SFASCIO 5 Febbraio Feb 2015 0900 05 febbraio 2015

Forza Italia, cinque ragioni di una crisi irreversibile

Nazareno indigesto. Letta e Verdini 'traditori'. Fittiani in agguato. Casse vuote. Salvini che avanza. Ecco perché il giocattolo di Berlusconi ormai si è rotto.

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Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

E venne il giorno in cui Forza Italia si trasformò in Fossa Italia.
Un partito che Silvio Berlusconi non riesce più a tenere a bada, uscito con le ossa rotte dalla partita del Quirinale e ora agitato da quelle stesse correnti che, anni or sono, il leader azzurro definì «metastasi della politica».
DIMISSIONI E CAOS. Uno psicodramma che ha vissuto il suo ultimo atto mercoledì 4 febbraio, quando i capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, hanno messo a disposizione dell’ex presidente del Consiglio le loro dimissioni, immediatamente respinte.
Segno, comunque, che il giocattolo si è rotto.
CRISI IRREVERSIBILE. E stavolta quella di Forza Italia sembra essere una crisi irreversibile.
La gestione del partito continua a essere nelle mani di quel “cerchio magico” che, secondo i più, ha portato Forza Italia a sbattere.
Leggere per credere le parole al veleno pronunciate mercoledì dalla pasionaria Michaela Biancofiore, infuriata per non essere stata invitata all’ufficio di presidenza convocato a Palazzo Grazioli.
«DIRIGENTI NON LEGITTIMATI». «Mi indigna profondamente che Berlusconi sia stato nuovamente indotto in errore da persone che concepiscono il movimento come una conventio ad excludendum», ha attaccato la deputata forzista.
«Personalmente non sono più disposta ad accettare ulteriori mancanze di rispetto e sgarbi, specialmente a fronte di dirigenti non legittimati da nessuno».

1. Rompere il patto del Nazareno: una mossa boomerang

Giovanni Toti alla convention di Forza Italia a Napoli.

Nell’occhio del ciclone, dopo l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale (candidato imposto da Matteo Renzi a Berlusconi, che avrebbe preferito uno fra Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini), sembra essere finito il patto del Nazareno.
Quello che secondo il Cav conteneva anche l’accordo per scegliere congiuntamente il successore di Giorgio Napolitano.
«NON PIÙ VINCOLANTE». Peccato che il parere del numero uno di Palazzo Chigi fosse diametralmente opposto. Ecco allora che la riunione del parlamentino azzurro di mercoledì ha partorito una nota nella quale è scritto che «il patto non è più vincolante». Almeno a parole.
Rimane difficile, infatti, pensare che Berlusconi voglia andare fino in fondo rompendo del tutto l’accordo stretto nel gennaio 2014 con il premier.
«VOTIAMO DI VOLTA IN VOLTA». Per capirlo basta leggere fra le righe del già citato documento: «Da opposizione responsabile voteremo solo ciò che riterremo condivisibile per il bene del Paese, senza pregiudizi, come peraltro abbiamo fatto sino a oggi. Forza Italia valuterà quanto proposto di volta in volta».
LE COLPE SAREBBERO LORO. Un atteggiamento in stile Movimento 5 stelle che, sostanzialmente, “congela” l’intesa, ma non la frantuma totalmente.
Anche perché l’uomo di Arcore sa bene che una mossa simile porterebbe l’ex rottamatore a dare la colpa delle mancate riforme a una Forza Italia già ai minimi storici. Condannandola all’opposizione per i prossimi 20 anni.

2. Il «duo tragico» Letta-Verdini: accusati di essere renziani

Denis Verdini e Matteo Renzi.

Un accordo che, oltre a quella di Berlusconi, porta le firme di Gianni Letta e Denis Verdini.
Il «duo tragico» che «ha fatto disastri», lo ha definito la senatrice Maria Rosaria Rossi, fedelissima del leader di Forza Italia.
Entrambi sono finiti sul banco degli imputati dopo l’elezione di Mattarella, rei di aver costretto il partito ad appiattirsi totalmente sulle posizioni renziane.
DENIS, HAI TRADITO? Verdini è stato addirittura accusato di aver votato per Mattarella nel segreto dell’urna, contravvenendo all’ordine di scuderia (scheda bianca).
Elementi che, miscelati insieme, hanno portato tanti dentro Forza Italia a sperare in un passo indietro (volontario o eterodiretto poco importa) del senatore toscano, che però continua a godere della stima incondizionata di Berlusconi.
PARTITO NEL PARTITO. Una fiducia che «non è mai venuta meno», come ha spiegato l’ex premier martedì 3 febbraio presenziando alla cerimonia di insediamento del neo presidente della Repubblica.
Circostanza, questa, che sta lentamente portando alla formazione di un partito nel partito, visto che la truppa capeggiata dall’europarlamentare Raffaele Fitto riscuote un sempre maggiore consenso all’interno di Forza Italia.

