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POLITICA 4 Febbraio Feb 2015 1143 04 febbraio 2015

Campania, primarie Pd: il partito è nel caos

Cozzolino e De Luca sono in pole. Nessuno dei due però convince il Nazareno. Che cerca un nome condiviso: ma dopo Cantone, anche Orlando va verso il no.

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Andrea Cozzolino.

I celeberrimi pesciolini rossi delle slides di Matteo Renzi in Campania sono squali che si sbranano in vista delle elezioni regionali di maggio, quando il Pd proverà a sfrattare da Palazzo Santa Lucia l'attuale governatore azzurro-socialista Stefano Caldoro.
Per la terza volta, nel giro di poche settimane, la data per le primarie è slittata. Si dovrebbe votare il 22 febbraio, ma non è detto che la promessa venga mantenuta. Gli scontri interni alle correnti e le difficoltà legate alla scelta di un eventuale nome condiviso, in grado di superare cioè la conta interna, stanno creando così tante fibrillazioni da spingere il vicesegretario Lorenzo Guerini a presenziare, per ben due volte, alla direzione regionale campana. Il Nazareno non vorrebbe le primarie perché non gradisce i candidati ufficiali e per il rischio – sempre in agguato - che succeda qualche guaio. E i precedenti non mancano in questo senso.
DUE NOMI SU TUTTI. In campo per la consultazione di partito ci sono l'europarlamentare bassoliniano Andrea Cozzolino e l'ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, sospeso, reintegrato a tempo di record dal Tar dopo la condanna a un anno per abuso d'ufficio e dichiarato decaduto il 3 febbraio dalla Corte d'appello per l'incompatibilità col precedente incarico di viceministro nel governo Letta.
Più defilata, c'è la senatrice lettiana Angelica Saggese che pure spingerebbe per una soluzione condivisa. Il problema è che la soluzione condivisa non esiste.
Anche l'outsider entrato a giochi quasi conclusi, il deputato ex bertinottiano, ex vendoliano e ora renziano Gennaro Migliore non piace quasi a nessuno nel Pd campano. Che possa ottenere l'investitura ufficiale e unanime per diventare governatore è improbabile. D'altronde, non andrebbe lontano senza le truppe (e i voti) di Cozzolino e De Luca.
COZZOLINO E IL PASTICCIO DEL 2011. Il primo è stato un potente assessore regionale nella seconda consiliatura di Antonio Bassolino, poi europarlamentare rieletto appena pochi mesi fa. Avrebbe voluto nel 2011 fare il sindaco di Napoli ma un pasticcio alle primarie con cinesi e brutti ceffi legati alla camorra di Secondigliano suggerì a Pier Luigi Bersani di annullarle.
Cozzolino le aveva vinte e ottenne solo l'onore delle armi dal quartier generale. Su quegli episodi, i carabinieri di Torre Annunziata e la procura distrettuale antimafia di Napoli hanno aperto un fascicolo che ancora galleggia nel limbo giudiziario. Pare che, a quattro anni di distanza dai fatti, nemmeno l'informativa finale sia stata trasmessa al pm, secondo quanto risulta a Lettera43.it.
Cozzolino non è indagato e non ci sono accuse a suo carico, ma nei seggi gestiti dal clan Lo Russo l'ex assessore regionale ottenne un sospetto boom di consensi che, secondo gli inquirenti, si intrecciava con alcune equivoche telefonate intercettate sui voti da comprare ad opera dei galoppini elettorali. Il prezzo era di 50 euro a preferenza tutto compreso: primarie e amministrative. Un affare, insomma.

De Luca potrebbe candidarsi anche senza il sostegno del Pd

Vincenzo De Luca, sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Letta.

De Luca ha un gran seguito nel suo feudo di Salerno.
È stato sconfitto nel 2010 proprio da Caldoro e oggi, dopo aver rotto con il “giglio magico” di Renzi, che non ha mantenuto la promessa di richiamarlo al governo come sottosegretario ai Trasporti, si è chiaramente messo in testa di fare l'ago della bilancia nella partita regionale all'interno del Pd, e nemmeno la decadenza sembra farlo ragionare: ha detto chiaramente che ricorrerà in Cassazione e non cambierà di un millimetro la sua strategia.
DUE INCHIESTE E UNA CONDANNA. Fa il guastatore, e la cosa – dice chi lo conosce bene – gli riesce alla grande. E sotto sotto lo diverte pure. Nemmeno le due inchieste per la costruzione dell'ecomostro Crescent e la condanna in primo grado riescono a farlo desistere.
Oratore affascinante, inventore di gag mediatiche che vanno fortissimo su Youtube e promotore della campagna “Cafoni zero” contro la maleducazione dei concittadini fotografati in atteggiamenti incivili e mostrati, in tivù, De Luca è l'ostacolo maggiore per la pacificazione democratica.
Tant'è che qua e là iniziano a riaffiorare i sospetti circa la possibilità che si candidi anche senza il permesso del Pd, scendendo nell'agone elettorale con le sue tre liste civiche. Un sindaco tanto amato quanto chiacchierato.
AMATO: «DOBBIAMO SOSTENERLO». Di lui parla ripetutamente in un verbale del 6 novembre 2012 il rampollo della dinasty della pasta Giuseppe Amato jr a proposito di un finanziamento di 40 mila euro alla campagna elettorale del 2010 provenienti da una società del gruppo poi fallita. «Noi glielo dobbiamo dare un sostegno a De Luca altrimenti ci rimane male», dice Amato riportando al pm il “consiglio” dell'ex deputato Mario Del Mese sulla buona pratica di una sponsorizzazione politica. E aggiungendo poi: «Ritengo sicuramente che la corresponsione di tali somme era finalizzata ad ingraziarsi il sindaco De Luca nell’ottica di accelerare ed agevolare l’iter amministrativo Amato Re (Real Estate, ndr). Si tratta di un contributo indotto da Mario Del Mese e non sicuramente reso in maniera spontanea», si legge ancora nel verbale, «Del Mese che ci sollecitava tali elargizioni, in quanto a suo dire il sindaco se le aspettava e ci sarebbe rimasto male se non le avessimo effettuate, anche perché era una prassi seguita anche da altri imprenditori».
CANTONE RIFIUTA, ORLANDO VERSO IL NO. Al netto della guerra giudiziaria e dei dossier che circolano tra gli addetti ai lavori, a Roma l'idea più gettonata è quella di sfruttare quest'ulteriore rinvio per trovare un soggetto unico su cui far convergere l'intera direzione regionale dem: quelli spendibili però sono pochini.
Ci hanno provato prima col presidente dell'anti-corruzione Raffaele Cantone che ha gentilmente declinato e poi col guardasigilli Andrea Orlando che, seppur affascinato dall'idea di tornare a Napoli dove è stato commissario provinciale del Pd dopo lo scandalo delle primarie del 2011, ha chiesto qualche giorno in più per riflettere. Ma pare che sia orientato a rifiutare pure questo nuovo assalto.
Nel frattempo, le lancette corrono. E le primarie? A questo punto, sono secondarie.

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