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RETROSCENA 5 Febbraio Feb 2015 2038 05 febbraio 2015

Italicum, Renzi gioca su due fronti per salvarlo

Deve rivedere il Patto con B. Che rifiuta modifiche. Ma la minoranza Pd preme. Così il premier prova a placarla. Con anti-corruzione e frequenze tivù.

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Il premier Matteo Renzi.

Tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi è in corso una vera e propria partita a scacchi.
Come già anticipato da Lettera43.it, il Patto del Nazareno non è ancora morto ma ha bisogno di una revisione, cui stanno lavorando le diplomazie del premier e del numero uno di Forza Italia, mentre nel gioco delle parti i due leader si lanciano messaggi minacciosi, stando però sempre bene attenti a non farli diventare dichiarazioni di guerra.
«B.? GLI INTERESSANO SOLO LE AZIENDE». Anche perché a far saltare la delicatissima partita delle riforme avrebbero entrambi da perdere, chi più chi meno. Tanto che nei rispettivi entourage c’è chi ha stilato addirittura la lista dei pro e dei contro di una separazione. E a gran sorpresa, il saldo in attivo sarebbe solo quello del Cavaliere.
Il calcolo è presto fatto. Prima, però, è fondamentale mettere in chiaro un passaggio, rilevato pochissime volte pubblicamente, pur essendo un mantra immancabile nei corridoi dei Palazzi romani: «A Berlusconi, della politica non frega assolutamente più nulla. Ormai pensa solo alle sue aziende, e più vanno avanti le larghe intese, più ci guadagna».
RENZI ASPETTA I FRUTTI DEL PATTO. E a prima vista le indiscrezioni sembrerebbero dar ragione alle chiacchiere da Transatlantico, visto che dall’inizio dell’anno le azioni Mediaset sono salite del 20%, mentre quelle di Mediolanum del 14. Il che, tradotto in soldoni, significa un giro d’affari di quasi 1 miliardo e mezzo di euro, che frutta 500 milioni circa di guadagni per la famiglia del leader azzurro.
Non c’è che dire, un gran bell’affare. Soprattutto se consideriamo che dalle larghe intese del Patto del Nazareno, paradossalmente, Renzi non ci ha guadagnato proprio nulla. Almeno finora. Al premier, infatti, tocca la parte politica, quella che gli consentirebbe di portare a casa una nuova legge elettorale dopo anni di immobilismo, la riforma della Costituzione con l’abolizione parziale del bicameralismo perfetto e la cancellazione delle storture del centrosinistra 2001 sul Titolo V.
ITALICUM AL RUSH FINALE. In teoria, perché nella sostanza nulla di tutto questo è ancora legge. E l’unico obiettivo realmente vicino è l’Italicum, cui manca solo un passaggio parlamentare alla Camera prima dell’approvazione definitiva. È normale, dunque, che il premier mostri qualche segno di nervosismo, ora che è al rush finale almeno su uno dei punti chiave del suo programma di governo.
Del resto Renzi dava per scontato che Berlusconi provvedesse a risolvere rapidamente i problemi interni a Forza Italia, garantendogli il cosiddetto “soccorso azzurro” qualora la minoranza del Pd provasse a fargli lo sgambetto sulla legge elettorale. Il Cav però ha lasciato troppo spazio ai dissidenti dell’ala fittiana, soprattutto nella partita sulla presidenza della Repubblica, e ora sarà costretto a metterci un po’ più del previsto per riportare Fi nei ranghi.

Fonti berlusconiane: «Prima il Patto, poi Fitto...»

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e l'eurodeputato Raffaele Fitto.

Un’incognita dura da digerire per l’ex sindaco di Firenze, che sta giocando la partita della vita (politica, ovviamente) e non intende sottostare a paludamenti, ritardi sul programma o eventuali ricatti da nessuno. Nemmeno da Berlusconi, al quale – rivela a Lettera43.it una fedelissima del premier – pensa di aver già concesso troppo. «Ecco spiegato il motivo della retromarcia sulle frequenze televisive» anche se, specifica la fonte, «si tratta di una mossa di scacchi, perché far pagare 50 milioni di euro a un gruppo che ne incassa 1,5 miliardi, è una goccia nel mare».
Una goccia nel mare, dunque, ma comunque fastidiosa per una vecchia volpe come il Cav, che sta provando a monetizzare il più possibile l’impasse interno di Forza Italia, anche solo innervosendo l’altro contraente del Patto del Nazareno, magari per strappargli qualche altra clausola a suo favore.
«IL CAV CI DIRÀ DI VOTARE SÌ». «Alla fine Silvio ci darà l’ordine di votare l’Italicum, ne sono sicuro» afferma off the records un deputato berlusconiano della prima ora. «Quando avrà ridiscusso i termini dell’accordo con Renzi, il Capo metterà all’angolo Fitto, costringendolo a rimettere la testa nel sacco o a cambiare aria. E con i chiari di luna che ci sono in Italia, Raffaele dove volete che se ne vada?».
Con conseguente terremoto interno ai vertici. «Berlusconi non ha detto che respingeva le dimissioni dei vertici sine die. All’ufficio di presidenza ha detto testualmente ‘Grazie del gesto, ma ora non posso accettarle’. La cosa è ben diversa».
LA LEGGE ELETTORALE NON SI TOCCA. Il premier, però, non è abituato a rimanere con le mani in mano. E sebbene sia pronto e disponibile ad aggiornare il Patto del Nazareno pur di portare a casa il risultato, non può e non deve abbassare la guardia sul fronte interno al Pd, dove la minoranza scalpita per modificare l’Italicum.
Concessione che per Renzi significherebbe la fine: innanzitutto perché romperebbe davvero ogni rapporto con Forza Italia, ma soprattutto perché obbligherebbe a un nuovo passaggio al Senato, dove dem, Ncd e Scelta civica (o quel che resta) non hanno i numeri per essere autosufficienti, esponendo l’attuale leader del centrosinistra al rischio di una clamorosa sconfitta politica.
SEGNALI DI FUMO ALLA MINORANZA DEM. Ecco perché Renzi nelle ultime ore sta lanciando segnali di fumo all’ala più antiberlusconiana del suo partito, minacciando di far saltare la contestatissima norma “salva-Silvio” del 3% dalla delega fiscale e di accelerare sull’aumento dei costi delle frequenze tivù, oltre all’annuncio dell’intesa di maggioranza sulla reintroduzione del falso in bilancio nella riforma della Giustizia, studiata dal ministro Andrea Orlando. Il presidente del Consiglio gioca sulla cattiva abitudine, tutta italiana, di dare per “cosa fatta” ogni dichiarazione: in questo modo può dare contemporaneamente una pacca sulla spalla all'opposizione interna e un buffetto agli alleati forzisti. Tanto nulla è deciso e la partita è ancora tutta da giocare.
Esattamente come quella per il nuovo Patto del Nazareno. Anche se i bookmakers del Transatlantico sconsigliano vivamente di scommettere un solo centesimo sulla rottura definitiva tra Renzi e il Cav.

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