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CONTI IN TASCA 9 Febbraio Feb 2015 0615 09 febbraio 2015

Spending review: Palazzo Chigi taglia, paga il Mef

Budget 2015 per la presidenza del Consiglio: 1,3 miliardi. Era 3,1 miliardi nel 2014. Ma c'è l'escamotage: spostare 1 miliardo di spese a carico del Tesoro di Padoan.

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi.

A fine gennaio il governo Renzi, con l'accorta regia del sottosegretario Graziano Delrio, ha licenziato il bilancio di previsione della presidenza del Consiglio per il 2015, ovvero la stima di quanto costerà Palazzo Chigi nell'anno in corso. A prima vista i numeri appaiono sorprendenti.
I trasferimenti dal bilancio dello Stato - che per il 2014 ammontavano a ben 3.117.330.611 euro (si parla qui di bilancio di previsione visto che il consuntivo, ovvero il conto delle spese effettivamente sostenute, che negli anni scorsi si è spesso rivelato superiore alle attese, non è ancora stato redatto, ndr) - sono stati ridotti di 1.787.255.376 euro.
Il budget a disposizione della presidenza del Consiglio è dunque di 1.330.075.235 euro.
RISPARMIO DI 600 MILIONI. Una spending review oltre ogni più rosea previsione.
In realtà il risparmio reale è di circa 600 milioni di euro e, pur essendo stato spalmato sui diversi centri di competenza - dall'editoria al servizio civile alle politiche si sostegno alla famiglia - è dovuto in buona parte al taglio dei fondi per la Protezione civile.
Sia per le spese di funzionamento della macchina guidata da Franco Gabrielli sia per il pagamento degli oneri sui muti contratti in seguito a calamità naturali.
IL CONTO LO PAGA PADOAN. Per effetto della legge approvata a giugno 2014 (la numero 74), dal primo gennaio 2015 il pagamento «degli oneri di ammortamento dei mutui e dei prestiti obbligazionari, attivati sulla base delle specifiche disposizioni di legge a seguito di calamità naturali» non sarà più a carico della presidenza del Consiglio, ma del ministero dell'Economia e delle finanze.
PIÙ DI UN MILIARDO. Si tratta di una somma consistente, 1.186.883.449 euro per il 2015, che non è stata iscritta nel bilancio di Palazzo Chigi, ma peserà su quello del Mef.
A conti fatti, dunque, (sommando 1,3 miliardi alla spesa per i mutui si arriva a circa 2 miliardi e mezzo di euro) il budget di Palazzo Chigi per quest'anno è di circa 600 milioni in meno rispetto al 2014.
Come e su cosa si è risparmiato, lo spiega la nota di accompagnamento al bilancio.
RISORSE PER LE EMERGENZE. La riduzione maggiore, come si è detto, riguarda la Protezione civile.
Oltre alle somme addebitate al Mef, gli stanziamenti per «la copertura degli oneri finalizzati per legge hanno subito una forte riduzione pari a 630.234.163», mentre i fondi per il funzionamento della struttura sono stati tagliati di 867.841 euro. Sono aumentate però le risorse destinate alle emergenze: 67.201.852 euro in più.

Le spese obbligatorie di Palazzo Chigi sono 300 milioni di euro

Palazzo Chigi, sede del governo.

La Protezione civile è il dipartimento che da sempre pesa di più sul bilancio della presidenza.
Tolti i 473 milioni che le sono stati assegnati quest'anno, restano altri 856 milioni.
Di quesi, 306.874.258 serviranno per le «spese obbligatorie» della presidenza del Consiglio, che comprendono anche il costo dei due nuclei di valutazione sugli investimenti pubblici (quasi 8 milioni di euro) voluti dal governo (prima ce n'era soltanto uno) e che fanno capo alla presidenza (Nuvap) e alla agenzia per la coesione territoriale (Nuvar).
Il resto delle risorse è stato così suddiviso: 34.907.463 per le «spese di funzionamento» di Palazzo Chigi e delle strutture che da esso dipendono (erano 41.244.711 euro nel 2014) e 514.335.168 per le cosiddette politiche di settore.
COSTI ANCORA ELEVATI. Nonostante gli sforzi che, va detto, sono stati avviati dal governo Monti e raccolti dal governo Letta - che nei precedenti bilanci di previsione triennali aveva già assegnato alla presidenza per il 2015 una cifra ridotta rispetto agli anni precedenti, circa 2 miliardi e mezzo di euro, in linea dunque con quanto realizzato ora da Renzi - i costi della centrale di comando del governo continuano a essere consistenti.
Per quanto riguarda la politiche di cui è responsabile la presidenza, l'esecutivo ha sforbiciato il budget di alcuni settori, ma ha anche aumentato le risorse a disposizione di altri.
SERVIZIO CIVILE: -36 MILIONI. Un taglio consistente è stato fatto sui fondi per il servizio civile nazionale, ridotti di circa 36 milioni (dai 106.051.194 del 2014 ai 69.172.079 del 2015), ma è stata rivista anche la spesa per le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale (3 milioni e 100 mila euro circa in meno), quella per l'implementazione del portale Normattiva e del progetto X-Leges (400 mila euro in meno), quella per i Comuni montani (meno 1 milione di euro).
EDITORIA, LO STATO PAGA I DEBITI. Storia a sé per il sostegno all'editoria, dipartimento guidato da Luca Lotti.
I finanziamenti sono stati ridimensionati nonostante sia stata aggiunta una nuova voce di spesa «per i rimborsi dovuti, per anni pregressi, a favore degli enti gestori per le riduzioni tariffarie sui consumi di energia elettrica riconosciuti a imprese radiofoniche e televisive»: dai 192.089.024 euro del 2014 ai 187.640.611 del 2015, circa 4 milioni in meno.
TAGLI ALLE CATEGORIE SOCIALI. Tagliate anche le risorse per la protezione di particolari categorie sociali, come le minoranze linguistiche, per la lotta alle dipendenze, per il sostegno alla gioventù e alla famiglia (qui la riduzione è di circa il 60% rispetto all'anno prima) e per il funzionamento di quegli enti che sono sottoposti al controllo diretto della presidenza come il Formez, l'Aran, la scuola nazionale di amministrazione (da 38.109.239 euro del 2014 ai 32.836.635).
60 MILIONI DI MULTE UE DA PAGARE. Il governo ha invece aumentato il budget per le Pari opportunità (la cui delega è nella mani del presidente del Consiglio) di 201.161 euro, portandolo a 32.325.758 euro; i fondi per lo sport di quasi 4 milioni di euro e quelli che serviranno a pagare le multe comminate dall'Unione europea per la mancata applicazione di direttive comunitarie.
Qui l'aumento è del 300%: da 15 milioni del 2014 a 60 milioni ed è dovuto in gran parte al «contenzioso per le borse di studio dei medici specializzandi».

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