3. La corrente interna: i fittiani lavorano per prendersi il potere

Saverio Romano, Daniele Capezzone e Raffaele Fitto.

Da tempo l’ex governatore della Puglia Raffaele Fitto chiede l’azzeramento di tutte le cariche del partito.
Lo ha ribadito anche mercoledì 4 febbraio in una conferenza stampa a Montecitorio, convocata proprio nei minuti in cui Berlusconi incontrava i fedelissimi nella sua residenza romana.
BASTA PRENDERE ORDINI. Fitto è andato giù duro: l’ufficio di presidenza «non ha alcuna valenza politica, giuridica e statutaria».
E poi «è singolare che si sia riunito a giochi fatti». Tradotto: non prendiamo più ordini da nessuno, Verdini in primis.
IN 40 SONO CON FITTO. L’europarlamentare può contare sul sostegno di oltre 40 parlamentari.
Circa un terzo dei 130 forzisti che siedono fra Montecitorio e Palazzo Madama.
Nella lista dei fittiani figurano pezzi da novanta come Francesco Paolo Sisto, Daniele Capezzone, Anna Cinzia Bonfrisco, l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini (da sempre contrario all’accordo fra Renzi e Berlusconi).
COMMISSIONE D'INCHIESTA? Ma anche l’ex tesoriere del Popolo della libertà (Pdl) Maurizio Bianconi, che di recente, tra il serio e il faceto, è arrivato addirittura a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul patto del Nazareno.
L’intenzione di Fitto non è quella di fare «il Civati del centrodestra», ma di puntare alla leadership del partito in vista della prossima tornata elettorale.

4. Mancano soldi: i licenziati si ritrovano in Rete

Maria Rosaria Rossi.

A Natale, raccontano, nella sede del partito a San Lorenzo in Lucina non c’era neanche l’albero.
Nemmeno uno di piccole dimensioni, tanto per fare atmosfera.
Colpa della spending review imposta dal Cav al partito.
Che dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti si ritrova oggi con le casse vuote.
A nulla, almeno per il momento, è servita la nomina della “pitonessa” Daniela Santanchè a responsabile nazionale del fundraising di Forza Italia.
CACCIATI VIA 55 SU 86. Situazione, questa, che ha costretto Berlusconi a dare il via a un licenziamento collettivo dei dipendenti del partito.
In un colpo solo, pochi mesi fa, Forza Italia ha messo alla porta 55 degli 86 lavoratori a tempo indeterminato occupati nelle sedi di Roma, Milano e Arcore.
PROTESTANO ONLINE. Nella tagliola, incredibile ma vero, è finito anche Roberto Gasparotti, uno dei “registi” del video della discesa in campo.
Molti di loro, dopo aver ricevuto per e-mail la lettera (firmata da Maria Rosaria Rossi), hanno aperto un sito internet, licenziatidasilvio.it, tramite il quale manifestare il proprio malcontento.

5. Rebus alleanze: Alfano è ondivago e Salvini avanza

Angelino Alfano e Matteo Salvini.

Ultima questione, non meno importante, è quella che riguarda le alleanze.
Il “patto del Colle” stretto fra Berlusconi e il leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano nei giorni che anticipavano l’elezione di Mattarella aveva fatto presagire un possibile rassemblement del fu Pdl.
Invece la “giravolta” del ministro dell’Interno, che prima ha appoggiato la posizione di Forza Italia (votare scheda bianca) e poi è tornato sui propri passi dopo l’intervento congiunto di Renzi e Napolitano, ha riportato il gioco al punto di partenza.
VOGLIA DI TORNARE. Il Ncd non ha ancora digerito il metodo utilizzato dal premier per il Quirinale e in molti (da Nunzia De Girolamo a Maurizio Sacconi e Maurizio Lupi) vorrebbero ricostruire la coalizione di centrodestra con Forza Italia.
TUTTI PAZZI PER LA LEGA. Ma in parecchi guardano con attenzione alla Lega Nord di Matteo Salvini.
Il quale, oltre ad aver aperto la campagna acquisti tra i fuoriusciti dal Movimento 5 stelle (4, al momento, gli ex grillini pronti a transitare nelle fila del Carroccio), tiene le porte aperte ai delusi da Berlusconi e Alfano.
In procinto di passare sotto l’egida di Alberto da Giussano c’è l’ex portavoce di Ncd Barbara Saltamartini, che lunedì 2 febbraio ha lasciato gli alfaniani.
UN UNICO POLO? IMPOSSIBILE. Ma anche tra i berlusconiani in tanti considerano Salvini il vero leader del centrodestra, alternativo a Renzi e alle politiche del governo.
Impossibile, almeno per il momento, ricostruire uno schieramento che veda tutti e tre i partiti insieme, visto che il segretario leghista è in guerra aperta con Alfano. Terzo incomodo nella ricostruzione dell’asse del Nord.

Twitter @GiorgioVelardi

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