BILATERALE 3 Febbraio Feb 2015 1406 03 febbraio 2015

Tsipras-Renzi, cosa c'è da sapere sul vertice a Roma

Nel 2014 lo paragonava alla Merkel. Ora il premier greco cerca sponda da Matteo. Che assicura: «Dal voto ellenico un messaggio di speranza». I punti dell'incontro.

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Il leader di Syriza, Alexis Tsipras.

Nel 2014 a Roma, scortato da Barbara Spinelli e Paolo Flores d’Arcais nelle sale del Teatro Valle occupato, Alexis Tsipas non lesinò strali contro Matteo Renzi.
Non nominandolo neppure, urlò: «Il mio coetaneo risponde alla crisi con le stesse ricette di Angela Merkel, quelle dell’austerità».
Un anno dopo il Teatro Valle occupato è un ricordo sbiadito nelle vicende dell’antagonismo (culturale) europeo, mentre Tsipras - diventato premier della Grecia - è di nuovo a Roma.
PRIMI SEGNALI DI PACE. Ma stavolta ha scelto proprio Renzi per mandare i primi segnali di pace verso l’Europa.
Riconoscendo al presidente del Consiglio italiano quel ruolo internazionale che finora nessun Paese ha voluto concedergli.
E tanto basta per capire che - da entrambi i lati - quella del 3 febbraio non è una semplice visita di cortesia.

1. Merkel si è raccomandata con Renzi: Atene resti nell'euro

Firenze: Matteo Renzi e Angela Merkel prima dell'incontro a Palazzo Vecchio (22 gennaio 2015).

Matteo Renzi ha appena avuto una lunga telefonata con Angela Merkel.
Avrebbe anche discusso della visita di Tsipras a Roma.
E pare che la cancelliera gli abbia chiesto di spiegare al collega greco la necessità (per la Grecia e per l’Europa) che IMPEGNI DA MANTENERE. Atene mantenga gli impegni presi con la Troika: sia quelli sul pagamento del debito sia quelli (più duri) sull’applicazione delle misure di contenimento delle spesa.
Cioè i licenziamenti dei dipendenti pubblici, la moderazione salariale e le privatizzazioni lasciati in eredità da Papandreou e da Samaras e che il governo targato Syriza sta via via smantellando.
Bravo com’è con le parole, è facile pensare che Renzi si faccia promotore delle ragioni di Atene quanto di quelle Berlino.
FRONTE ANTI-RIGORE. Ma il premier italiano ha anche un altro obiettivo: contendere alla Francia la guida di quel fronte anti-rigore che in Europa chiede più flessibilità, condivisione dei rischi e maggiori investimenti pubblici.
Ben sapendo che tutte queste concessioni passano per un diverso approccio di Berlino alla Ue.
Tsipras, come già Renzi, ha notato che i più inflessibili critici del laissez faire sono Paesi come la Spagna e il Portogallo.
Cioè quelli che negli anni della crisi hanno fatto dure riforme e non vogliono vedere concedere trattamenti di favori agli altri Paesi dell’Europa mediterranea.
In quest’ottica l’Italia, terza economia dell’Eurozona, è un alleato naturale come la Francia per provare a fare pressioni sulla Germania.

2. L'Italia pronta ad appoggiare il superamento della Troika

Jean Claude Juncker.

Matteo Renzi punta a essere l’anello di congiunzione tra l’Europa del Nord virtuosa e rigorista e quella del Sud, bisognosa di pace e giustizia sociale.
«EUROPA SOLIDALE». In quest’ottica va anche letto il richiamo del neo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla necessità di «un’Europa più attenta e solidale» e sulla difesa della sovranità delle istituzionali nazionali.
Proprio per questo è facile ipotizzare che l’ex sindaco di Firenze appoggi senza se e senza ma il superamento del controllo diretto della Troika sulle nazioni che ricevono aiuti internazionali, chiesto dai greci.
Da Berlino Angela Merkel e Wolfang Schäuble hanno già bocciato questa richiesta.
«MECCANISMO SENZA FUTURO». Ma da Bruxelles il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, ha fatto sapere: «Il presidente Jean-Claude Juncker ha già detto che la Troika non ha futuro e che pensa a un meccanismo di controllo parlamentare sugli accordi».
Che sia questo il primo successo dell’Europa che si batte contro l’austerità? In Italia, poi, lo spettro della Troika è da sempre un attore del dibattito politico.

3. I greci vogliono rispettare gli obblighi verso i creditori

Il ministro delle Finanze greco Varoufakis.

