Monedero 150213214615
RIVELAZIONI 13 Febbraio Feb 2015 2159 13 febbraio 2015

Podemos, i legami con il Venezuela di Chàvez

Il numero tre del partito è stato consulente di fiducia del Comandante. Che ha versato 5,2 mln alla Ceps. Ong con tre indignados nel direttivo. Iglesias incluso. 

  • ...

Juan Carlos Monedero.

La strada che porterà la Spagna alle elezioni di novembre è già lastricata di veleno.
Una contesa con il ministero delle Finanze di Madrid sui redditi dichiarati da una società di uno dei leader di Podemos ha acceso i riflettori sui rapporti tra il partito e il governo venezuelano del fu Hugo Chàvez.
Lui è Juan Carlos Monedero, numero tre di Podemos, responsabile del programma e brillante professore di Scienza politica e dell'amministrazione all'Università Complutense di Madrid, ateneo che ha sfornato la cerchia di intellettuali antiliberisti nucleo fondativo del partito. E la disputa fiscale riguarda i proventi della «Caja de Resistencia Motiva 2 Produccions Sl», società creata dal professore nel 2013 e da cui lo stesso Monedero ha ottenuto una retribuzione di 425 mila euro.
RISPARMIO DI 100 MILA EURO SUL FISCO. Il denaro, secondo quanto rivelato il 18 gennaio dal giornale online El Plural, sarebbe frutto del pagamento delle consulenze fornite nel 2010 da Monedero a quattro governi latinoamericani.
Su quei soldi, ha svelato El Mundo, il politologo ha risparmiato 100 mila euro di tasse. Grazie alla creazione della Caja de Resistencia, infatti, ha potuto utilizzare gli incentivi fiscali del governo di Madrid per le aziende che facevano rientrare i capitali.
Risultato: ha pagato 70 mila euro alle casse statali attraverso la società invece che 176 mila come singolo contribuente. Un bello smacco per un partito che ha fatto della lotta all'evasione fiscale una delle sue parole d'ordine. Ma la storia era solo all'inizio.

Monedero: consulenze per Venezuela, Ecuador, Bolivia e Nicaragua

I documenti degli estratti conto di Juan Carlos Monedero, il numero tre di Podemos.

Quando la notizia è trapelata, Podemos si è chiuso a riccio in difesa del suo dirigente: il leader Pablo Iglesias ha detto che tutto era in regola. La responsabile dell'Analisi politico e sociale, Carolina Bescansa, ha aggiunto: «È un delitto avere un'impresa in Spagna? Noi crediamo di no».
Ma le informazioni erano fondate. El Mundo ha rivelato che il 29 gennaio Monedero ha sanato le irregolarità con il Fisco iberico pagando 204 mila euro, le tasse sul reddito del 2013 più la mora per il ritardo. E ora attende indietro i 70 mila euro già versati.
Podemos, da parte sua, ha accusato il ministro delle Finanze di aver fatto filtrare le informazioni per screditare il movimento.
IL PROFESSORE CONTRATTACCA. Lo stillicidio di notizie però non si è fermato. Il 9 febbraio il quotidiano di centrodestra El Mundo titolava: «Monedero accumula 700 mila euro nei suoi tre conti in Spagna».
A quel punto il professore ha risposto pubblicando tutti gli estratti conto e smentendo la notizia.
Secondo i documenti originali, sul conto della Caja de Resistencia sono rimasti 138 mila euro e su altri due aperti da Monedero presso la Triodos Bank sono depositati 67 mila euro, per un totale di 'soli' 205 mila.
Rivolgendosi al ministro delle Finanze Cristobal Montoro, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche Monedero ha attaccato laconico: «Non mi fai paura».
LA BASE CHIEDE SPIEGAZIONI. Ma il caso era già scoppiato: i sostenitori di Podemos hanno iniziato ad affollare i forum online, più indignati di prima.
E hanno trovato sostegno nell'europarlamentare Pablo Echenique, rappresentante di una minoranza interna al movimento e sfidante del candidato di Iglesias per le 'primarie' dell'Aragona: «È normale che chiedano chiarezza».
Tutte le formazioni politiche spagnole, dal Partito popolare a Izquierda Unida, si sono allineate nella richiesta di spiegazioni e negli attacchi alla dirigenza degli indignados. Monedero ha risposto dalle pagine di Publico.es, giornale vicino al movimento.
FONDI PER LA TRASMISSIONE DI IGLESIAS. Stando alle sue dichiarazioni, il denaro proveniva da una consulenza svolta per i governi di Venezuela, Ecuador, Bolivia e Nicaragua sulla possibilità di creare una moneta unica per l'Alba, l'alleanza bolivariana delle Americhe. Uno studio di due anni, per il quale avrebbe ricevuto circa 200 mila euro all'anno. E il professore avrebbe creato la società semplicemente per fatturare quel lavoro.
La maggior parte di quei fondi sono stati utlizzati per finanziare la trasmissione La Tuerka che ha reso celebre Iglesias e dalla quale ha preso il via l'avventura di Podemos: «Sarà sconvolto», ha detto Monedero al giornalista, «vinciamo perché spendiamo soldi per cambiare il nostro Paese».

Ceps, la fondazione ha ricevuto 5,2 milioni dai governi sudamericani

Il leader di Podemos Pablo Iglesias vicino ai dirigenti del movimento. Il quarto da destra è Inigo Errejon già membro della fondazione Ceps. Il terzo da destra è Juan Carlos Monedero.

