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INTERVISTA 4 Febbraio Feb 2015 1024 04 febbraio 2015

Pinuccio: Mattarella? Se dice che fa schifo mi piace

Al Quirinale avrebbe visto bene Toto Cutugno. Sul nuovo capo dello Stato dice: «Ma chi è? Il papa?». Pinuccio parla con L43 di politica e social. E su Renzi...

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Quarantuno applausi per 35 minuti di discorso. E tre minuti di standing ovation finale. L'insediamento di Sergio Mattarella è stato un successo. Per tutti. O, quasi tutti.
Le parole del presidente non hanno entusiasmato Pinuccio, tweetstar da oltre 61 mila follower, conosciuto per le sue telefonate e per i commenti caustici della zia acida che, a sentirlo, «avrebbe saputo fare di meglio». Anche se, tiene a precisare a Lettera43.it, «non sono particolarmente affezionato ad alcuna figura istituzionale».
«SOGNO UN POLITICO CHE DICA: FACCIO SCHIFO». E cosa l'avrebbe emozionato? Pinuccio non ha dubbi: «A un politico che dicesse: 'Faccio schifo'. Penso mi potrei seriamente affezionare». Tutto quel futuro e quella speranza, insomma, non l'hanno convinto. Come non è d'accordo con chi sostiene che con Mattarella la Prima Repubblica si sia presa la rivincita, rottamando la Seconda.
«Non credo nelle repubbliche», dice, «è un ragionamento che non ho mai fatto. C'è una sola Repubblica e sono tutti figli dello stesso sistema, pure i grillini». Un pensiero che giustifica con una metafora efficace: «Una vacca non può partorire un cavallo».
«LA SECONDA REPUBBLICA? SONO I CITTADINI». Non che la cosiddetta Seconda Repubblica non esista. «C'è ed è fatta da chi non fa politica, dalla cittadinanza attiva». Il problema per la tweetstar è uno: e cioè che in Italia «ci aspettiamo sempre qualcuno che ci salvi».
Per questo Mattarella, ancora prima del giuramento, è stato già beatificato. Un po' «come papa Francesco».

Pinuccio.

