PERSONAGGIO 3 Febbraio Feb 2015 1557 03 febbraio 2015

René Kojfer, chi è il faccendiere di Strauss-Kahn

Nato da genitori ebrei, crebbe in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni. Prima venditore di stoffe, poi pr per il Carlton. Con amici nella massoneria. Profilo dell'uomo che, secondo l'accusa, procurò le escort a Dsk. Foto.

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C’è un punto di inizio nella vicenda che ha portato Dominique Strauss-Kahn dagli allori del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della corsa alla presidenza francese alle polveri della cronaca, l’arresto per violenza sessuale e il processo - iniziato il 2 febbraio - in cui lui e altri 13 sono imputati per concorso in sfruttamento aggravato della prostituzione.
Si tratta di una conversazione intercettata dal telefono di René Kojfer (guarda le foto), responsabile delle relazioni pubbliche dell’Hotel Carlton, sospettato di ingaggiare squillo per offrirle a una serie di facoltosi clienti.
Il suo numero era stato messo sotto controllo, ed è così che è saltato fuori il nome del 65enne Strauss-Kahn.
DSK: «NON SAPEVO FOSSERO SQUILLO». Dsk sostiene che quando partecipò a quegli incontri - «cene eleganti», le avremmo chiamate da questa parte delle Alpi - non sapeva che le ragazze fossero prostitute. Una tesi difficile da sostenere, visto il fitto giro di cui teneva le fila Kojfer.
Il faccendiere francese, a guardare bene gli atti del processo, ricorda da vicino quel Gianpaolo Tarantini accusato di portare ragazze alle serate dell’ex premier Silvio Berlusconi e per questo sotto processo a Bari per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
«Non ho mai fatto niente di male», si è difeso Kojfer, «per 50 anni, mi sono solo divertito con i miei amici. Volevano la testa di Dsk, l'hanno ottenuta».
NATO DA EBREI RIFUGIATI IN FRANCIA. Classe 1941, nato da genitori ebrei polacchi rifugiatisi in Francia alla fine degli Anni 30, René all'età di tre anni e mezzo fu affidato a dei contrabbandieri per varcare la frontiera con la Svizzera e sfuggire alle persecuzioni. Per essere sicuri che il bambino non si tradisse, questi gli infilarono un fazzoletto in bocca.
Kojfer rimosse l’accaduto, glielo raccontarono poi: «Un trauma? No, non credo. Penso spesso a quel periodo, storicamente parlando. È tutto. Ma se i miei genitori sapessero che mi succede... Un magnaccia, io... Penso si rivolterebbero nelle loro tombe».

Da venditore di stoffe a pr per Carlton Hotel: l'ascesa di René

René Kojfer, faccendiere francese.

A 20 anni Kojfer iniziò a lavorare come venditore di stoffe porta a porta. Una persona allegra, disponibile, fortemente empatica, amico di tutti. E questo ne spiega, in parte, l’ascesa: da modesto venditore che era, nel 2000 fu assunto come responsabile delle relazioni pubbliche del Carlton.
«Ero pagato per riempire le camere di tre alberghi con le mie conoscenze e le mie reti», ha raccontato ai media francesi. Fino a poco prima dello scandalo, Kojfer era considerato un esponente di spicco della buona società di Lille, con grandi capacità relazionali, amicizie nella polizia e nelle logge massoniche. Che però non sono bastate a tenerlo al sicuro.
Oggi 70enne, si difende così dalle accuse dei giudici: «Sì, ho dato i numeri di alcune escort a degli amici, ma li avevo trovati su internet. Fare tutto questo rumore per una o due ragazze... Allora perché io non ho mai preso nemmeno un soldo?».
NEL 2011 L'ARRESTO: «LO SCANDALO MI STA UCCIDENDO». Kojfer è stato arrestato il 3 ottobre del 2011 «come se fossi il nemico pubblico». Tre mesi di carcere, poi «questa storia, che mi sta uccidendo». Lo scandalo ha distrutto la sua vita professionale (è stato licenziato) e matrimoniale (svelando ripetuti episodi di infedeltà).
«Ognuno ha un giardino segreto e quando viene portato alla luce è un disastro», dice oggi. «La mia compagna non riesce ad accettare che conosca gente come Dodo Brine (Dominique Alderweireld, tenutario di un bordello appena al di là della frontiera belga e accusato di essere il principale fornitore delle escort, ndr), mi rimprovera tutti i giorni». Non va meglio con i figli, che hanno smesso di parlargli. «Non avevamo grandi contatti prima [dello scandalo], dopo ancora meno».
UNA TELEFONATA INCASTRA STRAUSS-KAHN. È stato proprio Kojfer a incastrare Strauss-Kahn, che peraltro non aveva mai incontrato, raccontando a un amico in una telefonata le avventure di una ragazza con il numero uno del Fmi nella toilette di un ristorante.
Ha fornito inconsapevolmente la storia agli investigatori, che già indagavano sulla rete di Lille. E anche per questo si considera un capro espiatorio. «Eravamo un gruppo di amici che si divertivano», ha provato a difendersi con i giornali, «è vero, abbiamo invitato delle ragazze e le abbiamo pagate. Ma se ero intercettato all’inizio del 2011, è chiaramente all’interno di una strumentalizzazione politica per distruggere la candidatura di Dsk alle presidenziali».

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