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POLEMICA 11 Febbraio Feb 2015 1206 11 febbraio 2015

Ue, il lavoro dietro le quinte di lady Pesc Mogherini

Lontana dai riflettori. Sull'Ucraina è stata "scavalcata" da Merkel e Hollande. Mogherini si difende: «Agisco nell'ombra». Mentre Verhofstadt punge Tusk.

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da Strasburgo

L'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Federica Mogherini.

Dov'è Federica Mogherini? Guy Verhofstadt, il presidente del gruppo europarlamentare dei liberali e democratici (Alde), se lo lascia sfuggire il 10 febbraio parlando della crisi ucraina e della gestione dei rapporti con la Russia da parte dell'Unione europea.
Proprio il giorno il cui l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue è a Strasburgo per conferire sul tema prima del summit europeo del 12 e 13 febbraio.
Una domanda che in queste settimane sono stati molti a farsi, spesso sottovoce, spesso parlando a monosillabi. Ma il problema, anche solo di percezione c'è. Ed è talmente evidente che molti preferiscono commentare off the record, ma c'è anche chi non può esimersi dal farlo apertamente.
VERHOFSTADT: «DOVREMO ANALIZZARE L'ACCADUTO». «In questo momento non voglio aprire una discussione istituzionale su chi è responsabile di cosa», mette subito in chiaro con Lettera43.it Verhofstadt, «sto solo dicendo che dopo, quando tutta questa difficile situazione sarà risolta, dobbiamo analizzare quello che è successo».
E quello che è successo è che molti deputati, funzionari, diplomatici, nonché una parte dell'opinione pubblica, credono che Mogherini sia stata spodestata del suo ruolo di Alto rappresentante, messa in panchina da chi ha deciso di scendere in campo anziché farle giocare la partita più difficile, quella sull'Ucraina.
LA CRITICA A TUSK: «DOVEVA PARLARE CHIARO». Un problema, quello sulla visibilità o meno del lavoro negoziale di Lady Pesc, che in realtà ne nasconde un altro. Più che «l'assenza» di Mogherini è infatti la mancanza di una dichiarazione di Donald Tusk davanti al tentativo di intermediazione fatto con Vladimir Putin dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande.
Come presidente del Consiglio europeo «Tusk doveva occuparsi della questione, può anche essere che pensasse di potere affidare questo difficile compito a qualcuno che non fosse Mogherini, ma doveva dire che l'Ue aveva delegato Hollande e Merkel. Invece che questa richiesta sia partita dal Consiglio non è chiaro», ha concluso Verhofstadt.

Il presidente del Consiglio Ue contro la linea morbida di Mogherini

Angela Merkel, Vladimir Putin e François Hollande.

Insomma, quello che criticano alcuni eurodeputati «è la mancanza di una comunicazione ufficiale», che ha solo alimentato le speculazioni sull'incapacità di mettersi d'accordo del presidente del Consiglio europeo con il suo Alto rappresentante di politica estera.
Il fatto che il polacco Tusk volesse infatti usare un approccio meno morbido nei confronti della Russia rispetto a quello suggerito da Mogherini è noto.
LADY PESC AGISCE NELL'OMBRA. Ma che alla fine ci sia o meno una diversità di vedute tra i due non cambia molto: «Questa è solo l'ennesima prova dell'incapacità dell'Ue di esprimersi su questioni di politica estera», commentano alcuni eurodeputati che spesso dimenticano però come i temi in questione siano una competenza nazionale, non comunitaria. Sono quindi gli Stati a decidere cosa fare.
E Mogherini è ben consapevole che il suo ruolo esiste solo se sono i Paesi a riconoscerglielo.
Per questo, anche il 10 febbraio da Strasburgo ha auspicato che «tutta l'Ue e non solo qualche Stato membro appoggi questo mio sforzo». Uno sforzo, ha ribadito ai suoi detrattori, «che io sempre, talvolta dietro le quinte, porto avanti».
«MERKEL-HOLLANDE? PROPOSTA EUROPEA». Insomma Mogherini c'è. E il fatto che siano stati Hollande e Merkel a incontrare Putin non è una questione di inadeguatezza o inesperienza dell'ex ministro, come qualcuno ha insinuato più volte.
Non solo perché a chiamare al telefono il primo gennaio sia la cancelliera tedesca sia il presidente francese è stato Putin, ma perché «Merkel e Hollande sono portatori di una proposta autenticamente europea», ha ribadito l'Alto rappresentante. E non sarebbe certo la prima volta.

Catherine Ashton e il precedente (simile) del 2014

Federica Mogherini e Catherine Ashton alla conferenza dei donatori per la ricostruzione della striscia di Gaza.

Esattamente un anno fa per esempio, quando Lady Pesc era la britannica Catherine Ashton e la situazione in Ucraina stava degenerando, a cercare di trovare un accordo proprio come stanno facendo oggi Merkel e Hollande furono i ministri degli Esteri francese, Laurent Fabius, tedesco, Frank-Walter Steinmeyer, e polacco, Radoslaw Sikorski.
Tutti e tre si erano recati a Kiev per tentare una mediazione. Ma allora nessuno sembrò stupito o infastidito. «Anche questa è una iniziativa nel cosiddetto formato Normandia», ha ricordato Mogherini, «come ne abbiamo avuto altre, purtroppo non di grande successo per ora, ma credetemi è una iniziativa europea e deve avere l'appoggio di tutta l'Ue».
«IL MIO LAVORO NON SEMPRE È VISIBILE». Ma molti hanno la memoria corta. Per questo ancora una volta l'Alto rappresentante ha dovuto sottolineare la sua presenza attiva nel processo negoziale: «In queste settimane abbiamo lavorato indefessamente, in maniera non sempre visibile, ma sempre compatta ed efficace».
Dopo la strage di Charlie Hebdo, ha spiegato ancora Mogherini, «con Tusk abbiamo collaborato per muoverci tutti nella stessa direzione», ha sottolineato, «perché la forza viene dall'unione e dal consolidamento della nostra azione diplomatica».
Un'azione diplomatica che Lady Pesc ha difeso strenuamente: «Dopo il consiglio straordinario degli Affari esteri (29 gennaio, ndr) siamo usciti tutti uniti. Questo non fa titolo? Bene, sono contenta, ma lo sono meno se si dice che non partecipo ai negoziati proprio mentre incontro il ministro degli Affari esteri russo Serghiei Lavrov o il presidente ucraino Petro Poroshenko o il vice presidente degli Usa Joe Biden».
UNITÀ D'INTENTI SULLE SANZIONI. Inoltre, la decisione di prolungare le sanzioni e fare una lista per estenderle eventualmente ad altri soggetti «sono state prese unitariamente», ha ricordato Mogherini.
Azione che l'11 febbraio, con il secondo incontro di Minsk (il vertice serale in 'formato Normandia' con i leader di Russia, Ucraina, Germania e Francia), ha il suo culmine massimo: «È una grande opportunità, ma non c'è nulla di scontato», ha detto Mogherini, ricordando che l'obiettivo primario di giungere a un esito favorevole, «è quello di salvare vite umane e preservare la pace in Europa».
Uno sforzo fatto soprattutto tenendo presente che non è solo sul campo di guerra che l'Ue sta cercando di portare un cambiamento: «La situazione con l'Ucraina è sempre più problematica», ha ammesso Mogherini, sottolineando la «necessità di intervenire nel Paese con riforme che devono modificare dal profondo l'economia ucraina, sconfiggendo innanzitutto la corruzione».
E forse anche la contro-narrazione del suo operato.

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