Matteo Renzi Sullo 150114192810
DIVERGENZE 4 Febbraio Feb 2015 2139 04 febbraio 2015

Patto del Nazareno, è curabile la ferita Renzi-Berlusconi

Saltato l'accordo? Chiarimento tra Matteo e Silvio nell'aria. «Se conviene si fa», sussurrano a destra. Il premier spinge sull'Italicum. E non chiude a Forza Italia.

  • ...

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

Altro che fine del Patto del Nazareno.
Fonti molto vicine al premier rivelano che Silvio Berlusconi e Matteo Renzi potrebbero vedersi a breve, forse già in settimana, per un chiarimento vis a vis e magari una revisione degli accordi sulle riforme costituzionali, la legge elettorale e la modifica del Titolo V.
SOLO PUNZECCHIATURE. Pur punzecchiandosi a mezzo stampa, con le pattuglie di fedelissimi a riempire telegiornali e agenzie, il presidente del Consiglio e il leader azzurro non hanno nessuna intenzione di chiudere la loro collaborazione dopo le incomprensioni sorte per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
Divergenze che, come raccontato proprio da Lettera43.it, erano state ampiamente calcolate alla vigilia del voto per Sergio Mattarella, ma che forse sono un po’ sfuggite di mano ai protagonisti della vicenda.
SE CONVIENE, SI FA. Che ora provano a ricucire, testando la solidità degli accordi sottoscritti ormai oltre un anno fa, perché, come dice un consigliere molto ascoltato nel centrodestra, «in politica i patti non esistono: se c’è convenienza le cose si fanno, altrimenti non si fanno».
E i due contraenti hanno ancora la convenienza di mettere il cappello su provvedimenti che entrerebbero di diritto nella storia del Paese, se fossero approvati.
O, per meglio dire, se avranno il tempo di vedere la luce dalle Aule parlamentari.

Italicum, il premier chiude la porta in faccia alla minoranza dem

Il ministro delle Riforme, Elena Maria Boschi.

Non è un mistero, infatti, che l’unità ritrovata nel Partito democratico ha riacceso la voglia di partecipazione della minoranza interna.
Anche se Gianni Cuperlo, Pier Luigi Bersani e Pippo Civati si sono visti chiudere la porta in faccia, e nemmeno tanto gentilmente, prima da Matteo Renzi via Twitter («Porteremo a casa le riforme. Gli italiani con referendum avranno ultima parola. E vedremo se sceglieranno noi o chi non vuole cambiare mai», anche se il messaggio è adattabile a più di un soggetto), e poi dal suo braccio sinistro, Maria Elena Boschi: «Il Pd ha votato in Direzione, la legge è stata scelta dagli elettori con le primarie. Modificarla significa tornare indietro e noi le cose le vogliamo fare».

PIEDE SULL'ACCELERATORE. Il clima sembra abbastanza infuocato, e forse lo è sul serio, ma il vero (anzi l’unico) tema su cui il premier non transige e non farà sconti è l’approvazione definitiva dell’Italicum, cui manca un ultimo passaggio parlamentare alla Camera, per il quale il governo sta spingendo sull’acceleratore.
SCONTRO SUL CALENDARIO. Tanto che mercoledì 4 nella riunione dei capigruppo di Montecitorio c’è stato uno scontro verbale sul calendario dei lavori tra il presidente dei deputati Pd, Roberto Speranza, e l’omologo di Forza Italia, Renato Brunetta che al termine ha parlato di «forzatura inaccettabile e insopportabile da parte di Renzi. Siamo alla follia, ai limiti della democrazia».
DECRETI POSTICIPATI. L’economista azzurro ha rincarato la dose denunciando «maggioranza e governo hanno deciso di accelerare sulle riforme posticipando i decreti legge, alcuni in scadenza, come il Milleproroghe, il decreto Ilva e il dl sulle banche popolari», oltre alla norma sulla responsabilità civile dei magistrati, per cui Brunetta si dice sicuro che «l'Italia avrà presto una pesante sanzione da parte dell'Europa».

Se naufraga tutto, Renzi senza pietà: alle urne

L'ex ministro Raffaele Fitto.

La durezza delle parole dell’ex ministro non spaventano comunque i vertici dem, che puntano ormai solo all’obiettivo, senza badare troppo alla forma.
Il leader del Pd è al lavoro con i suoi emissari per tenere alta la tensione sul pezzo, anche perché dalla partita sulla legge elettorale dipende la sopravvivenza della legislatura.
SI VOTA COL CONSULTELLUM. Se tutto dovesse saltare, Renzi non avrebbe alcuna “pietà” né della sua minoranza interna, né dell’opposizione, né tantomeno degli alleati di governo.
Tutti alle urne, dunque, anche con il Consultellum, per un ricambio totale della classe politica e poi accordi trasversali con chi dimostra voglia e serietà per riformare il Paese.
I FITTIANI CHE BALLANO. Berlusconi è consapevole dei mezzi e della spietatezza del giovane rivale (e non vuole averne altre prove), ma soprattutto che la sua assenza forzata dal campo di gioco lascerebbe troppo spazio a quelli che proprio martedì 3 ha definito «topi che ballano» quando «il gatto non c’è», riferendosi presumibilmente ai dissidenti interni capitanati da Raffaele Fitto (che è tornato a chiedere l’azzeramento dei vertici di Forza Italia).
MATTEO, POPOLARITÀ ALTA. Ma questa è una soluzione estrema, e per il momento poco sbandierata soprattutto dal premier, che vuole prima modificare le regole e poi, magari, confrontarsi con i consensi degli italiani.
Del resto l’occasione sarebbe ghiottissima: popolarità alta per la vittoria su Mattarella e la legge elettorale, avversari non insidiosi o addirittura azzoppati e un partito in cui le truppe della minoranza sarebbero ridotte al lumicino e senza il tempo di organizzare una scissione significativa. Una pacchia.

La vecchia guardia di sinistra rinuncia al braccio di ferro

Nichi Vendola con Pier Luigi Bersani.

Peccato, però, che la vecchia guardia democratica non abbia alcuna voglia di cadere nei tranelli, e a meno di clamorosi ripensamenti, alla fine dovrebbe ingoiare il testo dell’Italicum rinunciando al braccio di ferro per modificarlo.
«GIUDICANO GLI ITALIANI...». L’ordine di scuderia è, infatti, lasciare che la legislatura prosegua e soprattutto che Renzi continui a governare «così saranno gli italiani a trarre le conclusioni su Matteo», dice sottovoce un vecchio lupo della sinistra italiana, «che a quel punto non potrà dare la colpa a nessun altro se non a se stesso».
Poi, ovviamente, tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare. Specialmente quando il soggetto in questione si chiama Partito democratico.
Il premier, dunque, sembra avere diverse carte nel suo mazzo.
Ma se prima non porterà a casa la nuova legge elettorale, l’astuto Matteo rischierebbe anche di pescare la temibile “luna nera”. E a quel punto nemmeno il soccorso azzurro di Berlusconi lo salverebbe da un clamoroso flop.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso