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TENSIONI 4 Febbraio Feb 2015 1454 04 febbraio 2015

Patto del Nazareno nel caos, scontro tra Forza Italia e Pd

Il consigliere politico del Cav: «Il Nazareno è rotto». Serracchiani: «Meglio così». E Lotti: «Tutti contenti». Fitto chiede di azzerare il gruppo dirigente azzurro.

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Giovanni Toti.

Nuove, pesanti, crepe sul Patto del Nazareno. Ad alimentarle, nel giorno in cui Raffaele Fitto ha chiesto l'azzeramento di Forza Italia, sia esponenti azzurri sia del Partito democratico. A cominiciare è stato Giovanni Toti, consigliere politico di Fi, secondo cui «il patto così come lo avevamo interpretato fino a oggi noi è da ritenersi rotto».
«NON CI SENTIAMO LEGATI». «Il cammino delle riforme il governo ha già detto con grande chiarezza che proseguirà» - ha spiegato Toti - «noi non ci sentiamo legati a condividere un percorso nel suo totale, perché quel totale prevedeva un presupposto fondamentale che era: sulle istituzioni si sceglie insieme e dunque anche sul capo dello Stato». «Non è un segreto», ha proseguito, «ieri Berlusconi ha detto che siamo persone responsabili e non bambini piccati. Lavoriamo per il bene del Paese, ma d'ora in poi non ci sentiremo vincolati a un impegno che consideravamo quasi sacrale e voteremo ciò che riteniamo utile».
SERRACCHIANI: «FINITO? MEGLIO COSÌ». Immediata la replica della vice segretaria del Partito democratico, Debora Serracchiani. «Se il Patto del Nazareno è finito, meglio così», ha detto, «la strada delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio».
LOTTI: «CONTENTI LORO, CONTENTI TUTTI». «Contenti loro, contenti tutti», ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, «ognuno per la sua strada, è meglio per tutti. Per noi, sicuramente».


BOSCHI: «NOI ANDIAMO AVANTI». Mentre Maria Elena Boschi ha chiosato: «Noi andiamo avanti sulle riforme: la prossima settimana si voterà da martedì a sabato e abbiamo una maggioranza ampia alla Camera. Andiamo avanti. Se ci ripensano, siamo qui». Poco più tardi, ospite del Tg3, ha ribadito il suo pensiero: «Oggi non si è rotto il patto del Nazareno, semmai Forza Italia. Il patto del Nazareno prevedeva una nuova legge elettorale, un nuovo Senato, una riforma delle Regioni: noi non abbiamo cambiato idea e non abbiamo rotto nessun patto. Se loro vogliono romperlo, noi comunque andiamo avanti».
SCONTRO CARBONE-GASPARRI. Il deputato dem Ernesto Carbone, da parte sua, ha gettato benzina sul fuoco con un tweet al vetriolo, che in parte rievocava le parole della Boschi: «Non è morto il patto del Nazareno, è morta Forza Italia», ha scritto, innescando la replica stizzita del forzista Maurizio Gasparri.

FITTO SCETTICO SULLA ROTTURA. Resta scettico, invece, Raffaele Fitto, che si è chiesto: «È finito il patto del Nazareno come dice Toti? Questo significa che Fi voterà contro legge elettorale e riforma costituzionale? Io insieme a tanti altri colleghi ho già votato contro la legge elettorale e la riforma costituzionale, mi consenta di citare san Tommaso: finché non vedo non credo, vorrei vedere concretamente che le parole si trasformassero in fatti».
ALFANO CONFERMA IL SOSTEGNO A RENZI. Angelino Alfano, anche lui alle prese con un Nuovo centrodestra dilaniato, si è rammaricato per la rottura del patto ma, ha sottolineato, «noi ci siamo: con i nostri voti e i nostri numeri c'è la maggioranza». Gli effetti della tensione tra Pd e Fi non hanno però tardato a tradursi subito in uno scontro parlamentare. C'erano, appunto, da decidere i tempi per il voto a Montecitorio sulle riforme costituzionali e la capigruppo ha deciso che l'Aula voterà da martedì a sabato. «Tempi e modi irragionevoli, inaccettabili e ai limiti della democrazia. Così si violenta il parlamento», ha tuonato Renato Brunetta, capogruppo Fi, che ha fatto notare: la discussione sulle riforme blocca provvedimenti molto attesi dal Paese, dal Milleproroghe al decreto Ilva, dalle banche popolari alla responsabilità civile. E tutto ciò «a causa dell'egemonismo di Renzi».

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