Matteo Renzi 150124090210
MAMBO 6 Febbraio Feb 2015 1037 06 febbraio 2015

Pd rifugio dei peones, ma i voti ci sono ancora?

Rimane il primo partito in Italia. Alle urne manca però ancora il salto di qualità.

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Matteo Renzi, segretario del Partito democratico.

Sei senatori di Scelta civica approdano o ritornano nel Pd.
Un gruppo ormai numeroso di ex parlamentari del Movimento 5 Stelle è lì lì per farlo e nel frattempo si è costituito in gruppo autonomo, si dice che alcuni forzisti stiano per lasciare Silvio Berlusconi, così come alcuni altri stiano per lasciare Angelino Alfano, per dirigersi verso Matteo Renzi (simultaneamente altri corrono verso Matteo Salvini).
Il Pd che sembrava, ed è, un partito sgangherato e diviso, diventa così il porto ambito e sicuro per tanti.
A DESTRA CEDIMENTO STRUTTURALE. È segno che il sistema politico della Seconda repubblica si è sfracellato e in esso soprattutto la destra sta vivendo il suo cedimento strutturale. Vuol dire anche che molti parlamentari non scommettono un euro sul prosieguo della legislatura e si vanno collocando dove immaginano ci siano più posti disponibili.
Vuol dire infine, ma è forse la cosa più importate, che la trasformazione del Pd da formazione di centrosinistra, coagulo di tutti i riformismi, a partito carovana, partito piglia-tutto, una specie di trenino indiano su cui salgono viaggiatori a migliaia a ogni rallentamento della motrice, è ormai cosa fatta.
IL PARTITO DELLA NAZIONE PRENDE VITA? Ci saranno, però, tutti i voti necessari per eleggere questa folla di aspiranti parlamentari oltre quelli che premono fuori dalla Camere? La scommessa dei renziani è che quel che sta per nascere, sia pure senza data di inizio formale, sia il vero Partito della nazione destinato a catalizzare la maggioranza dei voti elettorali, lasciando a piccoli cespugli di sinistra a modeste formazioni centriste e all’esplosione di Salvini la gestione di quel che resta.
Questa scommessa viene da lontano, praticamente dal 1989, da quando si parlò della fine della storia, della fine delle ideologie, della scomparsa di destra e sinistra e della morte degli odiati comunisti comunque travestiti.
IL PD NON SEMBRA DESTINATO A SFONDARE. Renzi eredita tutto questo. E gestiste questo cespite con audacia e disinvoltura, frantumando volta a volta amici alleati o avversari. Ormai il fatto che possa non rispettare patti e accordi non sorprende più nessuno, semmai sorprenderebbe il contrario.
Ma i voti ci sono? Se guardiamo ai recenti risultati elettorali e ai sondaggi, questa esplosione del Pd non si vede, anche se è stabilmente in testa.
Persino Grillo, che non ne ha azzeccata una neppure per sbaglio, resiste con percentuali significative. Crolla il mondo di Berlusconi, raddoppia Salvini, ma soprattutto si affolla l’area del non voto. In questa area confluiscono anche i delusi di sinistra, come è accaduto in Emilia Romagna nelle ultime regionali.
Il Partito della nazione per fare il pieno elettorale ha bisogno di creare entusiasmo, ovvero di presentarsi come una necessità nazionale o di dare affidabilità agli italiani.
È ciò che fece la Dc. Renzi è lontano da questi tre traguardi. Può diventare autosufficiente in parlamento con acquisti al mercato nero, ma resta il fatto che deve guadagnare non solo percentuali, ma voti veri. E per far questo deve dare un sogno sia a chi è stato deluso da anni di innamoramento verso Berlusconi, sia a quei poveri cristi che insistono a inseguire una sinistra decente.
Saprà farlo?

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