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IPSE DIXIT 10 Febbraio Feb 2015 1000 10 febbraio 2015

Salvini-Berlusconi: quando la Lega diceva no all'asse

«Silvio parla solo di bunga bunga». «Pensi al Milan». «La nostra gente è stufa». Matteo denigra Forza Italia da due anni. Ma ora vuole l'alleanza. Le sue giravolte.

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Salvini indossa una felpa con la scritta Sicilia.

Evidentemente con Silvio Berlusconi ora non si parla «solo di bunga bunga», se Matteo Salvini ha ritenuto opportuno incontrare l'ex Cavaliere ad Arcore.
E parlare di una possibile alleanza alle Amministrative di maggio 2015.
È così tornato il vizietto padano del «chi disprezza compra».
Ci sono caduti tutti: dal Senatùr Umberto Bossi al capo 'barbaro sognante' Roberto Maroni. Ora tocca a lui, il capitano Matteo Salvini.
E TUTTE LE BATTUTE? E dire che il segretario leghista in questi anni - esattamente come i suoi predecessori - non ha lesinato critiche e battute sul Caimano.
Proprio come quella sul bunga bunga. «Con Berlusconi in campo non è possibile alcun accordo», dichiarò senza colpo ferire il 6 gennaio 2013. «Con lui si parlerebbe solo di bunga bunga».

Quando Matteo cercava un centrodestra «nuovo e pulito»

Silvio Berlusconi.

Berlusconi, insomma, a sentire l'allora segretario nazionale lombardo, era visto come un ostacolo, l'usato poco sicuro, l'alleato imbarazzante.
«La presenza di Berlusconi non aiuta a parlare di programmi e proposte concrete», disse Salvini il 9 dicembre 2012.
«Speriamo in un centrodestra nuovo e pulito. La Lega non ha dubbi né tempo da perdere: il candidato in Lombardia è Maroni, per lui tante adesioni da destra e sinistra. Cosa succederà a Roma ci interessa poco».
«SILVIO? SI OCCUPI DI MILAN». Non solo. Il rampante 40enne considerava l'ex Cav da rottamare. Era Unfit, per citare la famosa copertina dell'Economist, per occuparsi di politica.
Se non altro per raggiunti limiti d'età. «Berlusconi ha già dato, si preoccupi di tenere Thiago Silva e Ibrahimovic al Milan», consigliava il 12 luglio 2012, «perché ha l’età per dedicarsi ad altro e non più alla politica».
«LA NOSTRA GENTE È STUFA». Salvini, respingendo l'ipotesi di possibili assi tra Carroccio e Cavaliere, parlava mica solo per sé, ma in nome dell'intero popolo padano. «La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi», sentenziava.
«SOLO RISULTATI DELUDENTI». Da Facebook, sempre a luglio, metteva in chiaro: «Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi. La Lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo avanti e attuare un bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi o Bersani che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c'è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un'alleanza con Berlusconi. Ci abbiamo provato e ci ha portato solo risultati deludenti».

Il post sul blog di Matteo Salvini.


Insomma Salvini teneva la barra dritta: «Non ci alleiamo con Berlusconi. Se c’è una parte di centrodestra che si vuole evolvere è benvenuta a dialogare ma alle condizioni della Lega», tuonava il 6 dicembre 2012.

Nel Milan e nel centrodestra «non c'è progetto»

Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

La folgorazione sulla via di Arcore deve essere cosa molto recente, se solo il 29 gennaio 2015 Salvini, forse forte dei sondaggi che lo davano in sorpasso su Forza Italia, aveva attaccato indirettamente Silvio anche sulla passione (o, meglio, una delle passioni) di una vita: il calcio. «La situazione non è colpa di Inzaghi, qui non c’è un progetto, non c’è nulla».
«L'EX CAV È IL PASSATO». Ancora a Che tempo che fa il 18 gennaio Salvini assicurava a Fabio Fazio: «Io guardo avanti, Berlusconi ha fatto tantissimo, però andiamo avanti e parlo a quei milioni di italiani che aspettano un progetto concreto nuovo e penso di poterglielo offrire in alternativa a Renzi».
L'INVESTITURA A CENTRAVANTI. Più coerente, va detto, è stato Silvio Berlusconi.
Aveva definito Salvini «centravanti» e goleador del centrodestra, senza però rinunciare a un ruolo da «regista».
Allora, era luglio del 2014, fu il leghista a fare naufragare i sogni da mister dell'ex premier. Parole pesanti: «Nel centrodestra non c’è un progetto comune. Oggi il centrodestra non c’è a livello nazionale».
Come prevedibile, l'ex Cav si raffreddò.
I NIET DI ALFANO & FITTO. Una rottura dovuta anche ai niet dell'ex delfino senza quid Angelino Alfano, con cui il leader di Forza Italia stava sperimentando un riavvicinamento, e del ribelle Raffaele Fitto.
Alfano, che non ha mai voluto vestire i panni del figliol prodigo in cerca di perdono, mise persino in guarda il leader leghista: «Due libri di Vespa fa Berlusconi disse lo stesso di me».
I tempi sono cambiati? Forse.
A voler leggere i segni, quelle due sedie assegnate a Salvini e Berlusconi in occasione della cerimonia di insediamento del presidente Sergio Mattarella potevano lasciar presagire qualcosa (nonostante Salvini non si sia presentato).

I posti assegnati a Salvini e Berlusconi.

Così come le parole rivolte dal segretario leghista all'ex premier il primo febbraio: «Glielo dicevamo: attento, Renzi è un avvoltoio, non ti lascia manco le briciole. Mi dispiace che Forza Italia si sia prestata. Hanno votato una legge elettorale che è una schifezza immonda, e una riforma della Costituzione che è una doppia schifezza immonda, per portare a casa che cosa? Un cattocomunista al Quirinale».
E sulle Regionali apriva già uno spiraglio: «Con Forza Italia vediamo. Non c’è niente di deciso. Abbiamo candidati forti in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria. Non aspettiamo nessuno».
PRONTA LA FELPA CON LA SCRITTA «SILVIO»? Una cosa adesso è certa (usando l'aggettivo nella sua connotazione politica): col naufragar del Patto del Nazareno, Silvio ha cambiato il Matteo su cui puntare. Chissà se, come qualcuno ironizza in Twitter, Salvini ha già pronta la felpa con la scritta «Berlusconi».

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