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DIPLOMAZIA 7 Febbraio Feb 2015 1117 07 febbraio 2015

Ucraina, Merkel e Hollande pessimisti sui colloqui di pace

Il piano Ue non convince la Russia. Parigi avverte: «Se falliamo sarà guerra». Putin: «Noi non la vogliamo». Kiev chiede la tregua. Niente armi dall'Europa.

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Il giorno dopo l'incontro a Mosca tra Vladimir Putin, Angela Merkel e François Hollande aleggia un velo di pessimismo sui colloqui che dovrebbero portare a un accordo sulla crisi Ucraina.
Il piano presentato dall'Unione europea (Ue), infatti, non convince appieno la Russia, che per il momento fa muro.
HOLLANDE: «SE FALLIAMO SARÀ GUERRA». La stessa cancelliera tedesca, in occasione della conferenza di sicurezza di Monaco, ha ammesso: «È incerto che l'incontro abbia avuto successo, ma ha certamente avuto valore il tentativo».
Ancora più netto il commento del presidente francese Hollande, che ha spiegato come, in caso di fallimento dei colloqui di pace, «sappiamo che c'è un solo scenario all'orizzonte: e si chiama guerra».
L'UE DICE NO ALLA FORNITURA DI ARMI. In questo contesto di estrema incertezza, c'è però un punto fermo, ovvero che la soluzione alla crisi non può essere militare.
Ecco allora che Berlino dice no alla fornitura di armi a Kiev. E l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ribadisce il concetto: «Se stai cercando una soluzione politica, fornire armi a uno dei contendenti non mi sembra un gesto molto coerente», ha spiegato in un'intervista a Repubblica.

Kiev chiede armi «non letali» e una tregua immediata

Il presidente ucraino Petro Poroshenko, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il vicepresidente americano Joe Biden.

Armi («non letali») che invece chiede a gran voce il presidente ucraino Petro Poroshenko.
Il quale invoca anche una «tregua immediata» e, da Monaco, sottolinea: «Noi non abbiamo mai violato gli accordi di Minsk. Lottiamo per la nostra sovranità e indipendenza, ma in gioco ci sono anche la libertà dell'Europa e la sicurezza del mondo».
POROSHENKO: «CHIUDERE LE FRONTIERE». Un contingente di pace nel Donbass? «Serve il benestare del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: sono almeno sei mesi», ha spiegato. «E per sei mesi il popolo ucraino continuerà a morire a causa delle azioni dell'aggressore. Bisogna semplicemente chiudere le frontiere e ritirare le truppe straniere».
PUTIN: «GLI USA VOGLIONO UN MONDO UNIPOLARE». Da parte sua, Putin ha fatto sapere che Mosca «non vuole combattere con nessuno, ma intende collaborare con tutti».
Secondo il presidente russo, si sta cercando di «far passare per normale l'assetto mondiale esistente venutosi a creare nei decenni dopo il crollo dell'Urss, con a capo un solo leader incondizionato che vorrebbe rimanere tale (gli Stati Uniti, ndr). Tale assetto mondiale non andrà mai a genio alla Russia».
LAVROV: «AVANTI CON I COLLOQUI». In precedenza il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, aveva assicurato che «i colloqui proseguiranno, c'è una certa dose di ottimismo per risolvere il conflitto» nell'ambito della conferenza internazionale di sicurezza a Monaco di Baviera.
La Russia, ha aggiunto, «sarà fra le parti che garantiranno la realizzazione degli accordi di Minsk».

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