Libia 150213172235
TERRORISMO 13 Febbraio Feb 2015 0800 13 febbraio 2015

Isis, Karim Mezran: «In Libia l'Europa deve intervenire»

Attentati. Sparatorie. Il Paese è alla deriva jihadista. Per l'esperto dell'Atlantic Council Mezran serve «aiuto militare». Gentiloni: «Pronti a combattere».

  • ...

L'attentato all'Hotel Corinthia, simbolo del lungomare di Tripoli. Poi l'autobomba al comando centrale della polizia. E sparatorie e ancora morti.
L'Isis si è insediato nella capitale libica. Mentre i due governi litigano ai negoziati in Svizzera, la Libia dei vuoti di potere è ancora più in crisi.
La situazione s'è infiammata, al punto che l'ambasciata italiana ha invitato i connazionali a lasciare il Paese.
ISIS ALLE PORTE D'EUROPA. Gli attacchi rivendicati dalla «divisione di Tripoli», a ripetizione e nel cuore della città, fanno più paura della guerra civile esplosa tra milizie rivali: li reclama il Califfato islamico di Abu Bakr al Baghdadi, avanzato fino a Sirte e ormai vicinissimo all'Europa.
Una penetrazione che non si arresta, anzi è in aumento, mentre a Ginevra le fazioni rivali hanno accettato di trattare tra loro.
NEGOZIATI IN CORSO. Attraverso l'Onu, gli emissari del Congresso nazionale (l'autoproclamato parlamento islamista di Tripoli) hanno accettato di trattare con il parlamento esiliato a Tobruk: c'è un accordo sulla sede in Libia, neutrale e segreta, per «proseguire le trattative». E l 'inviato delle Nazioni unite, Bernardino Leon, intravede «speranze concrete».
SERVE UN INTERVENTO. Ma per Karim Mezran, esperto italo-libico della regione all'Atlantic Council, oltre ai negoziati, «essenziali per la pacificazione nazionale, serve un intervento internazionale». «La questione non è se intervenire, ma quando», dice a Lettera43.it, al telefono da Washington.

  • Karim Mezran, senior fellow al Rafik Hariri Center for the Middle East dell'Atlantic Council.

DOMANDA. Da sola la Libia non ce la può più fare?
RISPOSTA. I colloqui sono indispensabili, centrali per dare una struttura democratica al Paese, sicuramente un percorso positivo. Ma anche se c'è l'accordo, occorre del tempo per formare un governo di unità nazionale.
D. Mesi di trattative, e intanto?
R. L'esposizione a nuovi attentati, che potrebbero essere più sanguinosi dell'attacco del 27 gennaio. L'Hotel Corinthia era affollato di stranieri, potevano morirne molti di più.
D. Neanche gli islamisti auto-proclamati governatori a Tripoli riescono a controllare il territorio.
R. Neppure Gheddafi riusciva a controllare tutta la Libia, figuriamoci ora. L'Isis si infiltra nelle zone di nessuno. Spazi vuoti che, con le lotte intestine, aumentano sempre più.
D. Si è scritto di stranieri, non libici, autori di attacchi a Bengasi e a Tripoli.
R. Quelli, però, ci sono da un paio di anni. Gente da altri Paesi arabi e dal Sudan, un processo in corso da tempo. Arrivavano come militanti di al Qaeda nel Maghreb islamico.
D. Poi è nato l'Isis.
R. Si rischia una lotta solo tra demoni. Per l'Europa non è accettabile una Libia come la Somalia. Per questo alcuni Paesi chiave, tra i quali l'Italia, devono intervenire.
D. Anche Tripoli è sempre meno sicura. Quanto può reggere?
R. È solo questione di tempo. Per arrestare il terrorismo islamico, prima o poi la comunità internazionale dovrà intervenire in Libia.
D. La Nato ha fermato troppo presto la guerra, nel 2011?
R. Parlando a posteriori possiamo dire di sì. Il Paese non aveva l'ossatura per strutturarsi. Sono prevalse le forze centrifughe.
D. A Bengasi, capitale della Cirenaica, la situazione viene descritta terribile.
R. È una città bloccata, devastata dai combattimenti tra le forze del generale Haftar e le milizie islamiste.
D. Alba libica, che controlla Tripoli, ha stretto una strana alleanza di comodo con i jihadisti di Ansar al Sharia. Dall'altra parte, il parlamento legittimo di Tobruk fa sganciare bombe in Libia da stranieri.
R. Per questo il rischio è di combattere solo tra demoni. Ormai serve l'aiuto militare esterno.
D. Com'è possibile che caccia di «ignota provenienza» (degli Emirati arabi si è scritto) abbiano violato la legalità internazionale, nel silenzio generale?
R. Ormai le basi sono in Libia. Attori altrimenti di punta, come gli Stati Uniti, sono stati incerti sulla linea da seguire, anche sugli sviluppi in Egitto.
D. In Occidente, l'ex generale gheddafiano Haftar, alleato del presidente egiziano al Sisi e guida militare del governo di Tobruk, viene trattato come l'al Sisi libico.
R. Kalifah Haftar è un personaggio discutibile, tra l'altro più spregiudicato di al Sisi. Bisogna capire che ormai non è il parlamento di Tobruk che ha in mano Haftar. Ma è Haftar che ha in mano il parlamento eletto nel 2014.
D. Una guerra tra demoni...
R. La questione, per l'Occidente, è se intervenire in Libia sulla base di un piano prestabilito o in reazione a un evento drammatico, come per esempio un attentato terroristico.

Correlati

Potresti esserti perso