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EMERGENZA 12 Febbraio Feb 2015 0551 12 febbraio 2015

Grecia, un popolo disperato che tifa l'addio alla Troika

Pil crollato del 25% in 4 anni. Borsa -84% dal 2008. Niente lavoro. Sfratti e suicidi. Mentre Tsipras tratta con l'Ue, il Paese agonizza. Al punto da sperare nel default.

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Distruggere il Memorandum che ha distrutto i greci.
Anche a costo di far implodere la Grecia provocando la cacciata dall'euro e il default.
Gli elettori vogliono che il premier Alexis Tsipras vada «sino in fondo» e bruci l'accordo con la Troika (i creditori di Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione Ue) che ha portato loro un lustro di inferno.
I più ottimisti scandiscono lo slogan «Syriza, Podemos. Venceremos!», sperando di contagiare la Spagna e far cambiare verso all'Europa.
IN 4 MILA SCESI IN STRADA. Ma in tanti non si fanno illusioni, neanche tra i 4 mila scesi in strada ad Atene mentre, a Berlino, l'alfiere anti-Troika Yanis Varoufakis, neo ministro greco delle Finanze, incassava le bordate tedesche.
O la va o la spacca. E, se la spacca, dicono, «vogliamo crollare in piedi».
PIENO MANDATO DI CRAC. Morire sì, ma morire subito. Bisogna essere disperati, per dare al governo pieno mandato di crac.
Ma la metà degli 11 milioni di greci è abbastanza agonizzante per volere la fine di tutto. Basta che sia una fine breve.

Dal 2008 -25% di Pil e Borsa crollata dell'84%

Alexis Tsipras.

Bruxelles definisce «ripresa» il +0,7% di Pil greco del 2014, l'inevitabile micro-risalita dal tonfo del -25% in quattro anni. Parallelo a una drastica, elementare, selezione della specie.
A perdere lavoro, casa, dignità, talvolta la vita, non sono i ricchi evasori - graziati anche dal governo pro-Troika di Antonis Samaras - o i corrotti che riempivano le file dell'ultimo esecutivo bipartisan.
Ma le famiglie più vulnerabili, con i salari più bassi anche prima della crisi del 2008. Che è partita dagli Usa e per prima ha centrato la Grecia, lo Stato più piccolo, meno produttivo e, questo sì anche per colpa propria, più negligente dell'Unione europea.
DISOCCUPAZIONE RECORD. Dal 2008, la Borsa ellenica è crollata del l'84%. L'Istituto nazionale di statistica registra il 25,8% dei cittadini rimasto senza lavoro, per un totale di 1,2 milioni di disoccupati: il massimo dalla Seconda guerra mondiale.
La stessa Commissione Ue che chiede rigore ha rilevato, nel 2013, il 23% della popolazione greca povero, a rischio esclusione sociale.
Con la congiuntura, il tasso di deprivazione dei beni di prima necessità è raddoppiato dall'11,2% al 20,3%. E i senza lavoro a lungo termine si sono spaventosamente gonfiati dal 3,7% al 18,6%.
Sono i dati peggiori dell'Unione europea, seguiti a ruota da Spagna, Romania e Bulgaria: Paesi, sottolineano i tecnocrati di Bruxelles, messi male anche prima della crisi. Allora perché infierire?
IL 60% DEI GIOVANI SENZA FUTURO. Nel 2014 il tasso di disoccupazione greco è rimasto inchiodato al 26%, un punto in meno del 2013.
E, come in Spagna, quello giovanile oscilla tra il 50% e il 60%.
Anche in questo caso, sono gli indici più neri dell'Eurozona, secondo la Bce, prima di quelli di Italia, Portogallo e Cipro, al 40%.
Nel 2012, quando ad Atene fu accordato il taglio del debito, ogni giorno 1.500 greci perdevano il lavoro. Una piccola e media azienda su quattro chiudeva, erodendo la fragile imprenditoria, mentre i ricchi correvano a portare i soldi all'estero (circa 70 miliardi di euro, ha registrato la Banca centrale greca) e il numero dei suicidi schizzava del 22%.

Picco di bambini malnutriti, la metà dei greci a rischio povertà

L'emergenza greca più grave del 2015 è la malnutrizione infantile.
L'Unicef stima in più di 300 mila i bambini in famiglie non più in grado di garantire loro un regime alimentare corretto. Circa il 18% - l'Italia è al 16% - del totale.
Un bambino greco su quattro è a rischio e oltre la metà dei greci (6,3 milioni, per l'ultimo report del parlamento ellenico) può scivolare nella povertà.
Tutto è collegato: l'emergenza sfratti corre, di pari passo, con l'emergenza lavorativa e sanitaria.
Lo smantellamento, per effetto del Memorandum, di servizi e impieghi pubblici, ha dato il colpo di grazia a un Paese passato dagli sperperi dell'establishment al salasso collettivo.
L'EMERGENZA SFRATTATI. Entro il 2014, la Troika aveva imposto il licenziamento di 15 mila statali e chi è rimasto doveva sopravvivere con i salari decurtati fino al 30%.
Per il 2015 si pretendono altri tagli, in cambio della tranche di prestiti. Con le tasse ancora in aumento (sette volte tanto il 2009) il 35% delle famiglie ha confessato di aver accumulato debiti impossibili da ripagare.
Nelle aste che Tsipras vuole bloccare, si prevede che le banche si mangino tra le 12 mila e le 15 mila prime case.
CODA ALLE CLINICHE CARITATEVOLI. Ad Atene, nei quartieri più poveri, la disoccupazione è al 60% e i residenti vanno a farsi curare, persino a mangiare, nelle cliniche caritatevoli della Chiesa ortodossa o negli ospedali da campo delle Ong, anche straniere, montati come nei Paesi in via di sviluppo.
MALATTIE MENTALI IN AUMENTO. Nella Grecia strangolata e depressa, si muore per le cure scadenti e la penuria di farmaci per cancro e diabete.
Ma anche le malattie mentali sono in aumento, soprattutto tra i giovani.
Le addette alle pulizie licenziate dallo Stato, donne umili che a 11 anni spesso già lavoravano per stipendi da fame, sono accampate nella capitale, con il popolo degli anti-austerity.
«Tsipras è un bravo ragazzo», dicono i greci. Syriza ha dato loro sollievo, con centri di assistenza e aiuto sul territorio. «È giovane, buono e smart. Avanti, sino in fondo».

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