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PARABOLE 6 Febbraio Feb 2015 1405 06 febbraio 2015

Scelta Civica, Monti è solo

Da salvatore della patria alla solitudine di Palazzo Madama. Il bocconiano assiste al fallimento della sua creatura politica. Nata male e finita peggio.

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione.

Da Scelta Civica a Sciolta Civica a Sciolto Civico. Mario Monti al Senato è rimasto solo. E per di più a vita. Benedetto Della Vedova, Stefania Giannini, Gianluca Susta, Alessandro Maran, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino (che su Twitter ha spiegato: «Il cammino e approdo comune col Pd non lo abbiamo deciso noi, ma gli elettori di Sc votando Renzi), Ilaria Borletti Buitoni, Irene Tinagli e Carlo Calenda hanno fatto armi e bagagli per approdare (o riapprodare) nei più rassicuranti lidi renziani. Insomma, arrivederci e grazie.

«Il grande progetto di Mario Monti ha avuto un grande senso», ha dichiarato il ministro dell'Istruzione Giannini. «Ora ha esaurito la sua funzione». Visti i risultati delle ultime consultazioni, capire quali siano questa funzione e questo grande senso - escludendo la sua nomina governativa - sfugge.
LA PARABOLA DEL BOCCONIANO. Tant'è. L'importante è che non si definisca il cambio di casacca un esodo, ma prosegue Giannini, «una evoluzione in parte attesa, perché questo è un momento in cui si devono aggregare strutturalmente tutte le forze riformiste». È arrivato il momento, secondo l'ex segretaria di Sc, «in cui c'è bisogno di aggregazione nel riformismo e non di frammentazione». Già, e Monti?
Da messia e salvatore della patria sull'orlo del default, dalle copertine di Time - «Can this man save Europe» (può quest'uomo salvare l'Europa) - a personaggio in ombra, a tratti «rissoso (copyright Casini), di sicuro «politicamente defunto» (Vittorio Feltri).

Scelta Civica, una storia di scissioni e addii

L'ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

Non che la breve epopea del partito montiano fosse nata proprio sotto i migliori auspici. Frammentazioni e scissioni sono sempre state all'ordine del giorno.
Fondato nel 2013, il partito del presidente del Consiglio uscente si poneva l'obiettivo di portare avanti la cosiddetta Agenda Monti. «Oggi», disse Monti presentando il simbolo all'hotel Plaza di Roma il 4 gennaio 2013, «sono in grado di annunciare la configurazione di forze sociali e politiche che intendono associarsi per presentare una nuova offerta politica». Con l'auspicio che «questa iniziativa contribuisca a una politica migliore e anche ad avvicinare i tanti cittadini che dalla politica si sono allontanati».
OBIETTIVO FALLITO. Aspettativa delusa. Non solo perché i cittadini si sono continuati ad allontanare dalla politica, con punte di astensionismo sempre più alte. Non solo perché sicuramente gli elettori si sono allontanati da Scelta Civica (alle ultime Europee in lista con Centro democratico e Fare per Fermare il declino ha raggrannellato un misero 0,71%, ben al di sotto della sogli di sbarramento del 4%). Ma soprattutto perché i montiani si sono allontanati da Mario Monti.
PASSERA, LA PRIMA DEFEZIONE. A partire da Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico. Dopo l'esperienza di governo decise di non correre nemmeno con Scelta civica. «Non era il progetto radicalmente riformista di cui il Paese ha bisogno: non si può ambire a fare una cosa nuova mettendo insieme pezzi vecchi».

La prima diaspora e la fondazione di Popolari e Per l'Italia

L'ex presidente del Consiglio, Mario Monti.

La prima rottura fu con l'Udc con cui Sc era alleata al Senato. Certo non aiutò il 9,4% ottenuto alle Politiche del 2013.
LE DIMISSIONI. Monti si dimise da presidente il 17 ottobre, sostuituito da Alberto Bombassei. Mario Mauro lasciò il partito. «Mauro da capogruppo al Senato è andato, con il suo collega alla Camera Dellai, a trattare per la composizione del governo, di cui non mi sono occupato, e ne è uscito ministro della Difesa», disse piccato il professore il 20 novembre al Corriere della Sera in cui spiegava i motivi delle sue dimissioni: «Serviva una ventata che spazzasse via la nebbia, al cui riparo 11 senatori, più un senatore al governo, operavano per uno snaturamento di Scelta civica. In particolare due capitani di lungo corso: il senatore Pier Ferdinando Casini e il ministro Mario Mauro, più altri improbabili compagni di viaggio».
LO SFOGO DI PIERFERDY. Casini non la fece passare in cavalleria: «Monti sa cosa significa governare questo Paese quando c’è una maggioranza litigiosa. Questa politica del doppio binario, questo atteggiamento rissoso, anche da parte di Monti, sull’azione dell’esecutivo, questi continui distinguo, non sono accettabili», disse l'ex sodale Pierferdy a Matrix il 20 ottobre.
Pochi mesi dopo a lasciare il Titanic montiano furono in 11. Tra cui Lorenzo Dellai. Con colleghi fuoriusciti dall'Udc diedero vita a Per l'Italia. Al Senato i lealisti crearono Scelta civica con Monti per l'Italia. Gli scissionisti confluirno il 28 gennaio 2014 nei nuovi Popolari per l'Italia.
Finito qua? No di certo. Il 3 marzo a fare le valigie fu Gabriele Albertini che atterra nel Nuovo centrodestra. Il 24 aprile fu la volta di Maurizio Rossi che aderisce al Misto con la formazione Liguria Civica.
Ora nuovi addii che condannano Monti alla solitudine di Palazzo Madama.
Da messia e supereroe in loden, il professore è rimasto incagliato nelle secche di Palazzo. A nulla è servito l'aiuto di Empy, il cagnolino che Daria Bignardi mise in braccio al bocconiano durante le Invasioni Barbariche. Scherzo che poi Monti le rinfacciò dandole della «scorretta».
Ora è solo. E senza un cane.

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