore è fondato. Nell'attesa, Mattarella fino a oggi ha vissuto nella foresteria della Corte Costituzionale, un appartamento di 40 metri quadri che per dimensioni rimanda all’abitazione scelta da papa Francesco, nella residenza di Casa Santa Marta.
E per la sua prima uscita pubblica ha usato la sua Panda, come il cardinale Bergoglio era solito spostarsi con una Fiesta. Un parallelo che non dice molto, se non della modestia dei costumi che caratterizza il neopresidente. In un’epoca in cui la politica è spesso chiassosa e un po’ cialtrona, sembra quanto meno una buona premessa.

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