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INTERVISTA 6 Febbraio Feb 2015 1628 06 febbraio 2015

Tosi: «La Lega non è di un uomo solo»

Pensa a una partito moderno. E a un centrodestra unito che va da Italia Unica a CasaPound. Il Carroccio secondo Tosi. Che si smarca (felpatamente) da Salvini.

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Lega, Liga o Leghe? La sfida tra Matteo Salvini - segretario federale e homo novus - e Flavio Tosi, plenipotenziario veneto e sindaco di Verona, torna in superficie. Unioni civili, uscita dall'euro, alleanze. Sono tanti i punti che i due colonnelli del Carroccio 2.0, quello uscito dalle ceneri della gestione bossiana, non condividono.
Intanto si tengono a distanza di sicurezza, evitando sfide aperte.
L'APERTURA ALLE UNIONI CIVILI. Quando il primo cittadino scaligero ha aperto al registro delle unioni di fatto, comprese quelle gay, per esempio, il segretario ha tagliato corto: «Penso che le emergenze dei sindaci siano altre...».
Tosi incassa fino a un certo punto. Sfodera la sua esperienza di amministratore. E si appella alle «tavole della legge»: lo Statuto della Lega 2.0 targata Roberto Maroni. Quella che dopo avere azzerato il Cerchio Magico e usato le ramazze, ha cercato di archiviare la stagione degli scandali e ricominciare.
IL PATTO DEL PIRELLONE. Proprio lì sta il patto del Pirellone che, in modo salomonico, spartiva gli incarichi: a Salvini la segreteria e a Tosi l'eventuale candidatura a premier. Poi, però, le cose sono andate diversamente. O, almeno, sembra.
«Io mi attengo a quello che è stato deciso», precisa Tosi a Lettera43.it. «Poi per quello che riguarda il futuro di ognuno di noi, chi vivrà vedrà. La politica cambia così rapidamente che è difficile prevederne gli scenari».

Flavio Tosi, sindaco di Verona.  


DOMANDA. La distanza tra lei e Salvini è sensibile. È ancora possibile convivere nella stessa Lega?
RISPOSTA. Non vedo perché mai dovrei staccarmi. Ho sempre espresso la mia opinione liberamente.
D. Non c'entra la storica rivalità tra Liga veneta e Carroccio lombardo, vero?
R. No, perché la Liga veneta è la madre del Carroccio. La prima a nascere negli Anni 80.
D. Il patto del Pirellone però prevedeva fosse lei il frontman nazionale.
R. Il patto venne stabilito in una riunione con l'allora segretario Roberto Maroni.
D. L'obiettivo era evitare che il partito fosse in mano a un solo uomo...
R. Ho spiegato perché lo Statuto venne scritto così: per evitare il ripetersi di situazioni rischiose per il movimento. Per questo dopo la degenerazione del Cerchio Magico, Maroni garantì ampia autonomia alle regioni, in un'ottica veramente federalista.
D. Salvini però sembra proprio quell'uomo solo al comando che si voleva evitare. Tra l'altro dopo le ramazze, ha deciso di non costituire la Lega come parte civile al processo Belsito. Che ne pensa?
R. È stata una decisione del segretario federale. Meglio farla commentare a lui.
D. Un modo per tenersi stretti gli ultimi bossiani rimasti?
R. Ripeto, è una sua competenza. Lui ha scelto. E io non entro certo nel merito.
D. Come vede il futuro della Lega?
R. Un partito nazionale dove il candidato premier può essere più d'uno.
D. Lei è stato il primo con la fondazione Ricostruiamo il Paese a fare uscire la Lega dai confini padani...
R. Sì. Credo che la Lega debba unire il Paese non solo dal punto di vista geografico ma anche politico. Non deve essere un movimento esclusivamente del Nord e di destra, ma diventare un grande partito popolare.
D. E per le alleanze? Lei ha detto che per le Regionali la Lega deve correre sola per Zaia con liste civiche.
R. Sì, perché in questo momento a Roma il centrodestra è rappresentato in modo coerente solo da Lega e Fratelli d'Italia. Il Nuovo centrodestra e Forza Italia, seppur in modo diverso, sostengono Renzi.
D. Ma in futuro potrebbero rientrare in una grande formazione?
R. Il centrodestra che immagino è aperto a tutti, senza veti. In futuro vedremo davvero chi vorrà costruire una forza alternativa a Matteo Renzi.
D. Una sorta di destra all'europea?
R. Esatto. Lo schema è quello del bipolarismo di stampo anglosassone. Con il centrodestra e il centrosinistra che, in maniera organica, cercano di rappresentare tutto il Paese. Non come accade ora...
D. Cioè?
R. Serve un centrodestra moderno. Quello attuale non esiste più ed è figlio delle vecchie logiche della politica.
D. E magari con Tosi leader...
R. L'obiettivo è creare un centrodestra alternativo a Renzi. Bisogna vivere alla giornata, con o senza Tosi e Salvini.
D. Con le primarie.
R. Sono stato tra i primi a chiederle. E la Lega potrebbe esprimere addirittura più candidati. Credo sia l'unica strada per definire una leadership.
D. Quindi lei immagina una grande formazione nella quale potrebbero confluire da Berlusconi ad Alfano, da Meloni a Passera?
R. Sì, devono starci tutti. Deve essere un centrodestra liberale e popolare, senza veti.
D. Nessuna condizione?
R. Bè, Berlusconi e Alfano dovranno cospargersi il capo di cenere. Non è che uno può fare piroette così... La gente non è stupida.
D. Lei ha detto «liberale» e «popolare». Salvini va a braccetto con CasaPound. Anche loro sono invitati?
R. Il centrodestra va dal centro alla destra.
D. Sì, ma si tratta di neofascisti.
R. Nell'ambito di un grande schieramento destinato a rappresentare la maggioranza degli italiani CasaPound ci può stare come altri gruppi di destra e di centro.
D. Ma tenere uniti Italia Unica di Passera e CasaPound non è un'impresa a dir poco impossibile?
R. Bisogna scrivere un programma condiviso e a quello attenersi. E poi anche nel centrosinistra ci sono anime molto diverse...
D. La Lega per bocca di Salvini ha detto che Sergio Mattarella non è il vostro presidente. Lei che è stato criticato per aver accolto Napolitano a Verona, che voto dà al nuovo capo dello Stato?
R. Mi aspettavo qualcosa di più da Renzi, qualcosa di nuovo, vicino al sentimento popolare. Questo nel massimo rispetto per la figura di Mattarella che dal punto di vista tecnico è ineccepibile. E con le competenze giuste per esercitare l'incarico ma...
D. Ma?
R. Ma rappresenta il vecchio.

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