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TOURNÉE 4 Febbraio Feb 2015 1722 04 febbraio 2015

Grecia, le proposte all'Ue di Tsipras e Varoufakis

Bond non rimborsabili. Interessi sul debito legati alla crescita. Aiuti alle banche. In cambio: lotta a evasione e corruzione. Atene ci prova con l'Ue. La Bce la gela.

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Yanis Varoufakis alla Banca centrale europea di Francoforte.

Nel centro di Londra gli investitori in grisaglia delle banche d'affari si sono trattenuti alla cena nel lussuoso hotel Four Seasons un'ora in più del previsto.
Ci avevano già provato quelli di Syriza a convincere la City della bontà delle loro proposte e non era andata bene.
Ma questa volta il clima è cambiato e all'incontro organizzato il 2 febbraio da Merryll Lynch e Deutsche Bank con il ministro in camicia delle Finanze greco si sono presentati in 100.
IL GOVERNO TSIPRAS IN TOURNÉE. Il Syriza tour di Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras - Parigi, Londra, Roma, Francoforte e il 5 febbraio il fortino di Berlino per il primo; Cipro, Roma, Bruxelles e Parigi per il secondo -, stava incassando il risultato sperato: «Non diciamo 'fidatevi di noi'», spiegavano i greci, «ma 'ascoltateci'». Stava, fino a che la Bce ha deciso di giocare di anticipo e far precipitare gli eventi (e le Borse), annunciando di non accettare più i bond della Grecia come garanzia per i finanziamenti alle sue banche.
LA MERKEL RESTA NEL FORTINO. Alla tournée, poi, manca l'incontro più importante: quello con Angela Merkel.
La cancelliera tedesca per ora evita il faccia a faccia con Tsipras, telefona a Matteo Renzi e François Hollande, chiede al premier ellenico di scoprire le carte: cioè di esporre le sue richieste.
Eppure il progetto presentato agli investitori a Londra e riportato dal Financial times è piuttosto chiaro.
E secondo l'analista e commentatore del New York Times Lawson Remer «non può essere rifiutato».

1. Il piano: bond non rimborsabili e interessi sul debito legati alla crescita

Il premier greco Alexis Tsipras

Primo: il governo di Syriza chiede che il debito di Atene verso la Bce e gli altri Paesi europei venga trasformato in obbligazioni permanenti con interessi legati alla crescita del Paese.
Le capitali europee e la Bce non otterrebbero indietro il rimborso dei prestiti, atteso dopo il 2020, ma in compenso potrebbero continuare a incassare gli interessi, proporzionati però all'aumento della ricchezza nazionale greca.
Un modo per impegnare l'Europa su una politica economica completamente differente.
SÌ AI PROFITTI E BASTA AIUTI. Secondo: il leader di Syriza domanda che sia rispettato l'accordo del 2012, secondo il quale Eurotower e Eurozona avrebbero dovuto girare ad Atene la quota di profitti realizzati sui prestiti offerti alla Grecia se avesse rispettato tutti gli impegni presi.
Terzo: Tsipras chiede anche di rivedere i parametri fissati con la Troika sul deficit.
Stando agli accordi, Atene dovrebbe accantonare ogni anno un avanzo primario del 4,5% del Pil. Il governo vuole ridurlo all'1-1,5%.
Quarto: la Grecia non vuole ricevere altri aiuti. Ma in compenso ha bisogno di liquidità, e molta, in tempi rapidi.

2. La richiesta alla Bce: sostegno alle banche elleniche

Mario Draghi, presidente della Bce.

Varoufakis ha spiegato che il suo Paese «è diventato come un tossicodipendente che aspetta la sua dose».
E la droga della metafora sono gli aiuti e i piani della Troika che hanno alimentato la spirale del debito (oggi al 170%) e che dovrebbero concludersi tra circa tre settimane, il 28 febbraio.
Con l'uscita dal programma di assistenza, però, le banche greche si troverebbero in pancia bond spazzatura e non potrebbero accedere ai prestiti Bce.
AUMENTARE I BOND GRECI. Il governo greco propone quindi di aumentare l'emissione di titoli di debito della Banca centrale greca da 15 a 25 miliardi e farli acquistare dagli istituti di credito grazie al meccanismo della liquidità di emergenza supervisionato dall'Eurotower.
DRAGHI IN PRIMA LINEA. Ma per l'operazione serve il sì di due terzi del board Bce.
I leader greci hanno messo Mario Draghi su un piano inclinato: secondo le indiscrezioni, i banchieri centrali sarebbero contrari, ma se la Bce dovesse sconfessare la salute delle banche greche che hanno superato i suoi stress test rischierebbe l'autogol.
DOCCIA GELATA. Così la banca centrale, piuttosto che subire il pressing di Atene, ha giocato di anticipo: la sera del 4 febbraio ha deciso di rimuovere la deroga che dal 2010 consentiva agli istituti di credito greci di ottenere liquidità grazie alla garanzia dei propri titoli di Stato.
«Attualmente», ha spiegato il consiglio direttivo, «non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia».
Una decisione pesante che anticipa lo scenario del piano greco, ma senza mettere una soluzione sul piatto. Che avvelena il clima in vista dell'Eurogruppo previsto il 12 febbraio.

3. Varoufakis a Berlino: «Essere egemoni significa prendersi responsabilità»

Il ministro delle Finanze Varoufakis con Dijsselbloem.

In questi giorni Varoufakis ha incassato endorsement inaspettati.
Bloomberg lo ha definito «brillante» e il think tank liberista Adam Smith ha chiesto al governo inglese di appoggiarlo.
I mercati, insomma, sembrano apprezzarlo più dei governi. Bruxelles ha riservato a Tsipras un'accoglienza calorosa, ma a Berlino il clima è gelido.
PROMESSE DA RITIRARE. Secondo quanto appreso dalla Reuters, l'esecutivo tedesco ha stilato un documento per chiedere al premier greco che ritiri le sue promesse elettorali.
Cioè che prosegua nelle privatizzazioni concordate, non riassuma i dipendenti pubblici licenziati e non aumenti salari e pensioni.
Insomma: che il memorandum - il programma di riforme concordato con i creditori - sopravviva anche all'eventuale fine della Troika attualmente in discussione.
EVASIONE E CAPITALI ALL'ESTERO. Syriza, invece, promette una lotta dura alla corruzione, all'evasione e a chi ha portato i capitali all'estero.
Fomule che all'orecchio dei tedeschi appaiono vaghe. E Varoufakis si è spinto a suggerire a Berlino un piano Marshall, anzi Merkel di investimenti, guidato proprio dalla cancelliera.
«Vogliamo una Germania egemone», ha spiegato prima di partire per il confronto con il falco Wolfgang Schaeuble: «Chi è egemone deve assumersi responsabilità per gli altri. Questa era l'impostazione degli Usa dopo la seconda guerra mondiale».

Twitter @GioFaggionato

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