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DEBITO 13 Febbraio Feb 2015 0700 13 febbraio 2015

Crisi Grecia, Tsipras schiavo delle sue promesse

Tassa sulla casa, salario minimo, statali riassunti: l'agenda costa 11 mld. Atene ne ha in cassa 4. E la piazza chiede garanzie. Vertice Ue, Merkel e Bce aprono.

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Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras in parlamento.

È difficile stringere un compromesso a Bruxelles, per giunta con la tanto vituperata tecnocrazia, mentre 15 mila persone ad Atene sotto la neve riempiono piazza Syntagma e gridano contro la Troika: «Non ci ricatterete e non abbiamo paura».
UNA NOTTE DI TENSIONI. Ecco quello che molto probabilmente è accaduto nella notte di mercoledì 11 febbraio.
Yanis Varoufakis ha lasciato il tavolo dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, ha chiamato Alexis Tsipras e - convinto di aver strappato il miglior accordo possibile (prestito ponte in cambio della possibilità data all’Europa di continuare a monitorare l’evoluzione delle riforme greche sostituendosi a Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) - gli ha letto il comunicato finale del vertice.
Il premier lo ha ascoltato attentamente, poi quasi ha sobbalzato quando si è arrivati al punto: «Le autorità greche sono d'accordo a lavorare a stretto contatto e costruttivamente con le istituzioni per esplorare la possibilità di “estendere” e concludere con successo l'attuale programma tenendo in considerazione i piani del nuovo governo».
Estendere i piani della Troika?
ROTTURA E ALTRE TRATTIVE. Per 40 minuti i due hanno litigato, cercando un’alternativa, forse si sono ripetuti che il tempo stringeva prima del default.
Forse hanno pensato ai 15 mila in piazza, ai quali hanno promesso la fine dell’austerità, un lavoro, più soldi in tasca e l’abbassamento dei prezzi del pane come della corrente elettrica.
Di fronte a tutto questo Varoufakis è tornarato, sconfessato e col capo cosparso di cenere, davanti ai suoi colleghi per far saltare il tavolo.
Isolato tra 18 ministri su 19 (lui) che di fronte a questo voltafaccia avrebbero avuto tutta la voglia di trasformarsi in falchi.

L'agenda dei desideri di Syriza costa 11 miliardi

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e l'omologo greco Yanis Varoufakis.

Tsipras e Varoufakis devono trovare tra luglio e agosto 8,2 mliardi di euro per rimborsare tutti i bond in scadenza in mano alla Bce.
Ma i mercati sembrano più preoccupati per le costosissime promesse elettorali, che rendono il primo ministro e il suo responsabile delle Finanze schiavi della piazza.
IN CASSA CE NE SONO 4. L’agenda di Syriza costa oltre 11 miliardi di euro e in cassa il premier ne ha meno di 4.
Tanto che il «chi li dà i soldi a Tsipras?» è diventato un tormentone nella campagna elettorale di Nea Demokratia e di quello che è rimasto del Pasok.
Infatti, per «superare la crisi umanitaria che affligge la Grecia», sono stati garantiti la cancellazione della tassa sulla casa (Enfia), l’innalzamento a 12 mila euro della soglia di esenzione fiscale, quello del salario minimo a 745 euro, utenze e assistenza medica gratuite ai più poveri, la riassunzione dei dipendenti pubblici in esubero, il congelamento delle privatizzazioni, la riapertura della tivù di Stato.
MA I TAGLI NON BASTANO. E non basteranno per finanziare tutte queste misure né l’allentamento all’avanzo primario (dal 3% concordato con la Troika all’1%) né il taglio dei rendimenti sul debito greco.
L’elettorato di Tsipras è politicamente quanto più di trasversale si possa immaginare.
Il collante non è tanto l’ideologia, quanto il tentativo di riportare indietro le lancette del Paese a prima della crisi.
Ma la cosa è più o meno impossibile.
DEPRESSIONE INVESTIMENTI. L’economista Gregory T. Papanikos ha sconsigliato i suoi connazionali dal seguire la strada del taglio del debito, che - a suo dire - avrebbe soltanto l’effetto di deprimere gli investimenti.
Anche per rifuggire da un passato artificiale, creato «soltanto grazie all’aumento dei salari pubblici. Senza il quale ora avremmo un surplus di 80 miliardi di euro e nessun problema a ripagare i nostri impegni».
Per questo insieme di questioni il neo premier ha promesso l’impossibile e non può fare marcia indietro anche a costo di far fallire il suo Paese.
«VENDITORE DI BARZELLETTE». Al riguardo il giallista Petros Markaris, un tempo molto vicino a lui, ha raccontato al Corriere della Sera: «Facciamo finta che Syriza non sostenga di essere di sinistra, anzi di estrema sinistra. Consideriamo solo che già domani, il suo leader Alexis Tsipras dovrà trattare con la Troika. Come farà a mantenere tutte le promesse che ha fatto? Come assumerà i licenziati, cancellerà le tasse, aumenterà i salari e le pensioni? Tsipras sa di promettere l’impossibile, perché il suo obiettivo è solo vincere, non affermare ideali di sinistra. Gradirei politici responsabili, non venditori di barzellette».
Per poi concludere: «Vorrei un programma realistico per difendere il Paese. Anche perché, prima di votare, penso al mito del labirinto: ci entri facilmente, ma poi non riesci a uscire».

Merkel e Tsipras devono abbandonare le loro «fantasie»

La stretta di mano fra Alexis Tsipras e Angela Merkel.

La Banca centrale europea, ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, avrebbe alzato a 65 miliardi, dai 59,5 precedenti, le disponibilità di liquidità a favore della Grecia tramite il meccanismo “Ela” (Emergency liquidity assistance).
Cioè l’ultimo strumento di sovvenzione con il quale l’Eurotower può finanziare gli istituti ellenici.
OTTIMISMO DI FACCIATA. E in queste ore tutti i partner dell’Eurozona fanno professione di ottimismo sull’esito della trattativa.
Lo fa Tsipras guardando alla prossima riunione dell’Eurogruppo di lunedì 16 febbraio. E lo ha fatto Angela Merkel.
«L'Europa si è sempre distinta per la sua capacità di raggiungere accordi», ha detto la cancelliera prima di incontrare il collega greco a Bruxelles e dopo la non meno complicata maratona negoziale con Putin sull’Ucraina.
«DUE GIORNI DI TEMPO». «Bisogna valutare vantaggi e svantaggi e la Germania è disposta a farlo. Ma è anche necessario, per la credibilità dell'Europa, che si rispettino le regole», ha aggiunto, dicendo che ci sono «un paio di giorni di tempo».
Parole che finiscono per dare ragione a uno dei principali politologi greci, Costas Iordanidis.
Il quale sul quotidiano Kathimerini ha accumunato l’approccio diplomatico di Berlino e Atene. «Germania e Grecia sono probabilmente le nazioni politicamente più immature d'Europa. E per questo sono mosse da particolari sogni e ossessioni», ha scritto.
«BERLINO SOGNA L'IMPERO». «Il sogno tedesco può essere riassunto in una sola parola: impero. Il sogno greco è che deve sempre scagliarsi contro le istituzioni, qualunque essa siano».
Come Berlino anche Atene deve seguire la pancia dei suoi elettori. E come ad Atene anche a Berlino si teme di perdere un livello di benessere mai conosciuto in passato.
Non a caso, conclude Costas Iordanidis, un compromesso sarà possibile soltanto se la Merkel e Tsipras «abbandoneranno le loro fantasie».

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