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FLOP 9 Febbraio Feb 2015 1029 09 febbraio 2015

Germania, Pegida è già sul viale del tramonto

I leader sono in fuga. Le piazze semivuote. Tanto in Germania quanto all'estero. Non appena la società civile ha reagito, il movimento anti-Islam si è sciolto. 

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da Berlino

Sostenitori di Legida, il movimento anti-Pegida di Lipsia.

A Dresda il silenzio, dopo la sospensione delle manifestazioni del lunedì. A Berlino poco più di un centinaio di dimostranti. A Vienna, dove Pegida tentava la sua prima uscita fuori casa, appena 350.
I patrioti contro l'islamizzazione dell'occidente sembrano essersi stancati. Il marchio Pegida, di colpo, non mobilita più, non attira le folle dei mesi passati, non spaventa politici e giornalisti.
A dare un po' di respiro sono rimaste solo le telecamere dell'amata Ruptly, l'agenzia video di Rt cara a Vladimir Putin, che ha sede a Berlino.
OERTEL SI METTE 'IN PROPRIO'. I suoi leader improvvisati sono stati travolti dalla sovraesposizione: Luz Bachmann, il cuoco fondatore con la fedina penale macchiata, si è dovuto dimettere dopo che da Facebook erano spuntate imbarazzanti foto in posa hitleriana.
Mentre Kathrin Oertel, la donna che a Pegida aveva prestato volto e voce, si è sfilata dando vita a un altrettanto fumoso movimento politico.
Democrazia diretta per l'Europa si chiama la nuova formazione, che promette di collocarsi a destra della Cdu. Pare anche questa una fuga verso il nulla, più che in avanti.
A DESTRA SI AFFERMA AFD. Pegida non è riuscita a trasformarsi in un movimento stabile e duraturo, a uscire dal cono d'ombra del populismo protestatario, difficile che una sua costola possa dar vita addirittura a una formazione politica.
Tanto più che in Germania, a destra della Cdu (e della Csu), sta provando ad affermarsi l'Alternative für Deutschland (Afd), che ha già superato alcune prove elettorali, ha una struttura di partito definita e un personale politico di tutt'altro livello.
L'ESPORTAZIONE DI PEGIDA? UN FLOP. Anche il tentativo di esportazione in Europa non ha funzionato. A Vienna, la sera di lunedì 2 febbraio, c'erano più poliziotti e contro-dimostranti che aderenti a Pegida: 1.200 i primi, 5 mila i secondi e solo 350 i terzi. Un fallimento, conclusosi con qualche scazzottata e un paio di slogan neonazisti.
E anche la tanto decantata diffusione nelle altre capitali europee è naufragata in numeri irrilevanti: 600 manifestanti a Praga, 200 a Copenhagen, 200 a Oslo. Solo sulle pagine virtuali di Facebook i simpatizzanti superano le decine di migliaia. Era accaduto anche per Vienna: 12 mila «mi piace» e per gli organizzatori l'illusione di una manifestazione oceanica. È andata diversamente.

La società civile reagisce e il movimento si scioglie

Pegida è l'acronimo di Patrioti europei contro l'islamizzazione dell'Occidente.

In quasi tutte le città tedesche, Pegida è stata via via fronteggiata da numeri crescenti di contro-dimostranti: quando la società civile ha deciso di reagire, non c'è stata più partita.
Ancora lunedì 2 febbraio in 15 mila sono scesi per strada a Monaco di Baviera per una catena umana con le candele che ha imposto il capoluogo bavarese come uno dei centri pulsanti della reazione al populismo.
OLTRE LA SASSONIA, IL VUOTO. Dopo i successi nel mese di dicembre, a gennaio il movimento anti-islamico è stato circoscritto alla Sassonia, diventando di fatto un problema regionale.
E dopo la nascita di gruppi No-Pegida a Lipsia, anche la roccaforte di Dresda ha iniziato a cedere: il 10 gennaio in 35 mila si erano radunati nella piazza della Frauenkirche (la chiesa distrutta durante la guerra e ricostruita dopo la riunificazione) per «una tollerante Dresda».
Numeri replicati il 26 gennaio con il concerto nella stessa piazza «per una Dresda aperta e colorata», con artisti tedeschi.
LA PIAZZA IN MANO AI VIOLENTI. Neppure l'emotività succeduta agli attentati di Parigi ha arginato il declino. Le ultime manifestazioni a Lipsia si sono segnalate per un minor numero di partecipanti e un maggior tasso di violenza: man mano che la gente comune si ritira dalla piazza, il campo viene lasciato alle frange più radicali e violente.
Tutto diventa però sempre più un problema di ordine pubblico, meno una questione politico-sociologica.
Già si parla di eredità. La rabbia e le angosce che Pegida ha mostrato nei mesi scorsi possono essere ricacciate nelle quattro mura di casa ma non è detto che scompaiano all'improvviso.
IN AUSTRIA È UN'ALTRA STORIA. A Vienna in pochi avevano creduto al successo di un movimento populista di strada: in Austria l'antipolitica ha da tempo trovato i suoi referenti partitici e non ha bisogno di scendere in piazza. In Germania ancora no.
Lo sbocco potrebbe essere quello di un partito a destra della Cdu: ma più che il nebuloso movimento di Oertel, potrebbe approfittarne l'Afd di Bernd Lucke. Che ha già dimostrato di saper cogliere gli spaesamenti degli elettori delle regioni orientali.

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