Il professore ha lavorato a lungo per l'esecutivo chavista. La sua carriera si è sviluppata tra l'università Complutense di Madrid, dov'è direttore del dipartimento di governo e politica pubblica, la Humboldt di Berlino, altra culla del pensiero politico critico, e una serie di atenei sudamericani, come la Universidad bolivariana y central del Venezuela.
A Caracas, centro del bolivarismo socialista e populista latinoamericano, ha ricoperto incarichi di prestigio diventando responsabile della formazione dei quadri tecnici e politici del Centro Internacional Miranda, agenzia del ministero dell'Educazione venezuelano deputata ad «approfondire i principi della rivoluzione chavista».
Per i detrattori di Chàvez l'organismo di «propaganda del regime».
STIPENDIO DI 5 MILA EURO AL MESE. Il compito di Monedero, recita il curriculum pubblicato sul suo sito personale, era quello di «aumentare la capacità istituzionale e politica dei funzionari pubblici di Venezuela e Ecuador».
Secondo il quotidiano Abc (cattolico e monarchico) quella posizione fu pagata dai 4.300 ai 5.200 euro al mese.
Ma non sono questi gli unici flussi di denaro in arrivo da Caracas a essere finiti sotto la lente della stampa spagnola.
PAGAMENTI INTENSIFICATI DAL 2013. Già il 26 gennaio El Mundo aveva diffuso la notizia che il governo del Venezuela aveva versato a Podemos altri finanziamenti attraverso la Fondazione Centro Studi Politici e Sociali (Ceps) di Valencia. La fonte delle informazioni? I servizi di sicurezza spagnoli.
L'11 febbraio il giornale finanziario El Economista ha rilanciato: «I governi di Venezuela e Ecuador hanno pagato all'organizzazione senza fondo di lucro 1,5 milioni di euro negli ultimi due anni». E ancora: «Se dal 2002 al 2012 l'organizzazione ha ricevuto 3,7 milioni di euro dal regime di Chàvez, i pagamenti si sono intensificati dal 2013, in vista della creazione del nuovo partito».
In realtà la notizia dei 3,7 milioni di euro arrivati alla fondazione era già stata pubblicata da El Pais, giornale vicino ai socialisti iberici, il 17 giugno 2014. E non proveniva da fonti della sicurezza, ma semplicemente dal registro delle fondazioni del ministero della Cultura spagnolo.
DIRIGENTI DI PODEMOS NEL DIRETTIVO. La Ceps ha come missione il sostegno a politiche di ridistribuzione della ricchezza, offre consulenze ai governi latinoamericani, ma anche all'esecutivo spagnolo e all'autonomia di Valencia.
Per alcuni anni, secondo El Pais, il denaro venezuelano ha rappresentato oltre l'80% delle entrate della Ceps.
Nel direttivo della fondazione hanno seduto tre pesi massimi di Podemos: il responsabile campagne Íñigo Errejón, il numero due Luis Alegre Zahonero e soprattutto il leader Iglesias, ai vertici dal 2008 a oggi nonché «responsabile delle analisi strategiche della presidenza del Venezuela».
NESSUN LEGAME UFFICIALE. Tra la Ceps e Podemos, però, non c'è alcun legame ufficiale: «Non ha niente a che vedere con noi né con i nostri finanziamenti», ha spiegato Iglesias. «Molte aziende e Ong spagnole fanno affari con il Venezuela. Sia José Bono (ex ministro della Difesa del Psoe, ndr) sia Pedro Morenes (ministro della Difesa del centrodestra, ndr) sono stati incaricati di firmare contratti con l'esercito venezuelano per l'acquisto di armi nel nostro Paese. Vi immaginate un commentatore che dice che li finanziava Chàvez?».

Otero: «Monedero aveva un ufficio nel palazzo presidenziale di Chàvez»

Hugo Chávez.

Oggi nomi e cifre sono tornati alla ribalta, in una guerra di propaganda, stampa e tribunali che sta coinvolgendo le due rive dell'Atlantico.
Il 4 febbraio l'ong spagnola Mani Pulite ha denunciato Podemos, accusandolo addirittura di collaborazione con «gruppi criminali», di delitti societari e di creazione di documenti falsi.
Al centro della denuncia, secondo El Mundo, ci sarebbero presunte sovvenzioni ricevute da enti e personalità internazionali legate al Venezuela e al regime iraniano.
L'8 febbraio Miguel Henrique Otero, direttore del quotidiano venezuelano antichavista El Nacional, ha raccontato a El Pais che Monedero aveva un ufficio nel palazzo presidenziale di Chàvez, abitava nella via di Caracas dove risiedono i funzionari cubani ed era conosciuto come il «guru spagnolo».
«FONDI PER CREARE IL PARTITO?». Il 12 febbraio José Alberto Zambrano, dirigente del Comitato dell'organizzazione politica elettorale indipendente - formazione di ispirazione centrista e conservatrice -, ha annunciato di essere pronto a denunciare il movimento degli indignados anche alla giustizia venezuelana: «Se sono state consulenze che mostrino i contratti», ma se sono soldi usati per «creare una nuova organizzazione politica va contro la legge spagnola per il finanziamento ai partiti, che proibisce fondi stranieri».
Zambrano era appena rientrato da un incontro a Madrid con i membri del Partito popolare spagnolo.

Correlati

Potresti esserti perso