Il neo ministro alle Finanze elleniche, Yannis Varoufakis, ha spiegato a Londra il suo ambizioso piano per la ristrutturazione del debito greco (315 miliardi di euro, dei quali 245 in mano alla Troika).
Mentre i rendimenti sui titoli triennali superano il 20%, Varoufakis ha lanciato l’idea di uno swap per la creazione di due classi di bond da quelli esistenti: una che lega il livello di rendimento alla crescita greca, l’altra con emissioni senza scadenze, che sembra tanto un prestito a fondo perduto.
Inutile dire che questa proposta è stata vista dai partner internazionali soltanto come una speculazione intellettuale...
MAI PARLATO DI CANCELLAZIONE. I mercati hanno preferito fermarsi alle parole sull’argomento di Tsipras, che non a caso non ha mai parlato di cancellazione del debito.
Prima di partire per l’Italia, e come riportato da Bloomberg, ha fatto sapere: «L'obbligo di rispettare il chiaro mandato del popolo greco mettendo fine alle politiche di austerità e tornando a un'agenda di crescita, non implica in alcun modo che non rispetteremo interamente i nostri obblighi verso i crediti della Bce e del Fmi». Lo stesso falco Varoufakis ha smentito azioni unilaterali.
SOLLIEVO DI USA E GERMANIA. Possono tirare un sospiro a Washington e a Francoforte, viste le scadenze di 11 miliardi di titoli in mano al Fondo monetario internazionale (Fmi) e quelle di 6 miliardi detenuti dalla Bce.
Ma il mercato non teme un default come quello del 2010. Anche se nessuno lo dice, non conviene a nessuno un nuovo fallimento pilotato: non alla Grecia perché ha ottenuto tassi dell’1,5% e la dilazione dei pagamenti al 2057 sui 195 miliardi di prestiti di Ue e Bce; non all’Europa perché in questo modo Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia perderebbero rispettivamente 60, 43 e 40 miliardi in euro.
Sui mercati girano simulazioni per dimostrare che, allungando di 10 anni le scadenze anche sulla parte di debito non già “ristrutturato”, i grandi creditori greci vedrebbero ridurre gli interessi sui bond di poco più di un punto percentuale.

4. Altro tema caldo: l'abbassamento dell'avanzo primario

La sede della Banca di Grecia ad Atene.

Ma accanto alla questione del debito se ne lega un’altra, che sta molto a cuore anche al governo italiano: l’abbassamento dell’avanzo primario, la differenza tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche.
Ad Atene, stando agli accordi con la Troika, non deve essere inferiore all’1,5% del Pil.
Un anno fa, quando era soltanto il principale consulente finanziario di Tsipras, Varoufakis faceva sapere: «L’avanzo primario del governo greco (che non considera il peso schiacciante degli interessi sul debito, ndr) è frutto di trucchi contabili, benedetti dalla Troika».
Appena insediato al ministero delle Finanze ha proposto di tagliare l’avanzo primario per finanziare le riforme.
MISURE ESPANSIVE. Tsipras ha presentato un pacchetto di misure espansive, che valgono 11 miliardi di euro, per frenare l’erosione di gettito, la fuga di capitali, il peggioramento del clima di fiducia e il crollo dei consumi.
Ma avendo in cassa soltanto 4 miliardi, non ha altra strada che farsi “finanziare” le sue prebende dall’Europa attraverso un allentamento dei vincoli di bilancio, lo scorporo degli investimenti o prestiti comunitari legate a grandi opere.
Guarda caso le principali proposte dell’agenda Renzi durante il semestre europeo di presidenza italiana.

5. Padoan spera che Tsipras possa usufruire di piani straordinari

Pier Carlo Padoan.

Più che un haircut selettivo del debito, i mercati temono il fallimento delle principali banche greche.
Non a caso le uniche colpite dalle vendite che si sono registrate nei giorni post elettorali sul listino di Atene.
Gli istituti ellenici, privi di reali collaterali per ottenere crediti dalla Bce, scontano l’ipotesi di restare a secco, se la Grecia dovesse uscire dai piani di aiuti internazionali.
NON È PER GENEROSITÀ. L’Italia è tra i Paesi che starebbe premendo perché anche Atene possa usufruire dei piani straordinari della Banca centrale europea (l’acquisto di bond Omt attraverso il fondo Salva Stati, la concessione di liquidità con il programma 'Tltro' fino al Quantitative easing). E non lo fa per mera generosità.
Tra i primi a salutare la vittoria di Tsipras c’è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «Dalle elezioni greche», ha detto, «arrivano due importanti messaggi: in Europa servono più crescita e occupazione, e occorre una soluzione comune a questi problemi che sia compatibile con gli equilibri esistenti e sostenibile nel tempo. Questo voto ci dice che la soluzione a questi problemi di crescita e occupazione deve essere una soluzione europea».
BANCHE ITALIANE IN SOFFERENZA. C’è chi dice che il Tesoro speri in una maggiore flessibilità della Bce per poi ottenere in sede europea la possibilità che l’Eurotower estenda la sua garanzia anche i titoli collaterali legati a bad loans.
L’obiettivo è quello di smaltire i 181 miliardi di sofferenze in pancia alle banche italiane e che sono il principale ostacolo alla riattivazione della dinamica dei prestiti a famiglie e imprese.

6. Ma Syriza non è paragonabile al Partito democratico

Le bandiere dei supporters di Syriza.

Hanno fatto sorridere le dichiarazioni in Italia di chi - come la governatrice del Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani - ha definito Alexis Tsipras un allievo di Matteo Renzi.
Syriza nasce in Grecia mettendo assieme pezzi dello storico Pasok, forze di sinistra, movimenti antagonisti, rappresentanti del sindacato e del mondo non profit.
In Italia guarda con molto interesse a questo modello la Cgil di Susanna Camusso e chi vuole rottamare il Partito democratico, perché sempre più riformista e poco laburista.
L'AMICO DI LANDINI. In quest’ottica Matteo Renzi potrebbe fare un colpo politico molto importante, se si presentasse all’opinione pubblica come il principale interlocutore del premier greco che il leader Fiom Maurizio Landini vanta come amico personale e come modello di una sinistra alternativa.
In fondo nulla di diverso rispetto a quando il premier ha concordato le modifiche al Jobs Act con la sinistra del Pd (lasciando col cerino in mano il sindacato) o ha lanciato la candidatura al Quirinale di Sergio Mattarella per dimostrare di non essere succubo del Patto del Nazareno.

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