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SCISSIONE 12 Febbraio Feb 2015 1842 12 febbraio 2015

Forza Italia, Fitto perde già i pezzi

Minzolini, Sisto e Polverini mollano la linea frondista. Il ribelle non può rompere con Berlusconi adesso.

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Da sinistra Antonio Tajani, Elisabetta Gardini, Silvio Berlusconi, Giovanni Toti e Raffaele Fitto.

L’altro «che fai, mi cacci?» fu improvvisato, il risultato di uno scatto d’ira, proprio nel momento più sbagliato per l’allora governo di Silvio Berlusconi.
Quello di pronunciato da Raffaele Fitto davanti all’assemblea dei parlamentari azzurri arriva invece al termine di un'escalation di tensioni tra il capo e l'ex delfino. Rischiando di trasformarsi in un assist proprio per il Cav.
Berlusconi infatti è impegnato da giorni nelle trattative per le elezioni regionali 2015 e sa che, «lontani dalla casa madre», come ha vaticinato davanti ai suoi parlamentari, l’ex ministro degli Affari Regionali e i suoi avrebbero un bel po’ di problemi a farsi valere.
FITTO VUOLE AVERE PESO. Quello che chiede Fitto - ormai da mesi definito nei conciliaboli privati del proprietario di Arcore come «il nuovo Gianfranco Fini» - è un solido riconoscimento della sua componente, un partito “scalabile” attraverso le primarie, la possibilità di far valere il proprio peso elettorale sul territorio.
Le elezioni regionali, dunque, sono un passaggio delicatissimo, specie perché si deve votare anche in Puglia, dove la carriera fulminante di Raffaele ebbe inizio.
UN PARITO NEL PARTITO? Nel corso dell’ultimo colloquio a Palazzo Grazioli, Fitto chiese non a caso una quota di candidature “sue” nelle liste già alle Amministrative.
Su quello - e non su altro - sono rimaste le distanze di cui si parlò all’indomani del teso faccia a faccia.
Il presidente azzurro, infatti, non vuole “un partito nel partito”, pretende di avere lui l’ultima parola.
L’ultimatum dei «15 giorni per decidere se stare dentro o fuori» è dunque un forcing a scegliere presto, pena l’esclusione dalla competizione.

Ma ora la corrente di Fitto è alle prese con un'emorragia

Augusto Minzolini al convegno di Raffaele Fitto.

Ad accelerare i tempi è stato il ritrovato accordo (seppur da perfezionare) con la Lega Nord di Matteo Salvini (che tra l’altro, attraverso la lista “Noi”, correrà anche nelle Regioni del Sud e sta raccogliendo personale in uscita dal Nuovo centrodestra) e Fratelli d’Italia, la cui leader, Giorgia Meloni, è stata convocata martedì 10 febbraio.
AULETTA MEZZA VUOTA. L'attacco del Cav è stato sferrato proprio ora anche per l'emorragia dentro la corrente di Fitto - situazione documentata anche dalle foto ufficiali dell’auletta mezza vuota, subito twittate da Il Mattinale.
La linea dura scelta da Silvio - e ispirata dal nuovo cerchio magico che vede Toti, Maria Rosaria Rossi e Deborah Bergamini attivissimi - ha asciugato l’acqua dal bacino di malcontento nel quale sguazzava l’ex delfino.
Alcuni ex fittiani, tanto per dire, si sono presentati alla riunione convocata da Renato Brunetta e Paolo Romani.
MINZOLINI MEDIATORE. L’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, per esempio, c’era.
Ed è stato lui a suggerire a Berlusconi di scongiurare una nuova scissione.
Idem Francesco Paolo Sisto. L’avvocato barese, che all’ex ministro deve molto, si è da settimane distaccato dalla banda dei frondisti; per il capocorrente è stata una grossa perdita.
RIENTRA LA POLVERINI. Ha mollato l’ex ministro per la sua strada, prima respingendo gli inviti alle singole riunioni, poi rendendosi praticamente irreperibile per gli altri membri del gruppo, anche l’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini.
Mesi fa era stata accesa sostenitrice della fronda, rilasciava interviste e dichiarazioni in sostegno dei “ribelli”, ma mercoledì era seduta al suo posto a Montecitorio, ad ascoltare l’ultimatum dell'ex Cavaliere, in silenzio mentre prendevano la parola - per dire - Michaela Biancofiore e Gabriella Giammanco. Altri parlamentari se ne stanno andando dalla componente, lontano dai riflettori.

La linea dei fittiani rimasti: non rompere adesso

Daniele Capezzone e Raffaele Fitto.

Per capire chi resta ed è intenzionato a seguire l’ex ministro fino in fondo bastava del resto vedere chi, tra i parlamentari, è intervenuto in difesa di Fitto dopo le parole di fuoco del fondatore di Forza Italia: tutti i membri della corrente erano infatti stati sollecitati a dire la loro per mezzo di un comunicato stampa.
All’appello sulle agenzie di stampa, però, sono mancati in tanti.
IN PRIMA FILA CAPEZZONE. Ha commentato Daniele Capezzone, che ha addirittura evocato il ricordo della «radiazione dal Pci del gruppo del Manifesto nel 1969» e da tempo è la mente economica del gruppo, così come è intervenuto l’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, che porta in dote un pezzo di apparato forzista siciliano.
Presenti all’appello l’uomo forte della Calabria, l’ex sottosegretario Giuseppe Galati, il senatore (già aspirante membro del Consiglio superiore della magistratura) Ciro Falanga, gli altri eletti a Palazzo Madama Francesco Bruni, Piero Liuzzi e Anna Cinzia Bonfrisco.
POCO NOTI I DEPUTATI. Ha parlato d’altro Vincenzo D’Anna, iscritto a Gal come due fedelissimi di Romano, che però è parte organica del gruppo e fa opposizione dura da quando l’ex premier ha scaricato - a suo tempo - Nicola Cosentino.
Pochi (e poco noti) i deputati: Nuccio Altieri, Antonio Distaso e Roberto Marti.
Infine c’è Maurizio Bianconi, ex tesoriere del Popolo della libertà, feroce con Berlusconi e i suoi “nani e ballerine”, ma sembra a molti «irrecuperabile». In totale sono 14.
I RIBELLI RESTERANNO DENTRO. Forse è anche per questa ragione che Fitto ha chiesto a tutti di non rompere, ma ribadire che i “ribelli” resteranno «sempre dentro Forza Italia, per cambiare Forza Italia».
Per due settimane almeno sarà così. Ma forse pure dopo. A meno che Berlusconi non decida di fare la voce grossa e nomini - in fretta e furia, a 14 mesi dalla rifondazione di Forza Italia - il collegio dei Probiviri del suo partito, l’unico organo che - come gli ha ricordato Altero Matteoli nel corso della riunione dei gruppi - sarebbe titolato a decidere sospensioni o disporre espulsioni.

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