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FERMENTO 5 Febbraio Feb 2015 1300 05 febbraio 2015

Germania, il fronte interno pro-Grecia insidia la Merkel

L'intraprendenza di Tsipras-Varoufakis ha ridato fiato all'opposizione di sinistra. Linke e Verdi: «L'austerity ha fallito». Imbarazzo Spd e Grosse Koalition a rischio.

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da Berlino

Angela Merkel.

Nel braccio di ferro che il nuovo governo di Atene ha avviato con le istituzioni europee, Angela Merkel è sempre il convitato di pietra.
In ogni riunione finora sostenuta dalla coppia greca Alexis Tsipras-Yanis Varoufakis, la cancelliera tedesca ha rappresentato il contraltare, lo scoglio da superare, la diga da scardinare.
TEDESCHI IRREMOVIBILI. Il gioco di disorientamento che la leadership greca sta provando in questi giorni, talvolta con successo, altre volte no (come nel caso del faccia a faccia con Draghi) se non ha mosso di un millimetro la posizione ufficiale del governo tedesco, ha comunque scavato qualche trincea in campo avverso.
Tanto più che nella prima fase dell'offensiva politico-mediatica dei greci, Berlino era apparsa in difficoltà.
I GRECI FANNO SUL SERIO. I nuovi politici di Atene avevano mostrato una tenacia imprevista nel dare corpo alle promesse elettorali, annunciando misure che sembravano altrettante provocazioni verso la cancelliera: in pochi giorni avevano messo alla porta la Troika, richiamato in servizio funzionari pubblici licenziati dall'austerity, riaperto la discussione sul debito, se non un taglio almeno una dilazione delle scadenze.
I giornali tedeschi non facevano in tempo a titolare su una minaccia di Atene che quelli ne dettavano subito un'altra.
E assieme alle minacce le ammissioni e le rassicurazioni: siamo un Paese in bancarotta, ma dateci una mano e non faremo mai più un euro di debito.
Varoufakis lo aveva detto chiaramente nell'intervista alla Zeit: «Mai più, mai più, mai più».
IL RISCHIO DI RESTARE SOLI. La Germania ha temuto per la prima volta di ritrovarsi isolata in Europa mentre Tsipras e Varoufakis se ne andavano in giro a stringere mani ed elargire sorrisi, da Roma a Parigi, da Londra a Francoforte e Bruxelles.
La cravatta di Matteo Renzi, la pacca sulle spalle di François Hollande, la mano confidenziale di Jean-Claude Juncker, uno che di sassolini contro la Merkel se ne deve ancora togliere parecchi dalle scarpe.
MENO MALE CHE DRAGHI C'È. Tutto sembrava andare a gonfie vele, fino a quando Varoufakis si è ritrovato faccia a faccia con Mario Draghi e si è scontrato con la durezza dei numeri. Draghi, per un giorno, festeggiato come un eroe dalla stampa tedesca filo-governativa.

La Grosse Koalition per la prima volta vacilla

Alexis Tsipras assieme al leader del partito Linke Bernd Riexinger.

La partita resta aperta alla ricerca di un compromesso che la stessa Berlino non esclude, ma non nei termini voluti dai greci e sperati da altri governi dei Paesi in crisi.
Su questo si continuerà a trattare e a scontrarsi. Ma l'offensiva greca delle scorse settimane ha ridato anche fiato all'opposizione interna tedesca, ridotta all'angolo dalla prepotenza innanzitutto numerica della Grosse Koalition.
SPD IN IMBARAZZO. Linke e Verdi hanno ritrovato parole per criticare il governo sull'austerity, attaccare frontalmente la cancelliera e mettere in imbarazzo l'Spd.
La sinistra radicale della Linke ha un patto di ferro con Syriza.
Durante la campagna elettorale in Grecia il volto di Alexis Tsipras sventolava su un cartellone gigante appeso sulla facciata della sede di partito sulla Rosa Luxemburg Platz.
«L'AUSTERITY HA FALLITO». «La sua vittoria è un chiaro no alla politica dei tagli sociali fin qui seguita», ha detto il leader del partito Gregor Gysi, «una ricetta che ha prodotto recessione economica e corrosione democratica. Il mantra dell'austerity è fallito e lo spazio di azione della cancelliera può diventare molto stretto».
Anche i Verdi, da tempo critici verso la politica europea della Merkel, hanno rinnovato le accuse al governo.
«BASTA INTRANSIGENZA». Per il segretario ecologista Cem Özdemir è tempo che «il governo di Berlino abbandoni la posizione di intransigenza e discuta con maggiore disponibilità una soluzione per il debito greco che, nelle dimensioni raggiunte grazie alle ricette dell'austerità, non è più a lungo sostenibile».
Linke e Grünen, opposizioni divise e al momento difficilmente compatibili, eppure in grado da sinistra di mettere in difficoltà l'Spd, che dopo essere entrata nella Grosse Koalition ha abbandonato i rudi toni critici verso la politica europea targata Merkel-Schäuble che avevano caratterizzato la campagna elettorale di Peer Steinbrück (esperto di economia) per abbracciare quelli più accomodanti del 'politico' Sigmar Gabriel.
IN BILICO FRA SINISTRA E GOVERNO. I socialdemocratici sono in bilico fra lealtà di governo e concorrenza a sinistra. Chiedono un allentamento dell'austerity, plaudono al piano europeo per la crescita del conservatore Juncker, arrivano a proporre con il gruppo parlamentare europeo un fondo monetario che sostituisca il lavoro della Troika (proposta subito bocciata dalla Cdu).
Ma sfuggono ancora al nodo posto dal quotidiano berlinese di sinistra Tageszeitung: «Le forze progressiste tedesche devono decidere se nella questione greca vogliono restare nel campo del merkelismo oppure far parte di quell'Europa che tenta di ritagliarsi uno spazio di manovra. Invece che abbandonarsi alla retorica anti-greca, può imporsi una logica transnazionale che sfrutti le prime crepe evidenziatesi nel blocco neoliberista dell'Ue. Come è avvenuto in Grecia. Non in maniera acritica, ma produttiva».

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