DOMANDA. Mattarella come papa Francesco?
RISPOSTA. E papa Francesco come Che Guevara. Finiremo con dire che Che Guevara era democristiano.
D. Per la proprietà transitiva non fa una piega. Ma chi avrebbe preferito come presidente?
R. Una personalità più giovane. Anche la battaglia dei 5 stelle per Imposimato è stata debole. Ma sa qual è la verità?
D. No, quale?
R. È che siamo stanchi. Ci bastano due parole di speranza e siamo a posto. Siamo così alle pezze che un buon pastore ci ammalia subito, sia il papa o un presidente.
D. Di cosa avrebbe dovuto parlare Mattarella?
R. Mi aspettavo qualche parola sul bicameralismo, per esempio. Si sta annullando una Camera e l'altra sarà nominata... non so che fine farà il principio democratico.
D. Su, un nome alternativo?
R. Ho appoggiato la campagna per Toto Cutugno.
D. Niente Magalli?
R. No, perché più di Magalli Cutugno ci avrebbe posizionato meglio con l'Est Europa. E poi c'è un'altra cosa...
D. Cosa?
R. In questi momenti fare battaglie sui nomi è sbagliato. Come se un nome risolvesse tutto. Magari è un retaggio cattolico: ci aspettiamo il messia.
D. Quindi Mattarella non la convince.
R. Non un granché. Anche il discorso che ha fatto: ha toccato tutti gli argomenti cari agli italiani: marò, i poveri, il papa, i bambini. Sembrava Famiglia Cristiana. Ma ha dimenticato due o tre cose fondamentali.
D. Quali?
R. La Nazionale e l'Isola dei Famosi. E forse un po' anche Barbara D'Urso. Se intonava una canzone di Gigi D'Alessio avrebbe coperto tutti gli italiani.
D. Però a Mattarella va dato il merito di aver invitato Berlusconi alla cerimonia...
R. Anche questa polemica non la capisco. Berlusconi è condannato. Ma è anche capo di un partito votato da milioni di italiani che gli danno una riconoscibilità. Allora che dovremmo dire di Gianna Nannini e Tiziano Ferro invitati a Sanremo?
D. Cosa?
R. Sono entrambi coinvolti in processi per evasione fiscale e saranno ospiti pagati dal servizio pubblico. Di cosa stiamo parlando?
D. Almeno ammettiamo che l'elezione di Mattarella è stato un bel successo di Renzi?
R. Mah, ha fatto un bel 'cuci cuci' politico: ha ragionato, trattato, ha quasi minacciato Alfano. Renzi è bravo a posizionare nomi. Anche lui in questo momento è un democristiano. E poi la vogliamo veramente chiamare vittoria?
D. Non so, mi dica lei.
R. La vittoria Renzi l'avrà ottenuta quando farà qualcosa. È riuscito a imporre un nome? Bene, bravo. Ma domani che cosa si fa?
D. Sicuramente Mattarella ora dovrà confrontarsi con i social e la Rete.
R. Il presidente è abituato ad altri contesti, qualcuno gli aprirà un profilo istituzionale.
D. A 73 anni non sarà facile twittare e postare in Facebook.
R. Il problema non è l'età, ma che i politici non hanno i codici dei social.
D. In che senso?
R. Che sui social parlano come se fossero su un palco. Non comunicano ponendosi sullo stesso livello degli utenti. Sparano dichiarazioni e la gente commenta, non interagiscono.
D. Il social quindi è democrazia?
R. Nonostante quello che dice Fabio Volo, sono uno strumento in mano a tutti, anche agli ultimi. Sono loro i più agguerriti. Usano i social per sapere che diavolo accade intorno a loro, per sopravvivere, per confrontarsi con chi ha gli stessi problemi.
D. E i politici non se ne rendono conto?
R. I politici ieri non sapevano quello che accadeva nelle piazze e nei mercati, ora non sanno ciò che accade veramente nel web. Sono mondi paralleli.
D. Eppure Renzi è molto attivo sui social. La dichiarazione sulle ferie dei magistrati, per esempio, l'ha fatta su Facebook.
R. Vero. È diventato un po' grillino. Ma adesso quel format non funziona più. Le persone capiscono ciò che sta accadendo, se lo chiedono. Non a caso i post più retwittati sono i più sterili, come l'annuncio dell'elezione del presidente della Repubblica.
D. Ma c'è qualche politico che sa usare i social?
R. Dall'uso di Twitter si capisce la personalità. Civati per esempio si vede che sta «frecato». Un giorno scrive una cosa, l'altro il contrario, dice che si sente solo. Non sta bene. Nella maggioranza dei casi, però, a gestire i profili sono società. Si creano falsi utenti, troll. Alla fine non sai con chi stai parlando.
D. Ma Twitter e Facebook sono così importanti per creare consenso?
R. Non direi. Berlusconi, per esempio, vinse senza nemmeno avere un profilo ufficiale. Non bisogna dimenticare che il voto passa dal territorio.
D. Quindi le cose non sono cambiate...
R. Chi ottiene i voti? Chi lavora sul territorio, chi ha una clientela, chi ha rapporti più o meno leciti con gli elettori. Ora più che mai, vista l'astensione che abbiamo. Io non voterei mai una persona per quello che scrive su Twitter.
D. La foto della famiglia Mattarella davanti alla tivù durante lo spoglio ha fatto il giro della Rete. Ci dobbiamo aspettare un reality, una Casa Mattarella o i Mattarellas?
R. Il fatto è che tutta la politica è diventata una telenovela, una soap opera. La foto dei Mattarella piace agli italiani. Già immagino i commenti: «Guarda che bella famiglia», «Ha una panda grigia»...Parlando con alcuni studenti mi sono reso conto che non conoscono i ruoli dei politici o i partiti di appartenenza. Ma seguono le loro storie. Amiamo le fiction.
D. Residuo del berlusconismo?
R. Per 10 anni abbiamo parlato delle ragazzine di Berlusconi. Senza sapere quali leggi avesse fatto o meno. La tivù e l'informazione creano anche questo.
D. L'informazione?
R. Sì, ricordo ancora l'intervista di Travaglio a Berlusconi da Santoro: alla fine gli chiese solo delle donne.

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