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PUGNO DURO 6 Febbraio Feb 2015 0545 06 febbraio 2015

Egitto: rivoluzione archiviata, si torna al passato

Dopo i Fratelli musulmani, la condanna a vita di 230 laici stronca il dissenso. Vecchia guardia al potere. E oppositori silenziati. Così si chiude il cerchio.

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Controrivoluzione compiuta.
L'ergastolo a 230 attivisti laici che, nel 2011, si rivoltarono contro Hosni Mubarak chiude il cerchio dell'instabile Primavera egiziana.
Il sigillo è posto, tutte le voci di piazza Tahrir sono soffocate, Mubarak è prosciolto da ogni accusa.
L'apparato del Partito nazionale democratico (Ndp) dell'ex rais può reimpiantarsi nei gangli del potere, come in parte era già accaduto sotto altre sigle. O con ruoli mai ceduti o con incarichi elargiti dai generali della restaurazione. Nella magistratura, nell'esercito, ai vertici della pubblica amministrazione e sempre più anche in politica, comanda la vecchia guardia che impone e pretende un ordine ferreo.
DA EROI A CRIMINALI. Per l'Occidente che si adatta e cavalca il corso degli eventi, un personaggio come il 25enne Ahmed Douma, condannato di punta dei dissidenti secolaristi, non è più «l'eroe della rivoluzione». Solo uno dei tanti arrestati, nel nome della stabilità, dal presidente Abdel Fattah al Sisi, che fa affari con l'Europa, tratta con Israele e prende soldi dai sauditi e dagli Usa.
L'altra martire laica è la 33enne socialista Shaimaa el Sabag, colpita da pallottole di gomma, a distanza ravvicinata, nel quarto anniversario delle rivolte. Uccisione particolarmente ignobile perché il 24 gennaio, a deporre fiori e ricordi in piazza Tahrir erano inermi, e in pochi.

Fratellanza e laici: i martiri di Piazza Tahrir

Prima di Shaimaa, altre ragazze, anche minorenni, sono cadute mentre sfilavano con i Fratelli musulmani in difesa del presidente cacciato Mohamed Morsi.
Dal colpo di Stato del luglio 2013, centinaia di supporter e membri della Fratellanza (gli islamisti sostengono migliaia, oltre 2.500) sono stati uccisi dal regime, in repressioni e massacri come quelli delle piazze Rabaa e al Nahda.
Migliaia di oppositori musulmani sono stati arrestati e tra questi centinaia (gli ultimi 183 il 2 febbraio scorso) condannati a morte per attentato alle forze dell'ordine, con sentenze ancora non eseguite.
LA VIA CRUCIS DI DOUMA. Poi è venuto il turno dei laici di piazza Tahrir che, nel 2013, plaudirono al golpe anti-Morsi, nella speranza vana che l'esercito guidato dall'uomo nuovo al Sisi, portasse rinnovamento, democrazia e stabilità economica.
Douma, noto blogger e attivista della Corrente popolare egiziana, nel 2009 era tra i pacifisti arrestati da Mubarak per aver difeso i palestinesi di Gaza. Nel 2011 era in piazza Tahrir, con gli altri laici e con i Fratelli musulmani, nel gruppo dei 230 che assaltarono e incendiarono le sedi delle istituzioni.
IN MANETTE ANCHE MAHER E ADEL. Eletto Morsi, fu imprigionato nuovamente, per avere stavolta bollato il presidente islamista «killer e criminale». Rilasciato, nel dicembre 2013, Douma fu ancora prelevato dalle forze dell'ordine, per una campagna contro la nuova legge post-golpe, liberticida del diritto di manifestazione e di espressione.
Con lui, anche il 34enne Ahmed Maher e il 26 Mohammed Adel, leader e fondatori del Movimento giovanile del 6 aprile anti-Mubarak - nelle piazze prima, durante e dopo le rivolte del 2011 - furono condannati a tre anni di prigione, diventando il simbolo del bavaglio all'opposizione laica.

Carcere a vita e condanne a morte contro l'opposizione

Il leader di Corrente popolare egiziana Hamdin Sabahi, nasseriano sfidante di Morsi e al Sisi alle Presidenziali, ha denunciato i fatti e chiesto la liberazione dei tre attivisti, insieme con i liberali del Partito della Costituzione di Mohammad el Baradei.
Entrambi i movimenti secolaristi erano a Tahrir, nel 2011 contro Mubarak e nel 2013 contro la disastrosa prova al governo di Morsi, cacciato con i carri armati e i fuochi d'artificio sopra la piazza della rivoluzione.
EL BARADEI SI STACCA DA AL SISI. Promosso a vice presidente, il Nobel per la Pace el Baradei si sarebbe staccato da al Sisi pochi mesi dopo, con la brutale repressione dei Fratelli musulmani che il 14 agosto 2013, nelle piazze Rabaa e al Nahda, fece almeno 525 morti. Sabahi avrebbe preso le distanze l'inverno dopo.
Il giudice Mohammed Nagy Shehata che ha inflitto il carcere a vita a Douma e agli altri, più una multa di 17 milioni di sterline, è lo stesso che ha mandato e a morte, al Cairo, centinaia di supporter della Fratellanza musulmana e condannato tre giornalisti pro-rivolte di al Jazeera.
I RIVOLUZIONARI SONO STATI STRONCATI. Nello stesso processo, 39 minorenni sono stati puniti con 10 anni di carcere e centinaia di sentenze capitali sono state comminate, a Minya, in altri filoni d'inchiesta. Mentre l'86enne Mubarak, con i figli Alaa e Gamal, è libero ormai da ogni carico giudiziario.
Tra i pochi presenti, in manette, all'ultima sentenza, Douma ha irriso il verdetto applaudendo alla Corte suprema. La rivoluzione di piazza Tahrir era un risveglio di coscienze composito, contraddittorio ma autentico. Quattro anni dopo tutte le università e i centri di pensiero sono presidiati. I rivoluzionari sono stati stroncati, nessuno escluso.

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