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ADDIO 6 Febbraio Feb 2015 1213 06 febbraio 2015

Giannini lascia Scelta civica: «Ha esaurito la sua funzione»

Il ministro dell'Istruzione abbandona Monti ed entra nel Partito democratico.

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Stefania Giannini.

La migrazione da Scelta civica al Partito democratico prosegue. Cinque senatori e due deputati (a cui si aggiunge il viceministro allo sviluppo Economico Carlo Calenda, che però alle scorse elezioni non è stato eletto) hanno lasciato il partito creato da Mario Monti per aderire ai gruppi «Il grande progetto di Mario Monti ha avuto un grande senso, ora ha esaurito la sua funzione», ha detto a margine della cerimonia di apertura dell'anno accademico a Trieste, il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini.
MAZZIOTTI: «IL CONGRESSO VA AVANTI, RIDEFINIAMO LA LINEA». «Per chi resta, però, si tratta solo di una scelta dettata dall'opportunismo e dal desiderio di assicurarsi una «poltrona». Domenica 6 febbraio è in programma il primo congresso di Sc: appuntamento che è stato confermato e rilanciato dal capogruppo alla Camera Andrea Mazziotti, che ha assicurato che sarà l'occasione «per ridefinire organi e linea politica». Due le mozioni a confronto: quella firmata dal Sottosegretario Enrico Zanetti e quella del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.
VIA ANCHE DELLA VEDOVA: «MA NON PER IL PD». Una posizione, quest'ultima, destinata a restare minoritaria: «Ho chiesto inutilmente una gestione collegiale», ha detto infatti Della Vedova annunciando che la sua presenza all'appuntamento sarà simbolica. Si tratta di un gesto di «rispetto» nei confronti di chi lo ha sostenuto dopo il quale lascerà anche lui il partito; a differenza dei colleghi, però, non entrerà - ha assicurato- nel Pd anche se è pronto a continuare a fare la sua parte al governo.
IN OTTO RISPONDONO ALL'APPELLO DI RENZI. Gli otto (Susta, Giannini, Maran, Lanzillotta, Ichino, Borletti Buitoni, Tinagli, Calenda) che invece hanno risposto all'appello del premier decidendo invece di traslocare nei gruppi Dem si sono detti convinti del fatto che non solo sia venuta meno «la ragion d'essere originaria di Scelta Civica» ma sono anche certi che lavorando all'interno del Pd sia possibile, diversamente dal passato, «voltare pagina rispetto ai partiti, alle ideologie e alla storia politica del secolo scorso». Un passaggio, quest'ultimo, a cui tengono soprattutto quanti solo qualche anno fa lasciarono il partito democratico per inaugurare una nuova esperienza e che oggi compiono il percorso inverso.
GIANNINI: «SERVE AGGREGAZIONE NEL RIFORMISMO». Secondo Giannini, «il grande progetto di Mario Monti ha avuto un grande senso, e io l'ho detto con chiarezza dopo la sconfitta elettorale alle europee, in cui ho ritenuto di dimettermi da segretaria di Scelta Civica. A questo punto diciamo che tutti coloro che con responsabilità di governo e parlamentare credono fermamente che il processo riformista deve andare in quella direzione introdotta due anni fa, mi sembra naturale che facciano questa scelta naturalmente. È il momento in cui c'è bisogno di aggregazione nel riformismo», ha concluso, «e non di frammentazione».
LA CONDANNA DI FI E SEL. Il Pd, ha sottolineato d'altro canto il senatore renziano Andrea Marcucci, «con il consenso dei cittadini» si conferma un partito a «vocazione maggioritaria». Altro che «evoluzione», hanno replicato però quanti sono restati ancorati al progetto di Sc: «Questo è un esodo» dettato da ragioni opportunistiche, ha detto la deputata di Scelta civica Adriana Galgano. Lettura condivisa anche da Fi. «Ora chi cambierà casacca», ha osservato Gabriella Giammanco, parlamentare di Forza Italia, «sarà considerato un eroe della Patria». Idem Sel: «Da Scelta civica a Scelta cinica... La bulimia del renzismo non ha precedenti...», ha scritto su Twitter il capogruppo alla Camera Arturo Scotto.
BERSANI: «PASSAGGIO POLITICO, NON OPPORTUNISMO». Eppure, è la convinzione di Pier Luigi Bersani, «un conto sono le scelte di tipo opportunistico, sempre disdicevoli; un conto è quando c'è un passaggio politico».

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